le verità di Malagò su Pirlo e Conte

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Dopo settimane di trattative, colpi di scena e ipotesi sfumate, il presidente federale ufficializza il ritorno di Mancini e affida a Ranieri il ruolo di dt

Roberto Mancini è ufficialmente il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana. Un ritorno per certi versi inevitabile dopo l’incredibile susseguirsi di eventi degli ultimi concitati giorni. A rompere gli indugi è stato il numero uno della FIGC, Giovanni Malagò, che in conferenza stampa ha annunciato anche l’arrivo di Claudio Ranieri in veste di direttore tecnico, elencato le motivazioni della scelta e spiegato le ragioni dell’addio lampo a Paolo Maldini e Leonardo.

L’Italia riparte da Mancini

“Macini è il nuovo ct dell’Italia. Il tempo stringeva e io ho ritenuto che la persona giusta fosse Roberto”, si apre così la conferenza stampa in cui Giovanni Malagò pone fine alle ipotesi, alle fantasie e ai voli pindarici di milioni di italiani, dagli organi federali ai tifosi. L’Italia riavvolge il nastro, si fa bastare le scuse dopo il tradimento, e riparte come nulla fosse dal 2023. Tre anni cancellati da un inevitabile bagno di realismo: “Sono state fatte tutte le valutazioni. So delle sue scuse recenti e ovviamente tutti hanno fatto le valutazioni del caso”.

Questione di realismo e possibilità

“Ho trovato molto positiva la disponibilità sugli aspetti economici, lui e Ranieri stati capaci prima dei numeri di comportarsi con grande sensibilità rispetto ai numeri e al budget federale”, se non è realismo questo. Questione di budget, dunque. Lo si sapeva da quando è uscito il nome di Pep Guardiola, ma sentirselo dire in faccia dopo settimane di racconti, fantasie, speranze e mezzi proclami, fa uno strano effetto… e, oggettivamente, il gusto che resta sul palato non è propriamente gradevole.

Un addio necessario

Mancini meglio di Andrea Pirlo? Non lo sapremo mai. Certamente nella mente di chi ha deciso, Malagò in primis che ha scelto “involuzione” per etichettare la candidatura dell’ex campione del mondo. Fuori Pirlo e fuori Maldini e Leonardo, che si sono vestiti di azzurro per una decina di giorni, hanno provato a corteggiare il migliore, salvo ritrovarsi a provare invano a far passare la propria linea fino all’inevitabile arrivederci e grazie: “Non c’è stato alcun tipo di conflitto o polemica con loro”.

Svolta fallita

“Perché non ho scelto subito Mancini?”, ha proseguito Malagò: “Perché ho sempre creduto nel concetto di Club Italia. Qualsiasi nome mi era venuto in mente, mi sono sforzato lo facessero Maldini e Leonardo. Non è stato fatto altro nome da loro, era stato ipotizzato un profilo di allenatore. Ho passato più tempo in videoconferenza con loro che con chiunque altro negli ultimi 15 giorni. Sono stati dei signori, schietti e onesti su quella che era una loro presa di posizione. E lo stesso ho fatto io”. Parole che chiudono la vicenda e confermano come la scelta di Maldini e Leonardo sia stata troppo avventata e fatta, forse, sulle ali di un entusiasmo figlio del voler segnare una svolta.

Tutto è cambiato. Nulla è cambiato. Forse

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, diceva Tancredi ne Il Gattopardo. La sensazione è che sia successo proprio così. La svolta non c’è stata. La nazionale torna a tre anni fa. Nel mezzo, però, sono arrivati un Europeo da dimenticare, l’ennesima esclusione dal Mondiale e la rivoluzione in FIGC. Malagò ha, poi, annunciato che entro la settimana al quadro si andrà ad aggiungere una terza figura che “si occuperà di fare il dirigente delle squadre nazionali, il ruolo che era Gigi Riva e Gigi Buffon. Chiamiamola una supervisione del coordinamento delle nazionali giovanili”. Tutto è cambiato. Nulla è cambiato. Forse.

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