Infantino rompe il silenzio sul Mondiale 2026 e attacca i critici

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Il presidente della FIFA difende il Mondiale 2026, attacca i critici e ignora le polemiche su visti, Balogun, arbitri e prezzi dei biglietti

A otto giorni dalla finale del Mondiale 2026, vinto dalla Spagna contro l’Argentina dopo i tempi supplementari, Gianni Infantino è tornato a parlare pubblicamente. Il presidente della FIFA ha scelto la pubblicazione di una lettera, e non una conferenza stampa, per tracciare il bilancio della competizione organizzata tra Stati Uniti, Canada e Messico. Nel lungo messaggio il numero uno del calcio mondiale ha rivendicato il successo dell’evento, definendolo una celebrazione dell’umanità, ma ha anche risposto duramente alle polemiche che hanno accompagnato il torneo, dai visti negati alle contestazioni arbitrali, fino alle accuse rivolte all’organizzazione.

“Un Mondiale che ha celebrato l’umanità”

Nel suo messaggio, Infantino ha parlato di un’edizione capace di “celebrare l’umanità nel migliore dei modi”, sottolineando come milioni di tifosi abbiano vissuto il torneo “in sicurezza e felicità”. Il presidente della FIFA ha inoltre esaltato la collaborazione tra Messico, Canada e Stati Uniti, sostenendo che i tre Paesi abbiano lavorato insieme per garantire lo svolgimento della manifestazione anche in uno scenario internazionale piuttosto complesso.

Tra i passaggi più significativi c’è anche il riferimento all’Iran, con Infantino che ha evidenziato come la nazionale sia riuscita a entrare negli Stati Uniti “senza incidenti o conflitti”, definendo il Mondiale un esempio di dialogo, unità e cooperazione internazionale. “Alla FIFA non potremmo essere più orgogliosi o emozionati nel vedere questi momenti di amore, gioia e unità”, ha scritto il presidente.

L’attacco ai giornalisti e la difesa della FIFA

Accanto ai toni celebrativi, non sono mancate le stoccate verso chi ha criticato la gestione della competizione. Infantino ha preso di mira in particolare parte della stampa internazionale, accusando “chi, dietro una penna o uno schermo, diffonde odio e false voci” di alimentare un clima di ostilità attorno al torneo.

Il presidente della FIFA ha contestato anche il modo in cui sono stati raccontati i problemi legati ai visti d’ingresso negli Stati Uniti, sostenendo che l’attenzione si sia concentrata sui pochi casi di rifiuto, ignorando invece “i milioni di richieste approvate”. Nello stesso intervento ha difeso anche l’operato degli organi disciplinari e degli arbitri, affermando che le decisioni finite al centro delle polemiche rientrano in dinamiche già presenti “in alcune delle più grandi leghe del mondo”.

Le polemiche rimaste senza risposta

Infantino non ha invece affrontato alcune delle polemiche che hanno accompagnato il Mondiale. Nel suo messaggio cita Haiti come esempio di una nazionale capace di sorprendere tutti sul campo, senza però ricordare che, pochi giorni prima dell’esordio, la FIFA aveva chiesto alla federazione caraibica di modificare la maglia per la presenza di un’illustrazione ritenuta politica. Restano inoltre senza risposta le critiche sulle restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti che hanno coinvolto diversi Paesi, tra cui Haiti, Senegal e Uzbekistan, così come il caso dell’arbitro somalo Omar Artan, respinto all’ingresso nonostante fosse stato designato per dirigere alcune gare del torneo.

Il presidente della FIFA non ha inoltre fatto riferimento al caso Balogun, legato alla revoca della squalifica del centravanti statunitense, una decisione che aveva sollevato numerose discussioni e sulla quale, secondo alcune ricostruzioni riportate dalla stampa internazionale, avrebbe pesato anche una telefonata del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Nessun accenno, infine, alle polemiche sul prezzo dei biglietti e alle contestazioni che hanno accompagnato l’organizzazione della competizione.

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