Calhanoglu: “Vogliamo vincere due trofei. E chiudere al più presto la pratica-campionato”

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Il turco autore della doppietta col Como: “Per fortuna abbiamo cambiato la partita dopo tanta difficoltà”

Vallo a spiegare a quegli altri che osservano dal Bosforo, seduti sulle loro certezze, convinti che prima o poi l’eroe nazionale tornerà in patria. Hakan Calhanoglu, orgoglio di Turchia, ha messo in stand by il suo ritorno a casa per notti così, prima sognate e poi vissute. Nonostante la normale tentazione passata, pare essersi deciso a continuare qua proprio per il puro amore nerazzurro che la gente di San Siro continua a riversargli: in mezzo a delusioni e purissime gioie, non è mai cambiato da quando ha lasciato il Diavolo per sposare l’Inter, ormai cinque anni fa. Dopo Lautaro, almeno a sentire i decibel, resta sempre Calha il più amato da questo popolo e ieri Hakan ha fatto un passo più in là nel sentimento, ha conquistato un altro pezzo di cuore nerazzurro: la sua doppietta resterà nella storia della stagione, anche perché la decima Coppa Italia in 108 anni di storia è bramata quanto lo scudetto numero 21. L’uno-due, testa e piede, con cui ha ripreso Cesc sarà stata meno immaginifica del gol di Acerbi al Barcellona, in un’altra semifinale assai più nobile una stagione fa, ma ha fatto esplodere per davvero lo stadio come nelle notti più belle. “Per fortuna abbiamo cambiato la partita dopo tanta difficoltà, si sa già che è sempre difficile una sfida col Como perché loro sanno giocare benissimo, ma abbiamo fatto il “nostro” nel secondo tempo… Adesso vogliamo vincere due trofei, ma prima ci aspettano diverse partite importanti in campionato e vogliamo chiudere quella pratica il prima possibile”, ha detto Hakan. Mentre parlava, la Nord chiamava sia lui che Thuram. Proprio Marcus ha abbandonato l’intervista di rito a Mediaset per saltellare al ritmo dei tifosi e anche questo momento non verrà dimenticato dagli oltre 70mila in un martedì sera. 

LA PRIMA TESTATA

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 In una partita in cui l’Inter “altra” ha mostrato un volto pallidino – soprattutto Luis Henrique, lontano parente del Dumfries arrembante visto proprio a Como –, è stata la squadra “originale” ad aver rimesso la barca sul Lago: per un bel tratto di strada Calha e Barella, due terzi del centrocampo titolare, sembravano essere gli unici a tenerci davvero. Tra i due, è stato il turco ad accendere la scintilla con un destro da fuori, neanche il più bello della collezione privata. San Siro ha ancora negli occhi lo scaldabagno contro la Roma, rete poderosa nel giorno di Pasqua, e sempre contro la squadra di Fabregas, nell’andata di campionato, si era esibito in qualcosa di simile. Stavolta, però, si è ripetuto nel modo che mai ti aspetteresti: il 2-2 è arrivato con una capocciata da centravantone d’area. Di tutte le parti del corpo con cui potrebbe fare male Calha, la testa sarebbe l’ultima a cui pensare. Invece, quando saltano gli argini, può succedere di tutto nel pazzo pianeta interista, può capitare anche un Hakan in versione Pio: è la prima marcatura nerazzurra di questo tipo, ma non la prima della carriera. “In Germania ne avevo segnato uno così… Ho avuto fortuna, ma siamo contenti di essere in finale…”, ha aggiunto Hakan alla fine, dopo questa quinta doppietta della vita interista. È il dodicesimo centro di questa stagione azzoppata dagli infortuni: sarà un centrocampista, ma segna come chi fa un altro mestiere. L’uomo del 3-2, invece, è proprio un collega di centrocampo, anche lui con una storia di rivalsa: questo gol è il più importante della vita nerazzurra di Sucic e non è un caso che abbia segnato nella stessa sfida in cui il connazionale Baturina abbia incantato e messo il nome sul tabellino. Lo stesso 20 comasco è stato nel mirino interista a lungo, ma l’investimento croato è stato solo Petar, mezzala leggerina forse, ma con personalità per gol pesanti come questo. E per stare accanto a Calha, per un altro po’: una stagione ancora almeno, poi chissà.

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