Perché scelsi Gattuso bocciando Mancini, ora serviva Conte

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L’ex portiere rompe il silenzio dopo l’addio alla FIGC. Tra il futuro della Nazionale, le critiche al sistema e il caso Pirlo, non mancano le stoccate.

Dopo aver lasciato il proprio incarico in FIGC, Gianluigi Buffon torna a parlare alla Gazzetta dello Sport del presente e del futuro della Nazionale italiana. L’ex capitano azzurro ha affrontato numerosi temi, spiegando perché in passato sostenne la candidatura di Gennaro Gattuso e perché, dovendo scegliere oggi, avrebbe puntato su Antonio Conte. Nel corso dell’intervista non sono mancate riflessioni su Roberto Mancini, sul sistema calcio italiano e sulla vicenda che ha coinvolto Andrea Pirlo. Un’analisi a tutto campo, ricca di spunti e di messaggi rivolti al movimento azzurro.

“Gattuso era la scelta giusta, oggi avrei preso Conte”

Buffon ha chiarito il motivo che lo aveva spinto a sostenere Gennaro Gattuso nel momento in cui la FIGC era chiamata a scegliere il nuovo commissario tecnico. Si vocifera che si fosse opposto a Mancini che s’era candidato già allora: “Avevo un ruolo importante, ma non mi spettava l’ultima parola. In quel momento Gattuso era il meglio che ci fosse sul mercato per quel ruolo. Poco tempo e spareggi praticamente certi: c’era bisogno di motivare una squadra un po’ abbattuta e restituirgli entusiasmo e senso di orgoglio. Penso di conoscere il calcio”.

Guardando invece al futuro, Buffon ha spiegato che la sua scelta sarebbe ricaduta su Antonio Conte, individuando però come priorità assoluta la costruzione di un progetto tecnico prima ancora del nome dell’allenatore. “Se fossi stato io il direttore tecnico, avrei scelto Conte. Prima viene il progetto, poi la persona funzionale a realizzarlo”.

Mancini promosso tecnicamente, ma resta una ferita

L’ex portiere non ha nascosto di considerare Roberto Mancini un allenatore di alto livello, pur ricordando che il suo addio alla Nazionale continua a lasciare qualche interrogativo. “Mancini è una scelta tecnicamente valida perché ha dimostrato un gioco funzionale a un progetto. Se fossi il PSG, il Bayern, il Real Madrid o la Juventus lo prenderei in considerazione”.

Allo stesso tempo, però, Buffon ha ricordato cosa rappresenti per lui il senso di appartenenza, facendo un chiaro riferimento alla sua scelta di restare alla Juventus dopo la retrocessione. “Io sono sceso in Serie B con la Juve e mi sono tagliato cinquecentomila euro di stipendio. Solo per il senso di appartenenza“. Parole che inevitabilmente vengono lette anche come una risposta alle polemiche nate dopo l’addio di Mancini alla panchina azzurra.

Il caso Pirlo e le critiche al calcio italiano

Tra gli argomenti affrontati c’è stato anche quello legato ad Andrea Pirlo, escluso dal nuovo corso federale. Buffon ha parlato apertamente di una gestione che non ha condiviso: “Il discorso sul sito russo è stato un tentativo politico, goffo e mal riuscito per farlo etichettare come impresentabile.”

L’ex capitano ha poi allargato il discorso alle difficoltà del calcio italiano, sostenendo che il vero problema non sia la qualità dei calciatori, ma la mancanza di un progetto capace di valorizzare i giovani. “Una volta eravamo il campionato di riferimento. Oggi siamo forse il quinto in Europa e, nonostante questo, continuiamo a non dare spazio ai nostri giovani“. Secondo Buffon, il movimento è rimasto indietro rispetto agli altri grandi Paesi europei e serve un cambio di mentalità prima ancora che di risultati.

“Serve entusiasmo, non basta parlare di cambiamento”

Nella parte finale della sua riflessione, Buffon ha spiegato quale dovrà essere il compito principale del nuovo commissario tecnico. Più che gli aspetti tattici, sarà fondamentale ricostruire fiducia all’interno del gruppo: “Il nuovo ct dovrà infondere fiducia, entusiasmo e convincere i giocatori che si può fare”.

L’ex portiere ha anche sottolineato come da troppo tempo nel calcio italiano si parli di riforme senza arrivare a un progetto realmente condiviso: “Sento da anni tante parole ma nessuna che si trasformi in un progetto sostenibile“. Infine ha ribadito che l’Italia non può più vivere soltanto dei successi del passato, perché il livello internazionale è cresciuto ovunque e oggi nessuna partita può essere considerata semplice. Un messaggio che suona come un invito a ripartire con idee nuove e con una programmazione finalmente all’altezza della storia azzurra.

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