retroscena su Maldini, sul no di Guardiola all’Italia e bordate al Milan

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L’ex Milan punta il dito contro la Federazione guidata da Malagò, mettendo in discussione la mentalità del calcio italiano: il croato si schiera con Maldini e Pirlo

Zvonimir Boban torna a parlare e lo fa, come di consueto, senza troppi giri di parole. Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, l’ex dirigente e centrocampista del Milan ha affrontato il tema Nazionale, tra le scelte della Federazione guidata da Giovanni Malagò e il rapporto con Paolo Maldini, direttore tecnico durato appena 16 giorni, al pari dell’amico ed ex compagno Leonardo. Il tutto, senza dimenticare l’amore di una vita: nel cuore di Boban, infatti, non può che esserci il club rossonero, ripartito da Amorim e da una “nuova” gestione firmata Gerry Cardinale.

Boban, Maldini e il no di Guardiola alla Nazionale

“Guardiola ha un rispetto enorme per Maldini”, parola di Zvonimir Boban. Basterebbe questo per comprendere il “grado” di lealtà che ha accompagnato la trattativa tra l’area tecnica della Federazione italiana e il manager spagnolo, reduce da più di 10 anni di Manchester City. Alla fine tutto si è risolto in un nulla di fatto, ma l’ex capitano del Milan ci ha provato. Eccome se ci ha provato. Poi, il caos e le conseguenti dimissioni per il mancato ingaggio di Andrea Pirlo, a cui il presidente Malagò ha preferito un usato sicuro come Roberto Mancini.

Il mancato approdo di Guardiola sulla panchina della Nazionale, però, ha aperto una voragine e alimentato il dibattito sulla crescita del movimento calcio in Italia. Anche Boban, alla Rosea, conferma che avrebbe seguito la strada di Pep in caso di chiamata della Federazione, ma per motivi legati al lavoro quotidiano sul campo e all’abitudine a stare a contatto ogni giorno con i propri giocatori. Ci sarebbero potute essere, secondo l’ex centrocampista, difficoltà sostanziali nell’adattarsi a ritmi e dinamiche di una selezione, pur avendo carta bianca su convocazioni e metodologie.

Boban, sul no di Guardiola, ha poi aggiunto: “Il fatto che non se la sia sentita è importante: probabilmente per lui sarebbe frustrante non lavorare ogni giorno sul campo. So che Guardiola ha un rispetto enorme per Maldini, ma ha capito che non era il momento. Dobbiamo ringraziarlo tutti, durante la sua carriera di allenatore ha dato tantissimo al calcio”. E su chi ha sbagliato, Boban non ha dubbi: “Dipende da quali erano gli accordi e chi li ha traditi. Certamente non Paolo…“.

Il calcio italiano, la scelta di Guardiola e il caso Pirlo

Il discorso di Boban si allarga poi alla situazione del calcio italiano. Il croato vede un problema strutturale e non soltanto legato alla scelta del commissario tecnico: “Sul piano delle idee, siamo lontani dall’Europa e dalla sua idea di velocità. Il calcio italiano è poco offensivo, sempre più fisico e meno propositivo. In epoca post-Sacchi, il 90% delle squadre vincenti avevano la difesa a quattro e due uomini sulle fasce, in Italia invece si giocano i catenacci modernizzati, con le difese a tre. Sta ai club cambiare strada, la federazione non può imporlo”.

“I club devono cambiare”, ma non solo. Passare dal no di Guardiola al caso Andrea Pirlo, non ha certo migliorato l’immagine del calcio italiano agli occhi di chi ci osserva dall’estero. Probabilmente, serve ritrovare attaccamento e senso di appartenenza, prima ancora che idee e visione. E la scelta di puntare sullo stesso Pirlo come ct, anche secondo Boban, sembrava andare in quella direzione: “Pirlo come allenatore non ha avuto dei successi ma sa che cosa voglia dire la Nazionale. Non è uno stupido e i giocatori in lui vedono un genio del calcio, e questo non è stato capito. Un dirigente sceglie e si prende la responsabilità delle sue scelte.

Boban lapidario: “Il Milan non fa cose da Milan, in nessun senso”

Volgendo lo sguardo alla Serie A, Boban non ha certo risparmiato critiche alla gestione societaria e tecnica del Milan, con particolare riferimento al recente passato e alle mosse del presidente Cardinale: “Il Milan da anni non fa cose da Milan, in nessun senso. Non vedo passi avanti, se non per il coraggio e la voglia di giocare un calcio offensivo. Lo scorso anno ha perso col Cagliari perché per tutta la stagione aveva giocato un calcio difensivo: al momento buono, non è riuscito a dominare la partita”.

E sul mercato multimilionario, ha aggiunto: “Ramos è stato pagato un prezzo sproporzionato, in compenso si muove bene per il gol e vede la porta, ma siamo lontani dalla qualità che cambia la dimensione. Piuttosto, mi ha emozionato la storia di Cisse, un ragazzino arrivato dal nulla grazie al talento”.

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