
Una variegata carriera a tutti i livelli, dalla Serie C alla Serie A, passando dalla Premier League alle sei apparizioni con la maglia azzurra della Nazionale, David Di Michele ha lasciato una traccia del suo passaggio in tutte le piazze vissute nel corso degli anni. Da Foggia a Lecce, da Reggio Calabria alla Londra Hammers, da Palermo a Salerno, Re David ha raccolto ben 624 presenze, nella quale ha realizzato ben 170 reti, durante gli oltre vent’anni trascorsi sui campi.
In esclusiva ai nostri microfoni, l’ex attaccante di Guidonia ha parlato del suo passaggio in cadetteria, soprattutto nelle fasi iniziali, prima di passare a temi di maggiori attualità come il futuro del Palermo, l’approdo di Bernardo Corradi in blucerchiato, la Salernitana e il Mondiale nordamericano, attualmente in corso.
Di Michele: “Foggia e Salerno due tappe fondamentali per la mia carriera. L’infortunio di Amauri fermò la nostra corsa a Palermo”
Lei ha iniziato in Serie B, vestendo la maglia del Foggia, che cosa è stata la cadetteria per lei?
“Un’esperienza sicuramente positiva, la mia prima dopo la Serie C. Sono arrivato in un Foggia reduce dall’era Zeman e da anni meravigliosi trascorsi in Serie A. Approdare in una piazza che aveva fatto così bene, sebbene fosse appena retrocessa, ha rappresentato un passo importante per la mia carriera, in un campionato di altissimo livello. Nel mio primo anno in Serie B ho affrontato squadre storiche come il Torino di Ferrante e Bonomi, il Vicenza di Schwoch e Di Carlo, il Cagliari di Muzzi e O’Neill e molti altri grandi campioni. Era una sorta di Serie A2, un livello che credo oggi non esiste più. L’esperienza a Foggia si è rivelata un grande trampolino di lancio che mi ha dato la possibilità di approdare, successivamente, nella massima serie.”
Subito dopo, per l’appunto, è arrivata la pagina Salerno.
“Salerno per me è stata una piazza fondamentale, sia per la carriera sia a livello umano. Lì ho lasciato un ricordo bellissimo, e il sentimento è reciproco. Alla Salernitana ho realizzato 23 gol in Serie B che mi hanno permesso di giungere sul grande palcoscenico. Subito dopo sono andato a Udine, dove sono passati giocatori come Amoroso, Bierhoff e Giannichedda. Lì ho avuto la possibilità di conoscere il panorama internazionale grazie alla Coppa UEFA e alla Champions League, traguardo che raggiungemmo per la prima volta nella storia del club. Sono cose che restano e che nessuno può togliermi”.
Subito dopo arriva Palermo. Cosa è stato il capitolo siciliano della sua carriera?
“Sono arrivato a Palermo dopo un periodo travagliato a Udine, trovandomi in una squadra di alto livello, sia negli anni precedenti – con Toni, Barone, Grosso, Corini – sia al momento del mio approdo – con Brienza, Santana, Simplicio, Amauri e tanti altri. È stato un anno e mezzo importantissimo. Nei primi sei mesi abbiamo raggiunto la qualificazione in Coppa UEFA. Nell’anno successivo siamo partiti benissimo, arrivando a novembre a essere primi in classifica insieme all’Inter. L’infortunio di Amauri, fino a quel momento in una condizione stratosferica, ha creato un po’ di caos ed è andata diversamente. Ho ricordi bellissimi, è una città fantastica che spero ritorni dove merita di stare.”
Di Michele: “Al Palermo servirà costanza”
Mi lego a Palermo e le faccio una domanda sui siciliani. Un suo giudizio sulla stagione appena conclusa dai rosanero e cosa si aspetta dal prossimo campionato?
“Quest’anno ci aspettavamo un Palermo che lottasse per vincere il campionato. Ha avuto degli ostacoli durante l’arco dell’anno che ne hanno compromesso la stagione. In virtù di un Venezia straripante, un Monza non partito benissimo e un Frosinone autore di un campionato incredibile, non sono riusciti a centrare l’obiettivo. Nei play-off si sono ritrovati avanti la squadra più in forma di tutte, ovvero il Catanzaro, sia sotto il piano mentale che fisico e sono usciti. Mi auguro che il Palermo possa fare un grande annata per tornare in Serie A. È una tifoseria che lo merita”.
Cosa andrebbe ritoccato e su cosa sarà necessario lavorare per raggiungere la promozione?
“Secondo me è mancata continuità nei risultati, fondamentale per la Serie B. Senza si rischia di perdere terreno. È un campionato in cui con due vittorie si è in zona play-off e con due sconfitte si è dalla parte opposta. La squadra più costante è quella più avvantaggiata. Prendiamo il caso della Salernitana di qualche anno fa, è riuscita a raggiungere la promozione grazie alle 10 vittorie e un pareggio messi in linea durante le ultime undici giornate. La costanza è la chiave per vincere il campionato”.
