L’ex capitano dell’Inter sul torneo che attende la “sua” Argentina: “La gente non vuole vincere a tutti i costi, vuole sentirsi orgogliosa. Il tridente lo vedo bene: Lauti con Messi e Julian Alvarez. Mi fido del toro, può fare un grande mondiale”
Sta preparando la valigia: destinazione Kansas City. Per rappresentare la Fifa, che gli ha offerto un ruolo dirigenziale nel settore Responsabilità Sociale, ma anche per tifare. Come in Qatar, quando entrò in campo per festeggiare il Mondiale vinto insieme a tutta la famiglia. Javier Zanetti, vice presidente dell’Inter, sogna un’altra notte indimenticabile a New York, il 19 luglio.
Arrivare in America da campioni del mondo è soltanto un onore o anche una responsabilità?
“Tutt’e due le cose. È un onore perché il ricordo del Qatar non si è affievolito in quattro anni ed è una responsabilità perché i vincitori di un Mondiale devono sempre onorare il titolo. Ma io al ragionamento aggiungerei una terza parola, la più importante”.
“Opportunità. L’Argentina ha l’occasione di entrare nella storia del calcio confermandosi campione. Dal 1962 in poi (il Brasile, ndr) non c’è riuscito più nessuno. Godiamoci l’ipotesi”.
Siete ancora i più forti?
“Non lo so. Sicuramente non vedo una nazionale superiore, neppure la Francia che pure potrebbe schierare due squadre senza perdere competitività. Vedo bene anche la Spagna, che non a caso ha vinto l’Europeo, e poi il Portogallo: non se ne parla ma non va sottovalutata”.
Alla fine del Mondiale un argentino sarà felice se…
“Se la squadra sarà rimasta in corsa fino alla fine. La nostra gente non pretende di vincere sempre: vuole sentirsi orgogliosa”.
La gente non vuole vincere a tutti i costi, vuole sentirsi orgogliosa. Vogliamo vivere il sogno di entrare nella storia: dobbiamo crederci”
Messi ha recuperato dall’infortunio e ha segnato su rigore all’Islanda. Come sta?
“Sta benissimo, è pronto. L’ho sentito un po’ di tempo fa e mi ha dato l’impressione di capire l’importanza del momento. Anche personale: a 39 anni può giocare il sesto Mondiale senza la pressione del 2022”.
Si diceva, si sentiva, si leggeva: fenomenale questa Pulce, ma in Nazionale non è mai determinante.
“Ecco appunto. So cosa ha passato, perché lo conosco da quando era ragazzino. Ha dovuto sopportare tante critiche e ha chiuso il cerchio a Doha da protagonista assoluto. Ora sarà alleggerito. Ma non meno ambizioso”.
Mi vergogno quasi a chiedere: meglio Leo o Diego? “Non mi piacciono i paragoni, tanto più se riguardano campionissimi di epoche diverse. Sono due leggende argentine. E c’è qualcosa di magico nella vittoria del 2022. I tifosi inneggiavano a Maradona: in qualche modo Diego ci ha guidati dall’alto”.
È stata più intensa la felicità vissuta da tifoso a Doha o da capitano a Madrid, per il triplete dell’Inter?
“Anche queste sono situazioni imparagonabili. Posso dire di essere fortunato perché ho vissuto due emozioni impareggiabili”.
In Qatar Diego ci ha guidati dall’alto: è stato magico. Messi è pronto e vuole vincere ancora, magari stavolta avrà un po’ meno di pressione
Lautaro, a proposito di argentini che conosce bene, sembra stare meglio rispetto al Qatar.
“Ne sono certo. Quattro anni fa purtroppo è stato frenato dai problemi alla caviglia ma non dimentico che ha calciato un rigore pesantissimo nella semifinale contro l’Olanda. Si può essere utili in tante maniere”.
La stampa argentina chiede spesso al ct Scaloni se sia possibile vedere Lautaro e Julian Alvarez insieme, dando per scontata la presenza fissa di Messi.
“Per me si può fare. Bisogna ragionare sull’equilibrio complessivo della squadra ma se gli attaccanti si sacrificano tutto è possibile. Lauti e Julian poi sono dei combattenti, lottano su ogni pallone. Spero davvero che si possa sfruttare tutta la qualità: un tridente come questo è un’alternativa tattica interessante”.
Le piace il nuovo format a 48 squadre?
“Molto, perché concede anche a nazioni piccole di partecipare al torneo più prestigioso del mondo. Sono curioso di vedere cosa succederà”.
L’assenza dell’Italia che effetto le fa?
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“Io mi sento italiano ormai al cento per cento quindi sono ancora triste, se ci ripenso. Ma se l’eliminazione capita per tre volte non è casuale, qualche problema c’è: l’Europeo vinto nel 2021 ha illuso qualcuno sull’effettivo valore del movimento. In questo caso però ha pesato molto l’aspetto mentale, la paura di non farcela. E la brutta sconfitta iniziale contro la Norvegia ha complicato il percorso”.
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