rigorini, Var e falli, la rivoluzione degli arbitri è riuscita, basta veleni. Game, set, match per il designatore

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Dopo le lamentele nella prima giornata e le perplessità sulle nuove direttive ora sono tutti d’accordo: si gioca di più e si gioca meglio, c’è il sereno sul mondo arbitrale

L’aveva promesso e l’ha fatto. La rivoluzione arbitrale messa in atto da Orsato è agli atti ma quello che nessuno si sarebbe aspettato è che è già (quasi) un trionfo. Sono bastate tre giornate per sancire la bontà delle nuove direttive e d’incanto sono spariti (quasi) veleni e polemiche. Se dopo la prima giornata, e i casi di Genoa-Napoli e Torino-Milan, c’era stata una mezza insurrezione al grido di “dov’è il Var?”, adesso tutti si sono adeguati senza protestare, benedicendo le regole sulle perdite di tempo ed accettando la new age arbitrale.

Pochi errori nelle prime giornate

Ovviamente gli errori non possono scomparire, sempre ce ne sono stati e sempre ce ne saranno: la differenza è sul come vengono accettati. In queste prime tre giornate non se ne contano molti anche se tanti sono i casi border line dove neanche l’intervento del Var (che non c’è stato) avrebbe chiarito le cose. Molte le decisioni di campo ma nessuna cantonata clamorosa.

Il Var non è mai intervenuto

Colpisce che sinora il Var non abbia mai richiamato l’arbitro all’on field review. Zero on-field review e zero rigori nelle prime 30 partite. Un dato che diventa ancora più impressionante se lo confrontiamo con le prime tre giornate degli ultimi due campionati: la media è stata di 6 OFR, circa 8 rigori e oltre 3 espulsioni. E i picchi raccontano ancora meglio la distanza: nel 2024/2025 c’erano state 8 OFR, 12 rigori, 4 espulsioni. Oggi siamo a zero.

Magari in un paio di circostanze (ad esempio sul gol di De Bruyne a Marassi ma anche ieri sul rigore negato al Lecce) non sarebbe stato un errore ma c’era la volontà di dare un segnale forte. Gli arbitri dovevano tornare centrali, serviva una scossa d’urto anche a costo – come è successo – di alzare qualche polverone. Basta rigorini, basta disquisizioni sull’entità dello step on foot, basta cavilli colti al microscopio dopo decine di replay al monitor. Si gioca in campo e si decide in campo tranne che per “chiari ed evidenti errori”.

Il plauso degli allenatori

Il primo risultato ottenuto è che ora gli arbitri sono più sereni, non sentono addosso la spada di Damocle del Var, decidono in autonomia e con tranquillità. Ovviamente il margine di errore resta ma viene meno la psicosi da Var. L’altro aspetto sorprendente è il plebiscito da parte degli allenatori nei confronti di Orsato, promosso praticamente da tutti a pieni voti.

Anche chi poteva lamentarsi per qualche mini-torto subìto ha invece voluto applaudire la linea del designatore, da Chivu ad Allegri. E quando ieri hanno chiesto a Spalletti se c’era fallo in occasione del gol del Milan con il contatto tra de Winter e Kolo Muani, il tecnico della Juve è stato di un’onestà disarmante: “Prima di tutto Mariani è uno degli arbitri più forti che abbiamo, lo dicono tutti e potete dirlo anche voi. La linea che si sta tenendo è corretta: ci si adegua a quello che si trova in Europa, i confini ormai non esistono più. Se si vuole giocare in Europa bisogna adeguarsi: questi non sono falli e non li fischiano, ed è giusto così. Poi ci può essere l’episodio con il fallo non dato o l’ammonizione mancata, ma nella velocità del gioco sono cose che possono succedere anche a un arbitro bravo ed esperto come lui”.

“Questa parola ‘contatto’ che vi piace usare… ve lo insegnano che il contatto non è niente. Orsato vi toglierà le ‘musiche’, perché è una musica: ‘È un contatto, è un contatto, è un contatto…’. È una cadenza, è una musica e lui ve le toglie perché non non li fa fischiare i contatti. O c’è un impatto, o c’è un fallo, o va chiamato in un altro modo”.

E Spalletti era potenzialmente la parte lesa nell’episodio del gol di Cisse. Insomma: game, set e match per Orsato che in sole tre giornate ha fatto cadere (speriamo per sempre) un muro di polemiche e sospetti che durava da sempre. Ora gli arbitri dovranno dimostrare la fiducia che si sta accordando loro e magari Orsato assieme al dt Messina potrebbe rompere il silenzio di questi giorni e chiarire con più tranquillità chi eventualmente ha sbagliato e quando in nome di quella trasparenza evocata e sempre gradita.

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