Juve, Elkann e la dirigenza: Comolli non parla con Spalletti, e poi…

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La sfida con il Torino decisiva per i bianconeri: il numero uno di Exor deciderà l’organico del futuro a inizio prossima settimana. Tutte le gerarchie interne

Giovanni Albanese

Giornalista

La confusione che caratterizza il finale di stagione della Juventus, al punto di offrire poche certezze per riprogrammare il futuro, filtra da alcune dinamiche interne alla struttura del club. Il rapporto freddo fra Spalletti e Comolli rischia di portare fuori strada, quantomeno di non contestualizzare bene tutti i punti chiave dell’instabilità juventina. L’asse, infatti, non ha nulla a che vedere con un tutti contro tutti e – ancora meno – con un braccio di ferro più politico che tecnico come ai tempi in cui Allegri finì per scontrarsi con Giuntoli. Stavolta i limiti sono imposti da un’operatività lenta, poco lineare e poco funzionale per la relazione dei diversi ruoli previsti ai fini dell’ottenimento dei risultati ambiti. 

SCELTE

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Spalletti è uomo di calcio navigato, che ha le idee chiare su come andrebbe ridisegnata la Juve per avere più chance di successo. Già alla scelta del tecnico, però, filtrò qualche dubbio: Chiellini guidò il carro per portare l’ex Ct azzurro a Torino, Comolli prese tempo e fece anche un passaggio con Palladino, che aveva già lavorato al Monza con Modesto. Quest’ultimo, scelto dall’ad per il ruolo di direttore tecnico, è il primo riferimento sul campo per l’allenatore e per la squadra, ma in questi mesi è stato spesso anche un braccio operativo di Comolli sul mercato (vedi operazione Boga). Spalletti chiedeva un centravanti a gennaio e ha già condiviso una descrizione chiara dei pezzi mancati in rosa: rinforzi di nome, non da ricerca con algoritmo. Qui emerge probabilmente la prima grana interna: un allenatore più giovane avrebbe magari accettato più facilmente delle proposte sperimentali, mentre il vecchio Luciano non scende a compromessi e va dritto per la sua strada facendo sponda anche sulla proprietà. 

STRATEGIA

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Il ruolo di Chiellini è centrale nell’idea di rilancio, a patto che l’ex capitano venga messo nelle condizioni di supportare con efficacia l’area sportiva. L’attuale responsabile alle strategie non ha alcuna intenzione di curare da vicino l’area tecnica, ma ha la conoscenza necessaria e la credibilità per tracciare la strada che possa rimettere la Juve sulla scia dei propri valori storici, senza scopiazzare da altri modelli più o meno funzionali al contesto bianconero. Da qui il consiglio di andare su un allenatore esperto dopo l’esonero di Tudor, evitando di fare un’altra scommessa, e di condurre un mercato attento sui costi ma meno orientato alle scoperte: la scelta andrebbe su giocatori che hanno già fatto la Serie A, per evitare i salti nel vuoto alla Douglas Luiz, e che hanno già vissuto il clima pressante di un top club, in modo da non pagare il passaggio come lo ha fatto per esempio Di Gregorio. I nomi supportati da questa strategia sarebbero più sulla scia di Kalulu e non in quella di Openda che – numeri alla mano – sembrava un colpo più interessante. 

MERCATO

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Nel quadro operativo attuale, il ruolo del direttore sportivo appare ingabbiato. Ottolini, scelto da Comolli a pochi giorni dall’inizio del mercato di gennaio, dopo che l’ad si è occupato in prima persona delle trattative con la collaborazione di intermediari esterni di fiducia (che, tra l’altro, continuano a operare per nome e conto suo), fin qui è stato un collaboratore senza potere decisionale. Della sua attività nel mercato di riparazione, al momento, resta solo la percezione dei giri a vuoto fatti per il centravanti, ma resta il forte dubbio che – da ultimo arrivato – sia stato sovraesposto nel momento in cui si era deciso di non anticipare l’investimento sul 9, visto il contratto a scadenza di Vlahovic. Ottolini ha già lavorato nella Juve ed è uomo azienda, dalla sua operatività ridotta filtra o una sovrapposizione nell’operatività con Modesto o un campo fin troppo limitato per dare un serio contributo. 

ATTEGGIAMENTO

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Il quadro nella Juve di oggi riporta alla scelta di Comolli di non avere un confronto continuo con l’allenatore, ma di affidarsi più ai propri riferimenti (più Modesto che Ottolini) oltre a basarsi sull’algoritmo. Spalletti trova invece maggiore conforto in Chiellini, che però dev’essere messo in una posizione decisionale riconosciuta da parte della proprietà. Elkann ha deciso di pianificare in anticipo il futuro con Spalletti, che ha le idee chiare ma vuole anche garanzie di supporto da parte del club per sviluppare il progetto: le scelte sul mercato sono soltanto una parte della ricostruzione. Dal piano alto della società arriverà presto l’indicazione di Elkann, che è già allo studio delle criticità emerse al termine dell’ennesima stagione storta: in questo momento sono sulla corda tutti e non filtrerà nulla prima del derby, anche perché lì ci si attende una grande reazione d’orgoglio per rispetto dei tifosi e degli investimenti della proprietà.



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