Ecco come sarà la nuova Italia di papà, non si aspettava più la nomina a ct

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Andrea, figlio del tecnico jesino ed attuale ds del Cesena, parla delle forti motivazioni dell’allenatore della nazionale azzurra e del suo sogno ai Mondiali

Non ci credeva più Roberto Mancini. La sua rincorsa a quella panchina mollata via in un impeto di rabbia, rimpianta quasi subito ed inseguita per quasi un anno previe pubbliche scuse, sembrava impossibile ormai. Troppi segnali negativi anche quando ha ricominciato a circolare il suo nome. Lui si era pubblicamente proposto e candidato ma leggeva di Guardiola e Ancelotti, di Thiago Motta e Pioli, di Conte e perfino di Palladino. Quando la nomina di Pirlo sembrava cosa ormai fatta aveva deposto le speranze ma anche dopo, quando è scoppiata la bufera sull’ex tecnico di Juve e Sampdoria, non voleva crederci ancora. Lo rivela il figlio Andrea, attuale ds del Cesena dopo un lungo trascorso alla Sampdoria.

Mancini pensava di essere ormai out

Andrea Mancini è emozionato, col padre ha parlato molto in queste settimane e i due ieri si sono scambiati messaggi per gioire insieme. Quella panchina tanto amata sembrava sfumata: «Più che averci creduto, ci ha sperato tanto. Se torniamo solo a giovedì o venerdì, sembrava impossibile un suo ritorno. Ma la vita è così, imprevedibile e regala sempre sorprese. Ed è bella per questo. In realtà solo ieri pomeriggio ha saputo tutto. La direzione sembrava un’altra. Poi nel fine settimana è cambiato tutto e le possibilità sono aumentate. Con l’annuncio di Malagò è arrivata la certezza. Ha una forte motivazione. Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni. E c’è anche un altro fattore. Vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia».

La mission del ct

La porta sbattuta a Gravina, l’immediato annuncio della scelta araba sono cose che gli italiani non hanno dimenticato e ora sono tornate le polemiche: «Quelle ci sono e ci saranno sempre. Fanno parte di questo mondo e devi accettarle facendo questo lavoro. Nella vita e nel calcio non si può piacere a tutti. Alla fine sarà il campo a parlare, è l’unico e vero giudice di questo sport. Lui si metterà subito al lavoro. Il tempo è poco, ma non è un uomo che ha paura delle sfide. Ma bisogna fare attenzione a una cosa: una sola persona non può cambiare le sorti dell’intero calcio italiano. Penso che la questione sia piuttosto un’altra. Bisogna impegnarsi per creare un percorso, dare forma a un’idea in cui si mettano di nuovo i giovani italiani al centro del sistema. Bisogna tornare a investire sui settori giovanili e a coltivare il talento. Dobbiamo riallinearci alla direzione che il calcio mondiale ha preso da tempo».

La sfida da vincere

La sfida più importante già c’è: «Fare nuovamente innamorare il popolo italiano della Nazionale dopo i tre Mondiali saltati. L’Italia merita di stare con le squadre più forti e tornare a provare certe emozioni. Insomma, dovrà riportare quella magia che aveva creato con il percorso e la vittoria dell’Europeo. Vuole vincere il Mondiale. Ha questa idea da sempre, ce l’ha sempre ripetuto. Voleva tornare per far vivere questa gioia all’Italia. Quando lo diceva all’Europeo, gli davano del pazzo. Poi è successo. È vero, è prematuro parlarne. Ma è giusto pensarci, perché a volte i sogni si realizzano. E io gli faccio il mio più grande in bocca al lupo. Farà un grande lavoro»

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