L’arrivo del tecnico toscano segna una svolta storica: abbandonati i principi tattici che hanno portato la Dea nell’élite del calcio italiano ed europeo
Gian Piero Gasperini ha lasciato l’Atalanta un anno fa, ma la Dea entrerà davvero in una nuova era soltanto quando il nuovo tecnico Maurizio Sarri terrà il suo primo allenamento con i nerazzurri: la scelta dei Percassi rappresenta uno strappo, una rivoluzione che segna l’abbandono dei principi di gioco che hanno portato i bergamaschi nell’élite del calcio italiano ed europeo.
Atalanta a Sarri: una scelta controcorrente
Dieci anni dopo la prima stagione di Gian Piero Gasperini, l’Atalanta si ritrova ad andare ancora controcorrente. Lo fa con la scelta di Maurizio Sarri come nuovo allenatore, una mossa con cui il presidente Antonio Percassi ha di fatto rinnegato il “Gasperinismo”, ovvero il tentativo di continuare a giocare il calcio inventato dal tecnico di Grugliasco con altri tecnici: nella stagione appena conclusa l’esperienza di Ivan Juric, allievo per eccellenza del Gasp esonerato dopo 11 giornate, si è rivelata completamente fallimentare, mentre i risultati raggiunti da Raffaele Palladino – 46 punti in 27 partite e 7° posto finale con qualificazione alla Conference League – non sono stati ritenuti sufficiente per riconfermare l’allenatore napoletano.
L’età dell’oro di Gasperini
Se non puoi copiare Gasp, meglio cambiare strada. Anzi, meglio imboccarne una completamente opposta. Questa sembra essere stata l’idea di Percassi una volta terminato il campionato. Già, perché in quanto a principi di gioco la scelta di Sarri appare in totale controtendenza rispetto alla storia recente della Dea, quella che ha visto l’Atalanta trasformarsi negli ultimi 10 anni da squadra abituata a prendere l’ascensore tra la serie B e la A a realtà di livello internazionale, in grado di vincere un’Europa League (nel 2024) e di giocare alla pari con le grandi del calcio europeo.
Sarri e Gasperini, tecnici agli antipodi
Gasperini e il suo gioco fatto di difesa a tre e marcature a uomo a tutto campo hanno rivoluzionato il calcio non solo italiano, diventando una vera e propria moda in serie A. Una moda a cui Sarri, tra i pochi, non si è mai adeguato. Di fatto, l’allenatore toscano e quello di Grugliasco possono essere posti agli antipodi in fatto di tattica: da Empoli a Napoli, passando poi per Chelsea, Juventus e infine Lazio Sarri ha cambiato moduli e variato l’altezza del baricentro della propria squadra, ma non ha mai rinnegato la sua scelta di campo, quella del calcio posizionale e della difesa a quattro. Della zona e della palla – non l’uomo – come riferimento fisso. Una filosofia opposta rispetto a quella di Gasperini e dei suoi adepti: a Bergamo l’ultimo a giocare così era stato Edi Reja nella stagione 2015/16, l’ultima pre-Gasp, chiusa dall’Atalanta al 13° posto.
Atalanta e Sarri, rischio rigetto
All’Atalanta, dunque, sta per andare in scena una vera rivoluzione. Una svolta che, inevitabilmente, espone i nerazzurri a dei rischi: dopo 10 anni di gasperinismo i giocatori della Dea sapranno adattarsi ai nuovi principi sarriani? Oppure le idee del tecnico toscano rischiano il rigetto? I Percassi procederanno a una rifondazione anche dell’organico? Di sicuro dovranno colmare le lacune della rosa: ad oggi l’Atalanta non ha un solo laterale che in carriera abbia giocato in una linea a quattro, se non saltuariamente.
La sensazione è che la transizione dal “gasperinismo” al “sarrismo” dovrà essere accompagnata dal lavoro certosino del nuovo d.s. Cristiano Giuntoli. Il resto spetterà al tecnico, che pare abbia scelto l’Atalanta anziché il Napoli per evitare la pressione della piazza partenopea: ma anche convincere Bergamo che c’è un altro modo di fare calcio, restando competitivi, non sarà facile.

