Moderno e vincente, il tecnico portoghese arriva dal Manchester United dopo l’ultima stagione negativa per rilanciarsi insieme ai rossoneri rimasti fuori dalla Champions. Il primo regalo è il centravanti Ramos, pagato 70 milioni, l’acquisto più caro nella storia del club
La voglia di riscatto accomuna Ruben Amorim e il Milan. Un sentimento forte sia per il portoghese, reduce dalla deludente esperienza al Manchester United, sia per il club rossonero, che nelle ultime due stagioni ha fallito la qualificazione alla Champions League. Il nuovo allenatore rossonero è abituato alle sfide e quella che lo attende a Milanello è sicuramente intrigante: vuole dimostrare tutto il suo valore in un campionato complicato come quello italiano e intende farlo… alla sua maniera. Ovvero con l’etichetta che aveva in Portogallo, quella di tecnico innovatore e vincente, abile gestore del gruppo e specialista nel lanciare i giovani.
compagni campioni
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Il calcio lo conosce perché ha iniziato a giocare da piccolo, ad Almada, dove è cresciuto con la madre Anabela, di professione contabile. Il padre Virgilio, invece, gestisce ancora un negozio di ferramenta ad Alverca: si chiama “O Rei das Chaves”, il Re delle Chiavi. Lì dentro, da bambino, Ruben passava diverse ore tra serrature e chiavi inglesi. Una curiosità: è nato il 27 gennaio 1985 ed è appena una settimana più grande del connazionale Cristiano Ronaldo. A 6 anni giocava a hockey su pista e faceva il portiere, ma ha smesso dopo pochi mesi e, con impegno e dedizione, si è costruito una discreta carriera da centrocampista. La sua dote migliore? La grande intelligenza tattica. Tradotto: non avendo la qualità dei fuoriclasse, allenava già quando indossava le scarpe con i tacchetti e in campo leggeva le situazioni in anticipo. Ha fatto il regista, la mezzala e il mediano, ma all’occorrenza si è sacrificato anche in altri ruoli. Era uno di quelli che davano equilibrio alla squadra, che la facevano funzionare perché leggeva i momenti della partita. È cresciuto nel vivaio del Benfica e poi del Belenenses, formazione con cui ha debuttato tra i professionisti nel 2003. Nel 2008 il passaggio al Benfica dove ha vinto dieci trofei e ha vissuto il periodo più bello della sua carriera dividendo lo spogliatoio con Ángel Di María, David Luiz, Pablo Aimar, Javi García, Nemanja Matić, Jan Oblak e Luisão. Con le Aquile ha lavorato con il tecnico che lo ha influenzato di più, Jorge Jesus. Ha giocato anche due Mondiali, nel 2010 e nel 2014, e in nazionale è stato insieme a Cristiano Ronaldo e Pepe, tanto per fare solo due esempi. La sua prima “vita” calcistica l’ha interrotta presto, a trentadue anni, dopo l’esperienza all’Al-Wakrah nel 2017, a causa degli infortuni alle ginocchia, ma nella sua testa aveva già pronto il piano B, ovvero diventare allenatore.
braga e sporting
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Una manciata di mesi dopo il suo ritiro, ha iniziato a lavorare nel Casa Pia, senza aver completato tutti i corsi Uefa necessari per allenare. La federazione portoghese ha penalizzato il club e squalificato Amorim che così ha rassegnato le dimissioni ed è ripartito dal Braga. Anzi, dalla formazione B del Braga, in terza divisione: gli sono bastate undici giornate per far capire quanto era bravo e per essere promosso in prima squadra al posto dell’esonerato Ricardo Sá Pinto. Da lì in poi è stata una cavalcata: ha debuttato il 4 gennaio 2020 con una vittoria per 7-1 in trasferta contro il Belenenses, ha ottenuto 8 successi (uno sul campo del Benfica) e un pareggio in 9 giornate di campionato e il 25 gennaio ha vinto la Coppa di Lega, il suo primo trofeo da allenatore, dopo aver battuto in finale il Porto per 1-0. Risultati da predestinato che hanno spinto lo Sporting, nel marzo 2020, a pagare 10 milioni pur di averlo subito sulla sua panchina. Da lì è iniziata una storia d’amore (e di risultati): con i Leoni Amorim ha conquistato due campionati portoghesi, due coppe di Lega e una supercoppa. È stato lui soprattutto a interrompere un digiuno di vittorie del club che durava da 19 anni e a valorizzare giocatori come Nuno Mendes, Matheus Nunes, Manuel Ugarte e Pedro Porro, tutti ceduti per cifre importanti, oltre a Pedro Gonçalves e Gonçalo Inácio, ancora in forza allo Sporting. A Lisbona è rimasto fino al novembre 2024 quando era in testa al campionato con 11 vittorie in altrettante giornate: il Manchester United aveva individuato in lui il sostituto ideale per prendere il posto dell’esonerato Ten Hag e ha pagato i 10 milioni della clausola rescissoria pur di averlo. Come è andata la sua avventura con i Red Devils lo sanno tutti: inizio promettente, poi il calo e il quindicesimo posto in Premier; delusione anche nella finale di Europa League, persa contro il Tottenham. Ancora peggio il 2025-26 quando è stato esonerato il 5 gennaio 2026, con la squadra al sesto posto in classifica, dopo uno sfogo in conferenza stampa contro la dirigenza. Prima di dire sì al Milan, con il quale ha firmato un contratto di tre anni con opzione per la quarta stagione, lo aveva cercato il Benfica, la “sua” squadra, ma forse aveva già capito che il mercato delle panchine poteva riservargli altro e ha atteso finché non si è materializzato il Diavolo.
