“Presenteremo la più grande offerta mai fatta da un giocatore”. Quanto questa promessa lo abbia favorito nella corsa alla presidenza del Real Madrid non è dato sapere, ma di certo Florentino Perez che è stato eletto per l’ottava volta alla guida del Real Madrid dovrà ora mettere mano al portafogli e dare seguito ai sogni venduti in campagna elettorale. Ingaggiare un campione da mettere a disposizione di José Mourinho, l’altra promessa per la campagna elettorale, per rilanciare il club.
L’allenatore portoghese torna a Madrid 13 anni dopo il suo primo passaggio sulla panchina merengue ma non tutti sono entusiasti. Gli indizi della nuova stella da affiancare a Kylian Mbappé portano a Michael Olise, talento del Bayern Monaco e oggetto del desiderio delle big di mezza Europa. I tedeschi, però, non hanno alcuna intenzione di privarsi dell’esterno 24enne francese che ha un contratto in scadenza nel 2029: “Se Florentino vuole inviarci un’offerta, può risparmiarsi il disturbo”, ha detto il presidente del club tedesco, Herbert Hainer, commentando le voci di un interessamento dei blancos. Alla fine, per meno di 150 milioni non ci si siede neanche al tavolo. Nulla che possa spaventare il presidente delle merengues che negli anni ha portato al Bernabeu campioni del calibro di Jude Bellingham dal Borussia Dortmund per 127 milioni di euro, Eden Hazard dal Chelsea per 121, Gareth Bale dal Tottenham per 101, Cristiano Ronaldo dal Manchester United per 94 milioni.
E guardando un po’ più indietro nel tempo anche Zinedine Zidane dalla Juventus nel 2001-02 per 77 milioni e Kaká dal Milan nel 2009-10 per 67 milioni. Pérez, dopo la promessa dell’acquisto, aveva anche provato a non scoprire le carte: “Non è Haaland, non è Olise, non è Doku…”, giurava giorni addietro provando a dirottare le attenzioni su Joao Neves e Vitinha del PSG. Proprio la rivalità con i francesi è la chiave della rielezioni di Florentino Perez. L’ascesa del club francese, finanziato dai petrodollari del Qatar, ha messo in ombra i “galacticos”, abituati a dominare in modo incotrastato il calcio mondiale ma negli ultimi anni rimasti a secco sia in patria che in Europa. Da questo assunto era partito il voto anticipato richiesto dal “presidentissimo” che, come suo costume, ha rilanciato ancora una volta. Alla fine Pérez, 79 anni – sfidato alle urne dall’imprenditore Enrique Riquelme -, ha ottenuto oltre il 60% dei voti dei “socios”, sostenitori-azionisti dei club spagnoli e rimarrà alla guida del club più vincente del calcio fino al 2030. Perez è stato in carica dal 2000 al 2006 e dal 2009 fino ad oggi.
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