
Martedì 4 agosto la cerimonia di saluto per il capitano del Milan che è riuscito ad unire una Milano assolata e insolitamente compatta. Per l’uomo e il calciatore
La Milano, che lo ha abbracciato ragazzino, ha indossato una compostezza pacata per rammentare che quel capitano unico, nel caleidoscopio dei paradossi, nell’eleganza del talento come pure nelle lacrime della disfatta. Era lo stesso Franco Baresi, il Piscinin, sia nelle vittorie sia nelle sconfitte perché il suo tratto è rimasto sempre coerente, perfetto e lineare nei gesti quanto nelle parole che si sono sempre rivelate scelte. Ieri, Piazza Sant’Ambrogio era gremita e così anche le vie limitrofe, da via San Vittore a via Olona, sbocchi necessari colmi di un affetto assoluto, netto che la famiglia ha riconosciuto. E apprezzato nel ringraziamento che Regina Baresi, nipote di Franchino e figlia di Beppe nonché ex capitana dell’Inter. L’amore che si sono donati rimane, il tributo della loro città e della loro gente resiste. Alle filosofie opposte, le radici e le appartenenze che non sono affatto distanza. Almeno per loro.
La famiglia Baresi stretta dall’abbraccio di Milano
Regina Baresi, la nipote che più ha ereditato la passione per il pallone fino a indossare la fascia di capitana per l’Inter che ha riportato in A, ha speso in parole lievi quel sentimento di gratitudine che i tifosi, la loro gente ha riservato a un campione che aveva reso un silenzio un codice unico. Dentro e fuori dallo spogliatoio. Apparteneva a un’altra generazione. Probabile. Perché quel valore sia superato o desueto è un’altra questione, di complicata comprensione.
Da erede di un talento purissimo, condiviso dai geni e anche dal campo che ha frequentato fin da piccola, Regina ha deciso di proseguire e dare continuità al rapporto, spesso controverso, tra il calcio e i Baresi. Anche lei ha vissuto momenti delicati, ma come suo zio non ha mai perso la voglia di esserci, di seguire la propria direzione.
Oggi è arrivato già, per lei, il tempo di generare un segnale di unione, di rispetto nei confronti di quelli che con la presenza, un messaggio, un tributo hanno desiderato manifestare la stima, l’affetto e anche l’appartenenza a quel rigore morale, etico che ha saputo interpretare Baresi fino all’ultima apparizione pubblica durante la cerimonia di Milano Cortina, al braccio di Beppe Bergomi.
L’uomo e il capitano
Da ex Inter e amico, nonché conoscitore della famiglia ha capito prima e come pochi perché Franco avesse conquistato un popolo, quello milanista, ma si fosse guadagnato la stima dei più ad eccezione di qualche soggetto isolato. Non è stata una carriera o anche una vita semplice la sua, persi i genitori e affrontate quelle prove che ha affrontato senza nascondersi, pur non spendendosi in eccessi verbali.
Ieri, al suo funerale, quel Milan era visibile. Era Donadoni, Ambrosini, Maldini, Simone, Dida e pure Baggio, Bergomi, Pagliuca e tutti quelli hanno potuto dimostrare con la loro presenza la stima. Non c’era Arrigo Sacchi, provato, come pure Adriano Galliani mentre suo figlio Gianluca gli ha riservato parole sentite sui social. Fabio Capello era segnato, addirittura sofferente come Braida.
Il post di Regina Baresi
“In questi giorni hanno usato tutti tantissime parole bellissime per te, quindi grazie; alla nostra famiglia invece è sempre bastato il silenzio per esprimere l’Amore. ❤️
You’ll never walk alone. 🕊️”.
Maura, i figli e i fratelli accanto a Franchino
Nella bruttura del distacco, che non ha mai un tempo per essere elaborato, è rimasto il contesto cammino dietro all’indimenticato numero 6, al capitano del grande Milan di sua moglie Maura, dei suoi figli, dei fratelli e dei nipoti tra cui Regina, alla quale oggi è affidato non un compito, perché nulla è dovuto e neanche i ringraziamenti, quanto la spontanea volontà di esserci comunque.
Come Franco, suo zio ha deciso fino all’ultimo istante quando ancora sperava di riuscire a passare per Milanello a salutare i ragazzi.

