L’ex Golden Boy, che ieri ha festeggiato il compleanno, si era proposto per la Nazionale, intanto è in causa con l’azienda del videogame più famoso che ha utilizzato la sua immagine
Avrebbe voluto festeggiare il suo 83esimo compleanno, caduto ieri, pensando ai convocati per il debutto dell’Italia in Nations League visto che si era (invano) proposto come ct per il post-Gattuso, visto che da sette anni ormai ha il patentino da tecnico, o addirittura da presidente federale, ruolo per il quale egualmente aveva alzato il dito dicendosi disponibile benchè consapevole delle difficoltà ( “C’è qualcuno che ha paura che faccia troppo autonomamente le cose, ma forse è questo ciò che serve ora. Poi ho patentino, potrei fare anche il ct”) ma Gianni Rivera una partita la sta già giocando egualmente ed è contro il colosso che produce il videogame che si chiamava Fifa, anche se non si chiama più così.
La battaglia di Rivera
Lo rivela il Giornale dove si leggono le parole dell’ex Pallone d’oro: «Avevo firmato un accordo perché credevo che fosse per la promozione del calcio tra i giovani. Invece è diventato puro business». Rivera ha portato in tribunale Electronic Arts, l’azienda che produce il videogame più famoso al mondo, contestando l’uso della propria immagine. Al centro della causa un documento firmato nell’aprile del 2005, che secondo EA autorizzerebbe l’impiego del volto e del nome del campione anche nelle edizioni successive.
Lo sfruttamento dell’immagine
Gli avvocati di Rivera sostengono che il consenso dato è troppo generico e non valido per uno sfruttamento commerciale così ampio e prolungato. Ventuno anni fa gli fu chiesto il permesso di utilizzare nome e aspetto all’epoca e nei titoli futuri della serie Fifa, l’ex Golden Boy firmò ma ora chiarisce: «Non era un’autorizzazione illimitata e senza compenso per l’uso in un prodotto commerciale globale: Il documento non specifica in modo adeguato durata, modalità, piattaforme, territorio e forme di sfruttamento future. Se fosse stato così non avrei firmato: in tutta la mia carriera non ho mai voluto cedere a nessuno i diritti a sfruttare la mia immagine. Figuriamoci a chi produce un gioco elettronico».
Un tecnico informatico contattato del campione – si legge sempre su Il Giornale – ha trovato un’immagine in cui Rivera cerca di fare gol in una rete griffata con il nome di uno sponsor tecnico: «E dicevano che non c’era pubblicità». E segnala che, nelle varie versioni del gioco, comparirebbero anche sponsor e marchi sulle maglie, nei cartelloni e nelle schermate.
La palla passa ora al giudice di primo grado.

