Il tecnico martella nei primi giorni di preparazione: alta intensità, tanta tattica e il sistema preferito 3-4-2-1
Una bufera di montagna chiude il cielo sopra Pinzolo poco prima delle 19. Viene giù un diluvio niente male, cala il buio sul campo centrale del centro sportivo Pineta. Nulla, però, che possa smuovere la convinzione di Ignazio Abate: lui è in campo, a dire il vero, già dalle 17, in mezzo ai calciatori, a provare e riprovare schemi, insieme ai suoi collaboratori, con accanto soprattutto il vice Raimondi e il fidato Biglia. Abate è un martello, non vuole pause, non concede deroghe alla sua opera di costruzione del Toro che nascerà. Non ci sono eccezioni, che sia un temporalone di montagna poco prima della cena che fa scappare i tifosi dalla tribunetta, o che siano i primi affaticamenti muscolari per qualcuno o qualche, fisiologica, questione di vesciche per altri. Abate urla, spinge, dirige e chiede a tutti di stringere i denti. Il suo Toro dovrà temprarsi anche in situazioni come queste, e per certi versi questo allenatore replica anche alcuni atteggiamenti di “mouriniana” memoria. Lo ha fatto a conclusione del primo giorno del ritiro granata, lo ha replicato ieri: alla fine della giornata Abate va a cercare tutti i giocatori dentro il campo per battere il cinque e dare un colpo sul petto a ciascuno. Quando anche il contatto fisico può cementare il gruppo.
Cantiere
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Se nel primo giorno il Toro ha corso tantissimo, ieri ha dominato la tattica: un’intera seduta al mattino, la replica in un allenamento al pomeriggio che si è protratto per oltre due ore. In tutto il menù ha offerto più di quattro ore con esercitazioni in campo. C’era stata una prima infarinatura anche lunedì pomeriggio, segno che sotto il cielo di Pinzolo Abate ha ufficialmente aperto il cantiere: è da qui che il tecnico getterà le basi per costruire le fondamenta del progetto Toro, per avviare almeno una prima impalcatura di principi e idee.
Come sarà?
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Due giorni sono un soffio nel vento, sono pochi per arrivare a conclusioni. Però una prima risposta si può abbozzare alla domanda come sarà il Toro di Abate? La sensazione è che il piano del nuovo allenatore ruoti intorno a un Toro che sia il più verticale possibile: al momento tutto è pensato, ragionato e allenato per creare situazioni di gioco che si sviluppino con rapidità con una dinamica verticale. Si parte dall’inizio, ovvero dal modulo. Abate sta impostando il lavoro sulla base di una difesa a tre, che poi è la traccia storica del Toro del decennio. È il modulo che meglio si sposa, oggi, con le caratteristiche dei difensori in organico. Difesa a tre ok, e il resto — tradotto in numeri — è un 3-4-2-1 con una forte propensione offensiva. Il tecnico predilige due esterni di gamba, dai trequartisti pretende lo strappo diretto verso la porta. Al netto delle sorprese che potrebbero arrivare dal mercato, in ritiro Abate sta concentrando il suo lavoro su questo undici: Paleari tra i pali; Coco, Ismajli e Biraghi sono i tre in difesa; Dembélé a destra e Cacciamani sulla sinistra. Ilic e Ilkhan i due mediani, con Oristanio e Casadei a rifinire per il centravanti, posizione nella quale Simeone e Zapata si stanno dividendo il ruolo.
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Principi
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Ieri mattina tanta attenzione è stata rivolta all’assetto difensivo, con il vice Raimondi calatosi in mezzo ai giocatori per guidare i movimenti del reparto arretrato. Ci sono, però, alcuni principi di base che emergono con chiarezza nella proiezione di un Toro “fresco e garibaldino”(citazione fatta dal ds Petrachi) che Abate intende costruire durante l’estate. Il primo è il palleggio: niente palloni persi, costruzione sempre dalla difesa, ma finalizzata a creare situazioni di attacco nel mezzo. Quando la palla ce l’hanno gli altri scatta il pressing aggressivo a tutto campo. La condizione salirà, i movimenti miglioreranno, la certezza è che Abate continuerà a martellare. Nemmeno un diluvio di montagna lo ferma.
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