Morata, la verità su De la Fuente, i Mondiali con la Spagna e il periodo al Como: i sassolini di Alvaro

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L’ex attaccante di Juve, Milan e dei lariani torna sulla mancata convocazione tra le Furie Rosse e si toglie qualche ulteriore sassolino dalle scarpe.

Ha detto no a top club europei pur di provare a vincere la scommessa di portare il Liganes in Liga ( “ho ricevuto un’offerta da un allenatore con cui ho un buon rapporto, e la squadra giocava in una competizione europea. Segnare 20 o 30 gol non mi avrebbe cambiato la vita, ma essere promosso in Liga con questa squadra potrebbe. È una sfida diversa”), ha ancora un po’ di rammarico per essere stato escluso dalla rosa della Spagna per il Mondiale poi vinto dagli iberici e considera l’esperienza a Como assolutamente non da buttare. Alvaro Morata si confessa al programma ” El Larguero” di Cadena SER.

Perché ha accettato la Liga 2

Giocare nella Liga Hypermotion (la B spagnola) non è un problema per l’ex bomber del Milan: “Sono molto felice. In fin dei conti, penso che sia un progetto fantastico, con un forte impegno da parte del club e della proprietà. È un progetto che sembra molto promettente e, da quando ho firmato qui, molti giocatori hanno espresso interesse per il club e mi hanno chiesto informazioni. Non mi aspettavo nemmeno tutta questa attenzione mediatica. È un club che amo per come vengono gestite le cose, per le persone che ci lavorano e per l’atmosfera nello stadio. È una decisione presa sulla base di un progetto molto entusiasmante, che mi piace e in cui credo fermamente”.

Il periodo al Como

Morata ha voluto sottolineare che “al Como ero molto più importante di quanto si dica“ e che “penso sempre a far migliorare i miei compagni di squadra e credo che sia una cosa positiva. Ho attraversato anni difficili, ma ora sono felice e credo che si veda. Mi sono persino goduta un viaggio alle Isole Canarie, cosa che qualche anno fa mi avrebbe spaventato molto di più. Si tratta semplicemente di godersi le piccole cose di tutti i giorni”.

Morata non fa pesare il suo passato: “Tutto ciò che hai fatto fino a quel momento non conta nulla quando indossi la maglia del Leganés. L’altro giorno mi sembrava il primo giorno della mia carriera. Ho capito che non cambierò la mia storia. Chi mi apprezza mi apprezzerà sempre, e chi non mi apprezza, non importa quante Scarpe d’Oro vincerò, continuerà a non apprezzarmi: la mia Champions League è una decisione che considero coraggiosa. Non voglio che sembri che io sia qui solo per sentirmi a casa. Sono qui per il progetto che hanno e perché spero di restare. E perché hanno dimostrato di volermi qui”.

Il Mondiale perso

Il rammarico è per il Mondiale visto da spettatore: “Mi sarebbe piaciuto tantissimo essere ai Mondiali. Ma sono andato a New York quasi sentendomi parte del gruppo, perché ho visto tanti giocatori che hanno iniziato a giocare in nazionale con me. Siamo tutti umani e, alla fine, una parte di te spera che ti chiami; c’è sempre speranza. E penso che avrei potuto dare il mio contributo al gruppo, per creare una buona dinamica, ma sarebbe stato anche più facile per il commissario tecnico se non ci fossi stato. Immaginate, inizi un Mondiale e tutti iniziano a chiedersi cosa ci faccio lì. È meglio evitare quel clamore”.

E ancora: “De la Fuente mi ha chiamato per dirmi che non sarei andato. Credo fosse addirittura prima della lista preliminare dei convocati. L’ho ringraziato, gli ho detto che capivo perfettamente e ho augurato loro tutta la fortuna del mondo. L’unica cosa che non ha mantenuto è stata la promessa che mi aveva fatto, perché aveva detto che se avesse vinto il campionato, sarebbe uscito a cavallo con la Coppa in mano… Forse ha ancora tempo Non chiudo la porta, ovviamente mi piacerebbe tornare ma diciamocelo, è impossibile”.

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