Finale inedita per i Mondiali, un solo precedente in coppa del Mondo 60 anni fa, la sfida annullata a marzo per la coppa campioni e il duello più suggestivo
La Spagna è un meccanismo quasi perfetto, in tutti questi Mondiali ha subìto un solo gol, non perde una partita ufficiale dal 2023: è arrivato a 37 partite consecutive senza nemmeno una sconfitta eguagliando il record dell’Italia allenata da Roberto Mancini, che tra il 2018 e il 2021 è arrivato a 37 partite senza una sconfitta e punta a superarlo sabato. Sta ritrovando il miglior Yamal ed è favorita in finale. Come e perché dovrebbe perdere contro l’Argentina in una finale inedita nella storia dei Mondiali?
Quanta fatica per l’Argentina
Alla finalissima di New York l’Albiceleste ci è arrivata con l’affanno, un po’ di paura e tanta sofferenza. Tutto facile in un girone morbido come l’ovatta (3-0 all’Algeria, 2-0 all’Austria e 3-1 alla Giordania con Messi superstar) ma dagli ottavi in poi non c’è stata una sola vittoria agevole. Con la cenerentola Capo Verde, al debutto assoluto ai Mondiali, c’è volutoun autogol di Diney Borges arrivato su un calcio d’angolo battuto da Messi al minuto 111, ai supplementari per passare il turno (3-2). Agli ottavi ancora peggio: l’Argentina se l’è vista brutta quando Mostafa Zico ha portato l’Egitto sul 2-0 al 67′, ma i campioni in carica hanno acciuffato nel finale gli africani con i gol di Cristian Romero e il solito Messi, che si è riscattato dopo aver sbagliato il rigore nel primo tempo, Nei minuti di recupero è stato Enzo Fernandez a completare la clamorosa rimonta e far scoppiare la festa per l’Argentina con un gol di testa su un bellissimo assist di Lautaro Martinez tra la rabbia e le polemiche degli egiziani.
Con la Svizzera ancora suspence: 3-1 ai supplementari in 11 contro 10 per il rosso a Embolo. Poi la remuntada folle con l’Inghilterra con Enzo Fernandez e Lautaro a buttare giù dalla torre i Tre Leoni. In pratica in tutti gli scontri diretti la Scaloneta ha sudato e sofferto fino alla fine. Come può far paura all’invincibile armata spagnola? La medaglia ha due lati. Se ci possono essere similitudini la nazionale di Maradona, trascinata al trionfo nell’86 in Messico e alla finale poi persa con la Germania a Italia ’90 quando oggettivamente giocava meno bene, dall’altro c’è la suggestione di un destino diverso.
Il passaggio di consegne Messi-Yamal
Questa Argentina non è bella ma ha un carattere d’acciaio: in campo non si fa scrupoli, morde, sputa, graffia, sgomita, scalcia, provoca. Conta vincere e basta, in ogni modo e con ogni mezzo. Dove non arrivano le magie di Messi ci pensano la sostanza di un centrocampo granitico e di una difesa che randella senza pietà. E anche la rinascita di Lautaro è un fattore determinante. E c’è lui. C’è Leo. Che non intende passare il testimone a Yamal. Il re rivuole la sua corona, per il babytalento spagnolo ci saranno altre vetrine e altri Mondiali. Messi è all’ultimo e dopo aver rotto il tabù nel 2022 vuole entrare nell’Olimpo coppa in mano.
Oyarzabal l’uomo in più della Spagna
Per riuscirci l’Argentina spezzare il possesso spagnolo, dovrà addomesticare con le buone e con le cattive Yamal, dovrà frenare gli slanci di Cucurella e dovrà curare meglio la difesa. Sì perché la Spagna sulla carta non ha un vero centravanti ma sul campo è come se ne avesse 4 o 5 e su tutti Mikel Oyarzabal che ha già inciso il suo nome nella storia della nazionale spagnola. Con cinque gol durante il torneo (una doppietta contro l’Arabia Saudita ad Atlanta, un altro gol contro l’Austria a Los Angeles e il gol del vantaggio contro la Francia a Dallas), ha eguagliato Butragueño (1986) e David Villa (2010) come miglior marcatore di sempre della nazionale in un Mondiale e ha ancora un’occasione per assicurarsi il primato in solitaria. Oyarzabal, con 30 gol in 60 presenze con la nazionale, è il primo giocatore a segnare 14 reti in una singola stagione con la maglia della nazionale. Ci è riuscito in sole 15 partite. Numeri incredibili che sicuramente si scambierebbero per la possibilità di sollevare il trofeo più ambito questa domenica a New York.
I precedenti tra Spagna e Argentina
Le due squadre si incontrarono per la prima volta nel 1952. L’Argentina vinse 1-0 in trasferta contro la Spagna, e poi si impose con lo stesso punteggio nella rivincita del 1953. Spagna e Argentina si sono incontrate solo una volta ai Mondiali. Quella partita si è disputata nella fase a gironi del 1966, quando la squadra sudamericana si impose per 2-1. La Roja ha il sopravvento negli ultimi cinque incontri, con tre vittorie e due sconfitte. La Spagna ha vinto 2-1 nel 2006 e nel 2009, e si è assicurata una vittoria per 6-1 nel 2018. L’Argentina ha risposto con una vittoria per 4-1 a Buenos Aires nel 2010. Messi, Gonzalo Higuain e Carlos Tevez andarono tutti un segno in quella partita, che si svolse pochi mesi dopo la vittoria della Spagna ai Mondiali.
La sfida per la coppa campioni mai giocata
L’incontro più recente tra le due squadre si è svolto nel marzo 2018. La Spagna ha vinto 6-1 a Madrid, con Isco autore di una tripletta. La finale dei Mondiali del 2026 sarà il primo incontro ufficiale tra le due squadre in 60 anni. Quella tra Spagna e Argentina sarà anche la prima finale tra la squadra campione d’Europa in carica e quella campione del Sud America in carica. E proprio in virtù di questi recenti successi queste due nazionali, in realtà, si sarebbero già dovuti incrociare in una finale lo scorso marzo. La partita valida per l’assegnazione della Coppa dei Campioni CONMEBOL-UEFA sarebbe dovuta andare in scena il 27 allo stadio Lusail in Qatar, ma lo scoppio della guerra d’Iran in Medio Oriente il 28 febbraio 2026 portò inizialmente le due confederazioni a decidere di spostare la sede.
Qualche giorno più tardi si è passato però direttamente dallo spostamento all’annullamento. La federazione argentina si è infatti opposta all’iniziale decisione di disputare il match al Santiago Bernabeu di Madrid perché, a quel punto, la Spagna avrebbe giocato in finale. Si è discusso per qualche giorno anche della possibilità di disputarla al Meazza di Milano o al Da Luz di Lisbona, salvo poi arrivare alla conclusione che sarebbe stato meglio annullare il match.