il suo calcio
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Il gioco di Amorim è moderno e offensivo. Ai suoi giocatori chiede aggressività, coraggio, pressione e movimenti senza palla. Servirà una bella rivoluzione a livello di mentalità nella rosa del Milan: non più blocco basso e difesa al limite dell’area, ma riconquista immediata del pallone, anche sulla trequarti avversaria. Per questo sarà fondamentale che la squadra stia compatta e si alzi tutta, in modo da evitare di subire ripartenze. Il suo modulo è il 3-4-2-1 (o 3-4-3) che declina in modo diverso in fase di possesso e di non possesso: costruisce con i tre dietro e i due centrocampisti centrali, alzando parecchio gli esterni per formare quasi un 3-2-5, mentre quando sono gli avversari ad attaccare, passa al 5-4-1. Gli piacciono i difensori che sanno impostare e far circolare il pallone perché, se non è possibile verticalizzare subito dopo aver recuperato la sfera, la sua formazione deve saper cambiare campo, alla ricerca dello spazio dove far male.
rapporti stretti
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Il possesso orizzontale non lo esalta (anzi…): vuole arrivare il più velocemente possibile nella metà campo avversaria usando i triangoli e le rotazioni continue per non dare punti di riferimento. Nel suo calcio fondamentali sono pure gli esterni che devono coprire tutta la fascia: non vedeteli come terzini perché li vuole capaci di inserirsi, abili a dare ampiezza e a creare la superiorità numerica. I suoi allenamenti non sono lunghissimi perché predilige i ritmi alti e l’intensità a sedute di un’ora e mezza o due con tante pause. Meglio la qualità del lavoro che la quantità. Il pallone con lui è sempre sul campo, ma attenzione a fare quello che chiede: nelle esercitazioni corregge anche il posizionamento del corpo dei giocatori e spiega i movimenti da fare. E naturalmente si aspetta che vengano recepiti. Nello spogliatoio instaura rapporti forti e personali con i suoi uomini: non ama le sfuriate plateali, ma neppure le prime donne. Per lui la squadra viene prima di tutto e se un singolo ha un problema, meglio un faccia a faccia che un confronto davanti al gruppo. In questo aspetto è un fine psicologo: vuole sapere tutto dei suoi calciatori, anche fuori dal campo, per mettere i singoli nelle condizioni ideali per rendere al massimo.
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coinvolti
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In questo ha preso da José Mourinho, che ha conosciuto quando lo Special One era a Manchester. Amorim lo stima particolarmente per la comunicazione e per il modo in cui gestisce le squadre, soprattutto la fase difensiva. I membri del suo staff hanno un ruolo fondamentale: Ruben li fa sentire coinvolti in ogni decisione, dialoga spesso con loro e li considera una componente cruciale per i successi. Il Milan spera che Amorim ne ottenga tanti. Dopo le ultime due stagioni il mondo rossonero ne ha un tremendo bisogno. Intanto la società ha fatto un primo regalo al tecnico, prendendogli il centravanti richiesto: il connazionale Gonçalo Ramos in arrivo dal Psg, pagato 70 milioni (diventerebbero 80 al raggiungimento di determinati bonus), l’acquisto più caro nella storia del Milan. Quello del centravanti era il primo “buco” che Amorim aveva chiesto a Cardinale di riempire: il fatto che il suo desiderio sia stato esaudito testimonia il peso del nuovo allenatore nelle scelte del club.
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