Di Michele: “Corradi ha un bagaglio importante”
In questi giorni è stato ufficializzato Bernardo Corradi sulla panchina della Sampdoria. Cosa si aspetta dal nuovo tecnico blucerchiato?
“Bernardo Corradi ha un’esperienza e un bagaglio importante. Da Massimiliano Allegri avrà soltanto potuto imparare. È stato accanto ad un tecnico vincente, sia a livello caratteriale che mediatico e dialettico. Arriva in una piazza che vive di calcio che ha voglia di riscatto dopo questi ultimi anni negativi, soprattutto sotto il piano societario. È una bella patata bollente, ma anche un grande sfida. Mi auguro che possa far bene per lui e per la Sampdoria, con una tifoseria importante, che ha fatto grandi cose nel campionato italiano”.
Di Michele: “La Nazionale è stata motivo di orgoglio. La maglia azzurra non si rifiuta mai. In Italia siamo ostaggi del risultato”
Lei ha vissuto un periodo di una nazionale fiorente, nella fase immediatamente precedente e successiva al Mondiale 2006. Che ricordi ha in maglia azzurra? Cosa bisogna cambiare per ritrovarsi nuovamente a competere per tornei importanti?
“Per me la nazionale è stata qualcosa di importante. In quel periodo si avevano giocatori di assoluto livelli come Di Vaio, Del Piero, Totti, Vieri, Inzaghi e tanti altri. Raggiungere la nazionale, giocare e rientrare tra i cinquanta papabili per una convocazione al Mondiale di Germania è stato un grandissimo traguardo. Tanto difficile, ma molto apprezzato. È stata un’esperienza unica. Essere a contatto con campioni e avere la possibilità di confrontarsi con loro per me è stato un motivo di orgoglio. Oggi è molto più complesso. Se non si fanno riforme per aumentare il numero di italiani nel campionato si farà sempre fatica. C’è stato un ricambio generazionale, ma con tanti stranieri si rischia di fare brutte figure come l’assenza a tre Coppe del Mondo consecutive”.
Cosa è mancato a questa nazionale per accedere al Mondiale?
“L’esperienza di gestire alcune partite, la fortuna, che è sempre importante, e anche un po’ di confusione con cambio allenatore e tante situazioni. Ci sono stati giocatori che si sono rifiutati per screzi con il tecnico. Io penso che alla Nazionale non si debba mai rinunciare; il torto, in questo caso non viene fatto all’allenatore, ma a tutti gli italiani. La non si rifiuta la maglia azzurra, ma neanche se ci si ritrova il peggior nemico al comando”.
Lei ha giocato in Inghilterra, dove la percentuale di stranieri presenti in Premier League non è dissimile a quella italiana.
“In Inghilterra i giovani vengono lanciati subito. C’è un coraggio diverso, una mentalità diversa, così come in Francia, in Germania e in Olanda. Bisogna buttare dentro i ragazzi, anche a 15 o 16 anni. In Inghilterra ha esordito un 2010. In Italia bisogna essere un fenomeno assoluto, come ad esempio Totti, per giocare a 16 anni. Oggi non abbiamo esordienti di quella età nelle grandi squadre. Loro mettono in atto questo sistema senza pensare al finale. In Italia siamo ostaggi del risultato”.
Di Michele: “La mia favorita resta l’Argentina”
La sua favorita per questa Coppa del Mondo?
“L’Argentina. Anche se c’è sempre qualcosa sorpresa dietro l’angolo. Non saprei chi potrebbe essere. È un Mondiale anomalo”.
Di Michele: “Salernitana? Per vincere la C servono uomini. Spero di tornare presto in panchina”
Mi sposto a Salerno. Dove può arrivare la squadra di Cosmi?
“Faccio il tifo per la Salernitana, con il quale ho un legame incredibile. Mi auguravo che già nell’anno appena concluso potesse tornare in Serie B tramite i play-off, pensando che potesse giocarsela con l’Ascoli, ma così non è stato. Oggi spero possano costruire una squadra che vada subito a competere per la promozione. Per vincere un campionato come il Girone C di Serie C servono uomini, prima che giocatori, tutte le componenti allineate e una programmazione oculata. Cosmi l’ho incontrato alla festa della Salernitana e rinnovo il mio in bocca al lupo affinché possa riportare il club nuovamente dove è giusto che sia”.
Ha allenatore in Eccellenza di Puglia a Ugento. Quali sono i piani per il suo futuro?
“Sì, ho allenato a Ugento fino a novembre. Sono andato via per motivi societari, promesse non mantenute e cose varie. Oggi sono alla ricerca di una squadra, ho parlato con alcuni club e mi auguro di tornare ad allenatore al più presto. La mancanza del campo mi toglie l’aria”.

