Inter, Barella, Dimarco, Bastoni ecco come è rinato il blocco della Nazionale

ALL calcio
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Dalla mancata qualificazione al Mondiale (con strasichi e polemiche) alla ripartenza in nerazzurro. Tutti da protagonisti e con l’aiuto decisivo di Chivu

Filippo Conticello

Giornalista

Cos’altro, se non un’abbuffata pasquale, poteva saziare la fame degli azzurri feriti e ricomporre il loro cuore in frantumi? E chissà quanto forte sarà ancora il desiderio di fuga catalana di Bastoni, quando Alessandro ripenserà a quei 75mila di San Siro in piedi a spellarsi le mani per lui? Pure Nicolò Barella, forse, smetterà di pensare alla Bosnia, visto che, dopo una vita, ha risentito cantare il suo nome per un gol segnato: si è quasi commosso mentre i compagni gli saltellavano addosso quando ha sfondato la linea romanista nell’azione del 5-1. Teneva le mani sul volto perché gli ultimi giorni neri li ha sofferti più degli altri: anche per questo, ha assaporato gli abbracci nerazzurri uno a uno, soprattutto quello con il suo allenatore dall’altissimo valore simbolico. Anche Federico Dimarco, che in Nazionale non aveva certo lo stesso motore nerazzurro, ha dato segni di ripresa, decisivo nella connection mancina con lo stesso Bastoni: anche l’esterno di Inter e Nazionale ricorderà questa Pasqua di rinascita. Insomma, la società temeva il contraccolpo in campionato della grande delusione mondiale, ma il blocco tornato dai Balcani con le ossa rotte ha risposto come meglio non poteva. È stato un moto di orgoglio individuale, ma anche una reazione collettiva grazie al pronto soccorso di tutti: la società è stata vicina al nucleo azzurro ogni benedetto giorno, con tutto lo stato maggiore di stanza ad Appiano. Non bastasse, lo spogliatoio si è stretto in un confronto costante guidato dal capitano, che al Mondiale americano andrà da campione in carica: prima e dopo il match, in privato e in pubblico, Lautaro ha ribadito che adesso lo scudetto è ancor più necessario. Sarà un balsamo contro ogni dolore ormai passato. In più, i tifosi hanno cantato al massimo dei decibel, alzandoli nel momento dei cori ai propri reduci feriti. Il resto lo ha fatto Cristian Chivu, sopraffino psicologo e bravo a lavorare sull’orgoglio, un sentimento acceso che può andare ben oltre ogni delusione: molto del riscatto dell’Ital-Inter si deve, infatti, proprio al tecnico romeno. 

ovazione anti-barça

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Soprattutto Bastoni è stato al centro della festa, anche perché, da Barcellona a Milano, il nome del centralone di Chivu corre ormai di bocca in bocca. Alla vigilia del match contro la Roma, Ale aveva letto ad Appiano quello striscione lungo lungo a lui dedicato: “Testa alta e paura di niente, hai a fianco la tua gente”. Bastoni li ha presi in parola, ha tenuto la testa ben su, verso l’alto, con gli occhi diretti alle tribune e poi vigili tutto attorno per guardare la maestà di San Siro: al momento della sostituzione, l’ovazione per lui è stata totale, abbracciante, difficile da dimenticare. Sul telefono, poi, continuano i messaggi di sostegno anche a distanza di giorni, dal sindaco Sala a un gradito WhatsApp con un centinaio di firme di tifosi famosi, quelli del gruppo Inter-Nati: per “Basto” un appoggio vario, da Stefano Boeri a Valentino Rossi, da Elio a Nicola Savino fino a Massimo Recalcati e Alessandro Profumo. Ale è ben conscio che negli altri stadi non sarà così e che la contestazione nei suoi confronti, nata dal caso Kalulu, sia destinata ad aumentare vertiginosamente dopo il rosso bosniaco, ma da ora il suo umore non sarà più sotto ai tocchi. Giusto prima della partita, una carezza gli era arrivata anche dal suo stesso presidente: “Bastoni non merita questo trattamento, nella vita si sbaglia, invece in Italia sono tutti psicologi ed esperti di calcio, senza considerare con che uomo si abbia a che fare… – ha detto Beppe Marotta -. Leggo che dovrebbe abbandonare l’Italia, ma Bastoni è un patrimonio dell’Inter e dell’Italia. Non ci sono estremi e condizioni, ma tutte queste situazioni saranno affrontate più avanti…”. Esatto, più avanti arriverà l’assalto del Barcellona, che già lo vede accanto a Cubarsì nella difesa del futuro: nel caso, lasciare l’Italia con un altro scudetto in bacheca, il terzo della carriera, darebbe un senso di compiutezza al viaggio. Magari, nel frattempo, il clima attorno a lui potrebbe pure diventare meno tossico.

meravigliosi

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Dopo la sostituzione Bastoni ha accolto dalla panchina anche l’abbraccio del compagno Nicolò, trasfigurato dall’emozione fino alle lacrime e venuto fin lì solo per abbracciare prima lui e poi Chivu. Quello della mezzala non era certo un gol banale, non solo perché arrivava nella prima gara post-Bosnia, ma anche perché coronava una prestazione di intensità rara in questa stagione. Una gioia così, in fondo, gli mancava da troppo: l’ultima sua rete in A risaliva al 4 ottobre dell’anno passato, contro la Cremonese. Sei mesi tondi di digiuno, anche se, a dirla tutta, qualche segnale di crescita si era intravisto di recente: con quello di ieri, Nicolò ha preso parte a reti per tre match di fila in campionato per la prima volta dall’ottobre 2022. Discorso a parte per Dimarco, che in questa occasione non ha partecipato direttamente a nessuna delle cinque reti, eppure sta risalendo di condizione: l’aver ripreso possesso della fascia mancina sarà un fattore in questo ultimo sforzo scudetto. Chivu si riferiva anche al suo esterno quando, alla fine, parlava di questa Ital-Inter di colpo rinata: “La prestazione degli azzurri è stata semplicemente meravigliosa”, ha detto il tecnico romeno. Ma occhio anche al resto del discorso, un lucidissimo monito per il futuro: “Con quello che è successo si deve convivere, ma bisogna imparare dagli errori, altrimenti…”.



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