L’ex dirigente bianconero, intervistato da Fanpage.it, interviene sulle parole dell’ex ad bianconero rilasciate a La Stampa vent’anni dopo i fatti di Calciopoli
Sono passati vent’anni, ma la ferita di Calciopoli non si è mai davvero rimarginata. E probabilmente non lo farà mai per una parte del popolo bianconero, soprattutto per chi quella vicenda l’ha vissuta, subita e poi ha assistito agli sviluppi giudiziari che, negli anni successivi, hanno rimesso in discussione diversi aspetti della ricostruzione emersa dalla Giustizia Sportiva. Il 2006 resta così uno spartiacque nella storia della Juventus e nell’immaginario dei suoi tifosi.
Juventus, Moggi replica a Giraudo
A riaccendere il dibattito sono state le recenti parole di Antonio Giraudo a La Stampa. Dopo l’ex amministratore delegato della Juventus, anche Luciano Moggi è tornato sull’argomento, intervistato da Fanpage. I due ex dirigenti componevano, insieme a Roberto Bettega, la celebre “Triade” bianconera: Giraudo si occupava soprattutto della gestione economica, finanziaria e societaria, mentre Moggi aveva un ruolo centrale nelle questioni sportive e, soprattutto, nel mercato.
Juve, la frattura di Calciopoli
La loro esperienza alla Juventus si interruppe bruscamente proprio con Calciopoli, che portò alle sanzioni della Giustizia Sportiva e alla radiazione di entrambi dalle attività federali, poi confermata dal CONI. Sul piano penale, invece, i procedimenti a loro carico si sono conclusi con la prescrizione. Nell’intervista, Giraudo ha affrontato anche il tema della possibilità che una futura pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea possa aprire nuovi scenari e, secondo le sue speranze, consentire a un giudice di riscrivere alcuni capitoli della storia di Calciopoli.
Moggi replica a Giraudo
L’ex amministratore delegato non ha risparmiato critiche a Moggi, ricordando anche le perplessità iniziali di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti sulla sua nomina: «Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore del gruppo riconosco tuttora le sue capacità». Poi l’affondo sulla comunicazione dell’ex direttore generale: secondo Giraudo, Moggi avrebbe finito per danneggiarsi da solo con una comunicazione «vanitosa», legata anche alla mancanza di esperienze nel mondo industriale, arrivando a «mancare di rispetto a chi ha lavorato con lui».
Moggi rievoca l’avvocato Agnelli
La risposta di Moggi non si è fatta attendere. A Fanpage l’ex dirigente ha replicato anche sul tema dell’invidia nei confronti della Juventus e sull’idea che, con l’Avvocato Gianni Agnelli ancora alla guida del club, Calciopoli non sarebbe mai esplosa: «Non si può mica dire il contrario». Poi ha respinto l’accusa legata alla comunicazione: «La comunicazione praticamente ha portato alla luce delle verità. Io non ho fatto messaggi, ho soltanto dato rilevanza a quello che sostanzialmente dicevano le intercettazioni che ho pagato io direttamente, e ne hanno giovato tutti».
Juventus, Moggi ribalta le accuse
Moggi ha poi chiarito il suo punto di vista sulla presunta mancanza di rispetto nei confronti di Giraudo. «Non so a chi si riferisca. Non certamente a me», ha spiegato, sottolineando come i rapporti tra i due siano sempre stati buoni. Anzi, Moggi ha ribadito di aver considerato Giraudo «come un fratello», aggiungendo di non aver cambiato idea sul suo ex compagno di avventura. Parole di stima anche sul ruolo ricoperto da Giraudo all’interno della Juventus: «Ho sempre sostenuto che Giraudo fosse un punto fermo e di forza di quella squadra, essendo anche il delfino di Umberto Agnelli». Secondo Moggi, per capacità avrebbe potuto persino ricoprire il ruolo di presidente federale.
Moggi e la stoccata a Elkann e Comolli
Infine, l’ex direttore generale ha guardato alla Juventus di oggi e all’attuale struttura societaria, soffermandosi sui nuovi uomini chiamati a guidare il club. Il giudizio è tutto sommato positivo: «Dagli algoritmi siamo passati alla conoscenza specifica della materia e la Juventus sicuramente ne trarrà beneficio». Moggi ha citato anche Massara, che conosce dai tempi in cui era calciatore, e Carnevali, apprezzandone il lavoro svolto al Sassuolo. Il concetto finale è netto: dopo una fase in cui, secondo Moggi, le scelte sarebbero state affidate soprattutto agli algoritmi, la Juventus avrebbe finalmente scelto dirigenti con una conoscenza più diretta del calcio. E ora, per il vecchio direttore generale bianconero, non resta che vedere se questa nuova strada porterà davvero i risultati sperati.

