Inghilterra, l’ultima scusa di Tuchel che non si pente, non lascia la panchina e sfida mezzo paese, Trump compreso

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Il ct tedesco allontana l’idea delle dimissioni, sordo alle critiche che gli stanno arrivando da ogni dove, gli alibi del caldo e della stanchezza

Da quella panchina non ha alcuna intenzione di alzarsi. Tomas Tuchel non conosce il senso della parola autocritica, non si sente colpevole del ko con l’Argentina e ribadisce che intende restare il ct dell’Inghilterra nonostante mezzo paese sia apertamente contro di lui. Stasera in palio c’è solo il terzo posto nella finalina contro la Francia ma da lì vuol ripartire il tecnico tedesco che ha ammesso che c’è ancora un divario visibile tra l’élite mondiale e l’Inghilterra, insistendo con sfida che i suoi detrattori non cambieranno la decisione di rimanere come allenatore.

Tuchel ha ricevuto un’ondata di critiche per il modo in cui ha affrontato l’ultima mezz’ora della dolorosa sconfitta per 2-1 in semifinale dei Mondiali di mercoledì contro l’Argentina. Ci sono state richieste affinché la FA si separi dal tedesco, che ha insistito che il suo compito in vista degli Europei casalinghi 2028 è trovare un livello in più per competere con i migliori in situazioni di pressione: “Questo è il mio dolore, il dolore dei giocatori’, ha detto Tuchel prima della partita per il terzo posto di sabato contro la Francia. ‘È la nostra cicatrice che portiamo. È una sconfitta molto dolorosa e dobbiamo conviverci. Non i critici, gli esperti, non le nostre famiglie. Lo supereremo. Crediamo di potercela fare. Abbiamo fiducia. Credo ancora che altre tre nazioni, Francia, Spagna e Argentina, siano sopra di noi e possono vincere. Noi nn ci siamo ancora.

Per Tuchel l’Inghilterra paga decenni senza vittorie

“C’è ancora un vuoto da colmare – continua – Questo è quello che faremo, a partire dalla Francia. Dobbiamo giocare meglio sotto pressione. Abbiamo ancora un altro livello da raggiungere. Da lì si parte. Il divario c’è a causa dei titoli che hanno vinto come nazioniali. Quello che hanno costruito nel corso di molti anni. Abbiamo cose da migliorare. Non c’è molto spazio per il dramma. Se bisogna giocare al gioco delle colpe, allora ok, puoi farlo, ma io scelgo di non partecipare”. E quando un John Stones che era seduto al suo fianco, emozionato, ancora abbattuto, ha detto di non essere riuscito a elaborare la sconfitta dopo quella che probabilmente è stata la sua ultima apparizione ai Mondiali, Tuchel ha preso la palla al balzo per rafforzare la sua idea che il DNA del paese non fosse paragonabile a quello di Spagna e Argentina.

La risposta a Trump

Tuchel ha espresso disapprovazione su tutte le domande un po’ polemiche, liquidando anche le critiche di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’errore dell’Inghilterra contro l’Argentina è stato quello di portare Harry Kane in difesa, dicendo: ‘Hanno preso il loro miglior giocatore e l’hanno messo in difesa.’: “È quello che fai se difendi in un blocco”, ha risposto Tuchel.

Tuchel non si pente e non si dimette

Sulle dimissioni è chiarissimo il ct: “Non potrò mai cambiare idea sul fatto che io voglia continuare o meno. Potete vedere con John quanto sia doloroso. Dopo lo shock iniziale, il dolore si fa sempre più forte. Anche se non vogliamo ammetterlo perché sembra una scusa, la partita in 10 uomini in Messico, l’altitudine, la notte insonne e poi la Norvegia, ci sono costati più di quanto pensassimo. L’unità costruita in queste sei settimane non è in discussione. Se mi chiedete se mi pento delle mie decisioni, la risposta è no. Ho sentito che eravamo diventati troppo passivi, ho sentito che l’inerzia della partita si era spostata ma io ho cercato di aiutare e supportare. Ho preso diverse decisioni fidandomi del mio istinto, della mia intuizione e della mia esperienza. Non abbiamo ottenuto il risultato sperato, quindi mi assumo la responsabilità. Le decisioni si prendono sotto pressione. Si tratta di allenare in diretta, durante la partita. Mi pentirei se non avessi reagito”.

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