Glasner, Jaissle, Amorim e Pochettino si giocano il Diavolo. Idee, tattica e approccio: Cardinale esamina, valuta e… interroga i candidati. Ne dovrà uscire il nome più forte possibile agli occhi dello spogliatoio
Da un lato c’è la missione “concettuale”. Dall’altro quella tecnica. Il Milan che sfoglia la margherita alla ricerca dell’allenatore capace di avviare davvero un ciclo – Fonseca, Conceiçao e Allegri, ovverosia gli ultimi tre, non ci sono riusciti -, deve riuscire a mettere insieme le due esigenze. Quella concettuale è semplice nella filosofia, ma evidentemente complessa nell’applicazione: il club, in questo periodo di frenetica ricerca tra una videocall e l’altra, ha ben chiaro in testa come l’obiettivo finale sia consegnare al mondo rossonero – e allo spogliatoio, in particolare – un tecnico forte. Cioè: non semplicemente valido nel suo lavoro, ma che parta da una posizione solida. Autorevole e allo stesso tempo sorretto da tutte le componenti del club. Per fare un esempio concreto: mai più un altro caso Fonseca, arrivato come seconda scelta (dopo il balletto surreale con Lopetegui) e quindi già debole in partenza. Il problema è che, ora come ora, il fatto che sia in atto un casting con più nomi induce a pensare che un nome veramente forte rispetto agli altri in realtà non ci sia. Altrimenti sarebbe già stato individuato e portato a Milanello. Ad ogni modo in questo momento sono quattro i profili attenzionati: Glasner (quotazioni in ribasso, però), Jaissle (nome sul taccuino da tempo), Amorim (pista più recente) e Pochettino (più sullo sfondo, ma da tenere ancora in considerazione). Le linee guida aziendali: serve un allenatore con un gioco offensivo, votato all’attacco, “alla Fabregas”, bandito il 3-5-2 allegriano.
glasner
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Lui vorrebbe fortemente il Milan. Tanto da aver già rifiutato un paio di proposte, in particolare quella del Feyenoord. È il tecnico con cui il club ha fin qui avuto più colloqui e contatti, anche se negli ultimi giorni la pista si è raffreddata. Glasner è fra i papabili perché ha iniziato l’esperienza in panchina a Salisburgo, nell’ambito di quel mondo Red Bull dove il calcio offensivo e un certo modello di gioco e di gestione sono diventati presto l’unica religione (di cui Rangnick è il massimo sacerdote). In realtà non utilizza la difesa a quattro, ma si affida a un 3-4-2-1 comunque aggressivo e “fluido” (definizione del tecnico stesso), che diventa spesso e volentieri un 4-4-2. In base ai giocatori attualmente in rosa (o meglio: in base a chi potrebbe rimanere), un sistema col doppio trequartista sarebbe sulla carta decisamente interessante con Pulisic e Nkunku dietro il centravanti. Inoltre punta molto anche sull’aggressività degli esterni, le sue sono squadre piuttosto verticali. Sarebbe un cambio tattico totale rispetto ad Allegri. Dei quattro candidati, Oliver è il più vincente in campo internazionale.
jaissle
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Anche nel suo caso si resta nell’alveo della forte impronta Red Bull. Quindi pressing molto offensivo, ovvero andare a difendere nella metà campo altrui, recupero palla il più rapido possibile. Il tecnico tedesco non è un maniaco del singolo sistema di gioco e, come Glasner, non ha problemi a modificare lo spartito. Ma parte comunque da una linea difensiva a quattro, che viene per lo più declinata in 4-3-3 e 4-3-1-2. La sua filosofia di gioco è dinamica, potremmo definirla poco “paziente”: il possesso è sempre finalizzato alla verticalizzazione, spesso per vie centrali. La sua tipologia di giocatori preferita è quella alla Pulisic, ovvero la ricerca degli spazi tra le linee. Constatazione banale, ma Jaissle esige ritmi molto alti e squadre cortissime: il rovescio della medaglia è che se salta una linea di pressione, dietro si aprono voragini. Dei quattro candidati, è sicuramente il più fresco come idea di gioco.
amorim
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Occorre ovviamente cercare di andare oltre la sua ultima avventura, conclusa malamente sulla panchina del Manchester United. Il portoghese è stato inserito nella short list di via Aldo Rossi perché ha un’idea di calcio molto offensiva. Anche lui, come Glasner, parte da una difesa a tre con uno sviluppo che va dal 3-4-2-1 al 3-4-1-2. Il filo rosso che lo lega agli altri competitor per la panchina del Milan è sempre lo stesso: baricentro alto, aggressività, riconquista immediata della palla. Nel suo caso, così come per Glasner, hanno particolare importanza gli esterni. È un calcio molto intenso che tende a cercare gli spazi fra le linee e necessita di una tecnica media abbastanza importante (un fattore rilevante, questo, nell’ambito di una rosa che mediamente non eccelle in questo senso).
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pochettino
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Con l’argentino, si torna al 4-2-3-1 o al 4-3-3. Filosofia di gioco magari meno visionaria e innovativa, ma con i giocatori giusti l’attuale ct degli Usa sa sviluppare un calcio molto aggressivo e propositivo. Fondamentali gli esterni d’attacco. Pochettino, come i suoi colleghi presenti nella lista di Cardinale, ama il calcio verticale ma, allo stesso tempo, è fra tutti quello più attento all’equilibrio. Attaccare la profondità, sì, ma mantenendo le spalle coperte e soprattutto con una squadra che in entrambe le fasi non smette mai di muoversi. Non c’è semplice attesa del gioco avversario, ma occupazione degli spazi più corretti per riconquistare il pallone. La fase offensiva si distingue anche per una certa libertà tattica lasciata ai suoi interpreti, situazione decisamente interessante osservando la fantasia di alcuni giocatori rossoneri. Dei quattro candidati Pochettino è sicuramente il più abituato ai grandi palcoscenici.
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