Il Napoli cambia pelle con Hojlund, ma perde l’attaccante capace di terrorizzare le difese: il confronto con Osimhen è inevitabile
Che Antonio Conte resti o meno la sua guida tecnica, nella prossima stagione il Napoli dovrà chiedere di più a Rasmus Hojlund: al suo primo anno in azzurro il centravanti danese s’è ritagliato un ruolo centrale nel gioco dei partenopei, ma ha anche mostrato dei difetti che sarà chiamato a correggere, proprio come fece Victor Osimhen. Solo così la squadra potrà puntare di nuovo allo scudetto.
Napoli, con la Champions si blinda Hojlund
Se il Napoli otterrà la vittoria a Pisa nel prossimo turno di campionato non solo acquisirà il diritto a partecipare alla prossima Champions League, ma si assicurerà anche a titolo definitivo il cartellino di Rasmus Hojlund, il cui riscatto obbligatorio è legato appunto al raggiungimento della qualificazione alla massima competizione europea. E attorno a Hojlund il Napoli costruirà la squadra del futuro: che Antonio Conte rimanga o meno alla guida degli azzurri, nella prossima stagione il centravanti titolare sarà ancora il danese, chiamato a elevare il rendimento comunque già molto alto nella sua prima annata partenopea.
Hojlund: tanti minuti, pochi gol
Nel Napoli 2025/26 Hojlund ha giocato tanto, anche troppo forse (3.447 minuti totali) a causa del flop (e della successiva cessione) di Lorenzo Lucca e del protrarsi dell’infortunio di Romelu Lukaku. E ha risposto bene: i 14 gol segnati non raccontano a dovere la centralità del danese nel Napoli di Conte, che a lui chiede di essere il riferimento del gioco, il primo uomo a guidare il pressing e la via d’uscita dalla pressione alta degli avversari.
Ma il centravanti di un top team è obbligato anche a segnare e a farlo nei match che contano: in campionato Hojlund ha invece vissuto lunghi periodi di digiuno (7 gare senza reti tra dicembre e febbraio), non ha colpito negli scontri diretti, se non con la doppietta alla Juventus nel girone di andata, e ha trovato il gol in soli 7 incontri, realizzando 3 doppiette. Un rendimento su cui le responsabilità individuali hanno inciso tanto quanto le difficoltà del Napoli nel produrre gioco, anche a causa dei tanti infortuni.
I miglioramenti di Hojlund
Il giudizio complessivo su Hojlund è dunque quello di un attaccante di alto profilo, con un potenziale enorme, ma anche con alcuni difetti da eliminare. In alcuni fondamentali, in realtà, il danese ha già compiuto progressi giganteschi: si pensi al gioco spalle alla porta, il suo maggiore cruccio ai tempi del Manchester United, di cui è diventato un maestro grazie al lavoro di Conte. O alla capacità di dialogare con i compagni: i 7 assist complessivi rappresentano il suo record assoluto in carriera (non era mai andato oltre i 4). Ma è un altro il fondamentale in cui Hojlund deve necessariamente evolversi per diventare un autentico top player.
La lacuna del colpo di testa
Ci riferiamo al gioco aereo, una specialità che soprattutto in serie A fa la differenza: il Napoli quest’anno ha incontrato le maggiori difficoltà contro avversari che si sistemavano col blocco basso, affollando la trequarti e l’area di rigore per impedire le combinazioni tra Hojlund e gli azzurri alle sue spalle. A inizio stagione il problema è stato in parte risolto dalle incursioni di Frank Anguissa (2 gol di testa) e Scott McTominay (3), ma quando il camerunese si è fermato per infortunio, per gli avversari è divenuto più facile controllare lo scozzese, unico vero specialista sui palloni alti.
Hojlund ha segnato appena 2 reti di testa, contro Juventus e Verona, ma solo allargando il dato alla sua carriera si può capire quanto il gioco aereo rappresenti un limite per il danese: sulle 67 reti segnate da professionista, appena 4 sono arrivate con un colpo di testa. Decisamente poche per un centravanti da 191 cm e con una struttura fisica tutt’altro che esile.
Sulle orme di Osimhen
Con Conte o un altro allenatore, dunque, Hojlund è chiamato a migliorare questo fondamentale. Può riuscirci, d’altra parte proprio in casa Napoli un altro bomber diventò un implacabile colpitore di testa, trascinando gli azzurri allo scudetto. Parliamo di Victor Osimhen, che nonostante un’elevazione spaventosa era tutt’altro che un buon saltatore quando sbarcò in serie A, e lo rimase fino all’arrivo di Luciano Spalletti. Tra Charleroi, Lille e il primo anno a Napoli (con Rino Gattuso) il nigeriano aveva segnato in carriera appena 6 gol con uno stacco aereo (su 48 totali).
Spalletti decise di lavorare su quel difetto, ottenendo risultati straordinari: Osimhen segnò 8 gol di testa nella stagione 2021/22, 7 in quella 2022/23, conclusa con il terzo scudetto del Napoli e col titolo di capocannoniere della serie A. Hojlund dovrà dimostrare la stessa fame e voglia di migliorarsi del nigeriano, toccherà poi ai compagni e all’allenatore trovare il modo per alimentare la sua fame di gol.

