L’ultima volta al Meazza era stata a settembre 2024, l’ultima in assoluto (a Madrid) a novembre. Nel 2026 questo è il terzo blitz milanese, cui ne seguiranno altri tra esigenze sportive, societarie e d’affari
La sua ultima volta dal vivo in un derby era stata una serataccia: quella in cui l’Inter si era cucita la seconda stella sulla maglia in casa del Diavolo. L’incubo degli incubi. La sua ultima volta in assoluto allo stadio per stare vicino al suo Milan invece era stata un trionfo: quello col Real in Champions a Madrid, un tre a uno rossonero che aveva disabilitato le corde vocali al Bernabeu e restituito per una notte il vestito europeo della festa al Diavolo. Era il 5 novembre 2024 e dopo quella volta Gerry Cardinale non ha più seguito la squadra dal vivo. E’ stato a Milano altre volte, sì, ma senza più mettere piede in uno stadio. Quasi un anno e mezzo dopo, il numero uno di RedBird ha sentito l’esigenza di riaccomodarsi in tribuna. Di tornare a partecipare al rito collettivo che in fin dei conti è la pietra angolare su cui viene edificato l’intero business.
il modello
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La sua non è mai una presenza scontata. E allora, come mai Cardinale ha deciso di ripresentarsi a San Siro a distanza di diciotto mesi (Milan-Venezia, settembre 2024)? Una delle risposte, banalmente, è ambientale. Le sofferenze e il fallimento dal punto di vista squisitamente sportivo della scorsa stagione avevano generato scorie potenti nella gente rossonera. A livello di tifo organizzato così come nelle chiacchiere social dei tifosi comuni. Dal club è sempre filtrata una spiegazione semplice: se Cardinale non viene, non è per evitare di metterci la faccia, ma per non rischiare di esacerbare ulteriormente gli animi in un ambiente che ha necessità di ricompattarsi. Che poi questo l’anno scorso non sia successo è un altro discorso. In generale, comunque, Cardinale al Milan non è mai stato un numero uno che crede particolarmente nel presenzialismo. Anche perché negli Usa gestisce un’intera galassia tra investimenti, sport ed entertainment, galassia nella quale il Milan è un asset importante ma non necessariamente il principale. Il suo è un modello per ovvi motivi americano: io mi prendo le responsabilità della gestione da azionista di maggioranza (cose che in realtà è tecnicamente in capo a RedBird e non alla persona di Cardinale), gestisco il club, cerco di ampliarne bacino, investimenti e connessioni con realtà extraeuropee, mi affido a un management che reputo di mia fiducia – ovvero il super consulente Ibra, l’a.d. Furlani e il consigliere Calvelli – e alla fine della stagione traggo le conclusioni.
la frequenza
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Il suo modello a grandi linee è questo, ma negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. E no, non si tratta solo di un ambiente meno complesso, che non si presenta più in forma apertamente contestatoria. Cardinale che torna a San Siro fa parte delle nuove modalità di “ingaggio” di Gerry nei confronti del mondo Milan. E non solo del mondo Milan. La cronaca racconta che questa è la sua terza presenza milanese nell’ultimo mese e mezzo. Un’assiduità che non ha precedenti. Il 21 gennaio ha fatto tappa a Milanello e a Casa Milan con la dirigenza, anche perché era in arrivo il rifinanziamento del debito con relativo trasloco da Elliott a Comvest. Il 15 febbraio nuova visita a Milanello con colloqui assortiti. Per esempio con Allegri, per esempio con Maignan, fresco di rinnovo contrattuale. Il giorno dopo eccolo entrare per la prima volta nella sede milanese della Lega Calcio, a margine dell’assemblea: un’occasione per incontrarne i vertici, sicuramente qualcosa che è andato al di là della semplice visita di cortesia, come hanno chiarito bene le parole del presidente Simonelli: “Abbiamo avuto occasione di parlare un po’, assieme all’a.d. De Siervo e a Scaroni su quelli che potrebbero essere gli sviluppi e attività che la Lega, anche grazie a Cardinale, potrebbe fare negli Stati Uniti. Come sapete lui fra le sue partecipazioni ha anche la Cbs, che è un canale molto importante”.
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tanti fronti
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In queste settimane peraltro da Casa Milan fanno capire che la frequenza dei suoi blitz rimarrà sicuramente più alta rispetto al passato. Le parole chiave: continuità, stabilità, centralità. E ovviamente il business. L’incontro con i piani alti della Lega sono un evidente esempio, ma poi c’è anche il work in progress per lo sbarco di Nba Europe a Milano, ovvero la nuova lega di basket che la Nba vuole inaugurare nel nostro continente tra un anno e mezzo: l’intenzione di base (ma è tutto ancora da definire, in ballo ci sono anche Inter e Olimpia) è iscrivere una franchigia con nome e colori del Milan e un nuovo impianto, magari approfittando dei terreni acquisiti a San Donato quando il Diavolo pensava di spostarsi lì con lo stadio. A proposito di stadio: il nuovo San Siro è un altro fronte apertissimo, perché l’acquisizione dell’area da parte di Milan e Inter è soltanto il primo passo di un iter comunque lungo e spigoloso, dove deve essere ancora presentato il progetto definitivo. Ecco, è per tutto questo e per tanto altro che Cardinale sarà una presenza più assidua in città. Intanto, ad accoglierlo in questo derby, ci sarà ancora il buon, vecchio e sempre affascinante Meazza.
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