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Dopo aver cercato Dibu Martinez e Suzuki, Svilar e Maignan Spalletti ripiega sull’ex Tottenham ma che sia una garanzia è ancora da dimostrare

Da Combi negli anni 20-30 a Lucidio Sentimenti negli anni 40, da Giovanni Viola ad Anzolin negli anni 60, da Zoff a Tacconi negli anni 70-80, da Peruzzi negli anni 90 a Buffon nel nuovo millennio la Juventus ha sempre avuto grandissimi portieri, quasi sempre i titolari della nazionale italiana: un’anomalia vedere la Vecchia Signora indifesa tra i pali e quello che è successo e sta succedendo oggi ha pochissimi precedenti. Michele Di Gregorio preso come una certezza e spedito via come una mezza cartuccia dopo un mese e più di agguati e appostamenti alla ricerca di un altro qualsiasi che potesse difendere quella porta, che sia Trubin o Atubolu, che sia Dibu Martinez o Suzuki, che sia Maignan o Svilar fino all’arrivo di Vicario. Ma davvero Di Gregorio è così scarso e davvero Vicario tanto più affidabile?

La storia dell’uomo Digre

Sembrava e forse ancora è un predestinato l’uomo Digre, quello che a 6 anni a Corsico, alle porte di Milano sud e a circa mezz’ora di macchina da San Siro, lasciava controvoglia il campetto e le partitelle con gli amici quando papà Marcello (scomparso poi prematuramente quando il portiere aveva 13 anni) lo chiamava per accompagnarlo alla Pinetina per i provini e poi per gli allenamenti. Con la Primavera dell’Inter le prime gioie, poi la gavetta lunga e faticata, l’etichetta di paragori, l’esplosione al Monza quando vince anche il premio come miglior portiere del campionato, la convocazione in Nazionale proprio con Spalletti ct e quindi la Juve.

Il paragone con van der Sar

E’ vero, in questi due anni in bianconero Di Gregorio non ha confermato quanto si diceva di lui ma non si diventa brocchi all’improvviso, o si è bravi o non lo si è. Ha pagato le pressioni dell’ambiente, una situazione generale caotica col viavai di allenatori, lo scarso aiuto della difesa e ci ha messo sicuramente del suo ma ricordate Van der Sar? L’unico buco nero della storia della porta bianconera rimanda al portiere olandese: eroe all’Ajax, schiappa alla Juve dove fu cacciato dopo due stagioni in chiaroscuro. D’improvviso il miglior portiere d’Olanda (130 presenze in nazionale alla fine per lui, primo portiere straniero dei bianconeri) era diventato Edwin Mani di forbice, con la saponetta nei guantoni.

Di papere ne ha fatte ma scarso non è mai stato. Via dalla Juve è tornato ai vertici col Manchester United, dopo l’anno al Fulham, vincendo tutto. Di Gregorio probabilmente non andrà nella più prestigiosa squadra di Premier ma che si possa prendere le sue rivincite è assai probabile. Che si sia persa la fiducia in lui è l’unica ragione accettabile per il divorzio: ormai giocava con la paura ma forse andava difeso diversamente.

Chi è Vicario

Al suo posto dunque, dopo trattative infinite, ripensamenti e tira e molla ecco Guglielmo Vicario, buon portiere per carità ma che deve la sua fama a due buone stagioni ad Empoli dopo un passato da vice o da precario. Se ne innamora il Tottenham che lo blinda con un quinquennale ma con gli Spurs Vicario alterna cose buone ad altre meno buone fino a perdere il posto da titolare, mentre la sua carriera in Nazionale italiana resta limitata all’eterno ruolo di riserva, alle spalle di Donnarumma e a volte anche di Meret. Perché Vicario è questo, un buon portiere, un Meret più fortunato e più ricco. Magari arrivato all’occasione della vita diventa il numero uno dei sogni ed è quello che si augura Spalletti. La Juve non ha un attacco da 60 gol a campionato, deve basarsi sul prendere pochi gol e l’aver aggiunto Lucumi a Bremer è un passo avanti ma dietro di loro serve un portiere che se arrivano anche solo 2-3 tiri in porta sappia pararli. Vicario lo è?

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