Le due squadre si ritrovano allo scontro diretto per l’Europa alla fine di una stagione dove si è notata molto l’assenza di un vero bomber
Milan-Juve, caccia alla Champions… senza centravanti. O quanto meno, senza centravanti che segnino quanto dovrebbero. Ed è così praticamente dall’inizio di una stagione in cui i rispettivi attacchi, per motivi diversi, hanno faticato parecchio tra gol smarriti, sbagliati, cali di forma e infortuni. Spalletti avrebbe voluto un numero 9 a gennaio, ma gli uomini della Continassa non lo hanno accontentato. Ad Allegri è arrivato Füllkrug, ma l’impatto del tedesco fin qui è stato quasi nullo: un solo gol come Openda, anche se il belga della Juve ha giocato cinque volte di più (24 presenze contro le 19 del milanista). Insomma, se Diavolo e Madama possono legittimamente ambire all’Europa più importante, devono ringraziare parecchio anche chi di mestiere non è un numero 9. Per rivivere l’ultima volta che Milan e Juve si sono ritrovate senza un centravanti in doppia cifra, bisogna tornare alla stagione 1998-99, quella in cui Bierhoff chiuse l’anno in rossonero con 7 marcature e Inzaghi in bianconero con 9. C’è stata una situazione simile anche più recentemente, nella stagione 2021-22, chiusa con 11 reti da Giroud al Milan e con la Juve costretta a correre ai ripari vista la crisi di Morata (9 gol a fine campionato), con un grosso investimento per Vlahovic (7 reti da gennaio in poi).
i problemi di allegri
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Dici Giroud, e al popolo milanista scende – giustamente – la lacrimuccia. La storia recente del Diavolo peraltro insegna che, in un lungo elenco di centravanti arrivati mercato dopo mercato sul red carpet e poi andati via lasciando pochissime tracce di sé, le sorti dell’attacco negli ultimi anni sono state tenute a galla da Ibra prima, e Giroud poi. Due signori attempati, calcisticamente parlando. La stagione attuale in termini di attaccanti puri è un mezzo disastro. Il 3-5-2 di Allegri si è basato quasi esclusivamente su giocatori che non sono centravanti (ed è il motivo per cui a gennaio è stato fatto il tentativo, poi rivelatosi infruttuoso, con Füllkrug). Il caso più eclatante è ovviamente Leao, prelevato da Allegri in fascia e trasportato nel cuore del campo con consegne a cui non era abituato. Una migrazione difficile, tutt’ora molto incompleta, al netto dei problemi fisici. A inizio stagione c’era anche la narrazione su Nkunku “centravanti adattabile”. Ma, appunto, si parla di adattabilità e non di titolarità della cattedra: il francese può sicuramente fare tutto là davanti, ma resta un esterno/seconda punta. In teoria avrebbe dovuto esserci Gimenez, la pratica racconta che è rimasto chiuso in infermeria quattro mesi e mezzo, e nelle dodici partite di campionato in cui ha messo piede in campo, non l’ha buttata dentro una volta. Là davanti i gol sono arrivati, nonostante tutto da Leao e da Pulisic, che però nel 2026 è ancora a secco, senza considerare che Rafa e Christian insieme fin qui sono stati l’opposto di una coppia affiatata. Ognuno per conto proprio. I numeri dell’anno nuovo in effetti sono impietosi in termini di reparto: dei 21 gol complessivi, solo 8 arrivano dalle punte. E nel girone di ritorno il Diavolo ha solo l’undicesimo attacco del torneo.
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i problemi di spalletti
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Ora Vlahovic è a scadenza e a San Siro potrà andare al massimo in panchina, sperando di aver recuperato l’ultimo dei tanti infortuni che lo hanno condizionato in questi anni sotto la Mole. Milik, che aveva illuso col rientro per un paio di gare dopo due anni di stop, è tornato in infermeria e dunque ha azzerato le alternative nel ruolo a Spalletti. Che al massimo potrà affidarsi ancora a David, anche se il canadese al centro dell’attacco quest’anno ha fatto fatica: 6 gol in campionato, solo in una circostanza (contro il Napoli) in un big match. L’assenza di un centravanti puro è il problema principale con cui ha dovuto fare i conti Spalletti dal suo arrivo alla Juve, specie perché il tecnico lo ritiene fondamentale per sviluppare bene la propria idea di gioco. L’allenatore si è affidato tante volte al talento di Yildiz, che ha smorzato la crisi dei compagni, ma nell’ultimo mese anche il turco non ha trovato la via del gol e il reparto ha avuto un crollo nel rendimento. Spalletti al massimo ha ricavato qualche contributo da Boga, pescato nel mercato di riparazione da vice Yildiz ma diventato presto un fattore produttivo per la squadra: 4 gol e un assist dal suo arrivo. Mentre Zhegrova è rimasto un’idea incompiuta.
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