il tifo per il Milan, il tema su Baresi e le medaglie col Dream Team

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La nuova capodelegazione del team Italia scelta da Malagò, ex star del fioretto, è laureata in medicina, è stata dirigente a Milano-Cortina ed è vicepresidente del Coni

Faceva caldo a Barcellona quel pomeriggio del 4 agosto del 1992, un’afa che invadeva anche i palazzetti, compreso il Palau de la Metallúrgia nella zona di Montjuïc che pure è in altura: quel giorno Diana Bianchedi fece la storia della scherma azzurra. Assieme a Trillini, Vaccaroni, Zalaffi e Bortolozzi centrò l’oro nel fioretto femminile a squadre, l primo titolo olimpico a squadre all’Italia della scherma femminile nella storia dei Giochi. E fu decisiva nella finale contro la Germania, facendo suoi tutti e quattro gli assalti nel successo per 9-6 delle azzurre. L’ex stella del Dream Team della scherma azzurra oggi è capodelegazione dell’Italia del calcio. Una scelta del presidente di Malagò che ha sorpreso tutti ma che, a ben vedere, potrebbe essere vincente.

Chi è Diana Bianchedi

La Bianchedi ha iniziato a fare scherma all’età di 6 anni vincendo il primo titolo Italiano a 12 anni. Poi il boom Nel 1997 iniziò la sua carriera nella nazionale giovanile che la vide vincitrice di 3 medaglie individuali ai campionati del mondo juniores. L’apoteosi con due medaglie d’oro ai Giochi Olimpici a Barcellona 1992 e Sydney 2000 e cinque titoli mondiali a squadre tra il 1991 e il 2001. In diversi ruoli, ha partecipato a 12 edizioni dei giochi olimpici. Parallelamente alla carriera da sportiva, ha proseguito gli studi fino a laurearsi in Medicina e Chirurgia, ha fatto parte del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ed è vicepresidente del Coni.

Il tifo per il Milan e il tema su Baresi

E’ tifosa del Milan l’ex schermitrice che dedicò un tema anche a Franco Baresi dopo aver lasciato le scuole private a Milano dalle suore in seconda liceo: “Lasciai per rabbia – rivelò in un’intervista -A fine settimana dovevo partire per la mia prima gara di Coppa del Mondo, così mi sono fatta interrogare in matematica al venerdì e ho preso otto. Il lunedì altra verifica su un programma che non avevo fatto. Mi è sembrato uno schiaffo ingiusto. E mi sono trasferita in un liceo pubblico, grazie al sostegno dei miei genitori che si sono fidati di me. Sono cresciuta alla Mangiarotti. Da studentessa e da milanista al mio attivo ho anche un tema in inglese su Franco Baresi”.

Dopo la laurea in Medicina e la specializzazione in medicina dello sport ha abbracciato la politica nello sport, è stata Chief Strategy Planning & Legacy Officer della Fondazione Milano Cortina 2026. «Lo sport può parlare a tutti di tutto: di salute, di parità, di inclusione, persino di salute mentale. Ecco perché credo così tanto nella legacy dei Giochi. Significa lasciare un’eredità positiva, tangibile e intangibile. Da un lato infrastrutture e servizi, dall’altro valori, competenze, cultura del movimento. È un lavoro corale, che parte oggi e guarda al futuro». Uno in particolare il suo motivo d’orgoglio: «Penso alla gender equality: nel Comitato abbiamo raggiunto il 50% di donne e 50% di uomini, e non è stato semplice”

La mission della Bianchedi

Accanto ai temi dell’inclusione e della sostenibilità, c’è sempre stata la grande sfida dell’educazione sportiva e della dual career, dalle sue parole si può capire anche perché Malagò l’abbia scelta per aiutare il movimento calcistico italiano: «Troppi ragazzi oggi lasciano lo sport a 14 anni. Con il percorso della dual career, invece, possono conciliare studio e sport senza rinunciare a nulla. È un cambiamento culturale enorme. Grazie all’accordo con CONI, CIP e la Conferenza dei Rettori, e a un decreto ministeriale, gli studenti-atleti possono finalmente seguire percorsi flessibili e personalizzati. È un passo avanti decisivo».

Alle elezioni del Coni, prima che venisse scelto Buonfiglio, ha sperato di poter diventare la prima donna presidente: “Sì, mi sento pronta a guidare il Coni – disse – ma mi dispiacerebbe sapere di essere stata scelta perché donna. Preferirei essere la prima campionessa olimpica donna presidente del Coni: non ho meriti per essere una femmina, mentreper quegli ori ho faticato tanto, così come per laurearmi in Medicina mentre facevo i Giochi o aver fatto due figli mentre ero vicepresidente del Coni, senza saltare mai una Giunta”. Ora può dire di avercela fatta: è la prima donna capodelegazione della nazionale maschile di calcio.

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