Siamo lo zimbello della Spagna e nessuno fa niente, per strada mi viene da piangere. L’attacco al club rivale

ALL calcio
5 Min Read

Romero, allenatore del club iberico di Liga2, rinnova l’appello umanitario per i drammatici problemi della città legati alla vicenda delle migrazioni

Il campo gli interessa meno, la strada e quel che vede ormai da settimane molto di più. La conferenza stampa che ha preceduto la partita tra Ceuta e UD Las Palmas allo stadio Alfonso Murube è diventata un’ulteriore, cruda testimonianza della realtà sociale della zona con l’allenatore del Ceuta, José Juan Romero che ha dedicato buona parte del suo intervento a denunciare, con forza e persino con le lacrime agli occhi, la crisi migratoria della città e la mancanza di sostegno esterno che percepisce in questo contesto di emergenza.

Lo sfogo del tecnico del Celta

L’allenatore, che già aveva preso una posizione netta la settimana scorsa, alla vigilia del debutto in campionato, ha espresso profondo disappunto per la mancata reazione del Paese alla gravità della situazione come si legge su Marca: “Continuiamo a essere lo zimbello della Spagna e nessuno fa niente. Rimaniamo in una situazione catastrofica e nessuno fa niente. Inoltre, questo è un Paese in cui manca la solidarietà sotto ogni aspetto. Ci meritiamo quello che ci succede”. Romero ha ammesso che il contesto della crisi migratoria sta influenzando profondamente lo stato mentale ed emotivo dello staff tecnico e della squadra: “È vero che siamo esseri umani e persone prima di essere calciatori e atleti, e questa situazione ci sta destabilizzando e ci sta facendo soffrire tutti”.

Le critiche al Paese

Per illustrare l’atmosfera di angoscia che pervade quotidianamente le strade, l’allenatore ha raccontato un episodio recente: “Non possiamo nasconderlo, cammini per strada e ti commuovi. Ieri ero con mia moglie e un’anziana signora mi si è avvicinata, ha iniziato a piangere e mi ha detto: ‘Grazie per averci difeso’. No, è umanità. Purtroppo, mi rendo conto che di umanità ne è rimasta ben poca, e sono molto deluso dal mio Paese e da tutto il resto. Non si tratta di sport; si tratta di una città che sta attraversando un momento molto difficile”.

L’attacco al club rivale

Romero ha aspramente criticato quello che considera un blocco informativo ed empatico proveniente dall’esterno: “Qualcuno dovrà spiegarmi un giorno questa cortina che abbiamo dall’altra parte, dove non vogliono vedere questo e che rasenta la sfacciataggine”. Questa mancanza di sostegno si è estesa anche al mondo del calcio professionistico, riferendosi al rifiuto dell’UD Las Palmas di indossare una maglia di protesta insieme alla squadra locale con lo slogan “Ceuta non è in vendita. Ceuta sarà difesa“: “Nessuno mi metterà a tacere. Non sono stato coinvolto in quelle discussioni. So cosa mi ha detto il club, che Las Palmas si è rifiutato di indossare quella maglia- Credo che LaLiga dovrebbe essere molto più umana e difendere maggiormente uno dei suoi club, un club che ha un grande potenziale e una voce importante”.

Ho visto come tutti si sono stretti attorno a La Palma dopo la tempesta DANA, inviando aiuti, collaborando… E noi non riceviamo nulla in cambio. Nessuno è immune… La vita ti rimette sempre al tuo posto, ci rimette tutti al nostro posto. Verrà il momento di riscuotere i debiti “.

TAGGED:
Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *