caccia al passaporto italiano dei baby talenti, da Romano a Cisse, da Inacio a Tresoldi. Ma serve giudizio

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Tutti chiedono a Mancini di non farsi soffiare i giovani multietnici di belle speranze ma sarebbe un errore mandarli allo sbaraglio per la fretta di naturalizzarli

L’idea l’aveva avuta lui per primo e l’aveva ufficializzata nella sua conferenza di bentornato: “Oriundi? Se capitano delle opportunità perchè no, ormai è qualcosa che fanno tutte le nazionali”. Roberto Mancini l’aveva già fatto con Retegui, pescato in Argentina dal Tigre e trasformato in bomber della Nazionale, e vuole continuare su questa strada, non foss’altro perché così fan tutti ma adesso che lo tirano per la giacchetta da destra e da sinistra, spingendolo a chiamare il primo ragazzino che indovina un dribbling, bisogna andarci cauti.

L’esempio delle altre nazionali

Sotto gli occhi abbiamo gli esempi di Bellingham, figlio di immigrati che diventa grande in Germania ma difende la bandiera inglese (come Rushford e altri),come Musiala, di padre nigeriano, che cresce in Inghilterra e diventa una stella della Germania, di Pedro Porro che si svezza in Portogallo, di Laporte che nasce in Francia, senza parlare di quasi tutti i francesi e di molti big del Marocco, come Hakimi. Giusto che anche l’Italia apra gli occhi e si adegui.

I precedenti in azzurro

Nessuna novità, intendiamoci. Il passato ci regala tanti precedenti, senza tornare alla preistoria (da Mumo Orsi negli anni 30 fino ai vari Sivori, Altafini, Angelillo, Schiaffino e Sormani), c’è l’esempio lampante di Mauro German Camoranesi, argentino purosangue di Tandil che aveva un bisnonno originario di Potenza Picena (Macerata) e che probabilmente è stato aiutato anche dal cognome nell’essere accettato (ma ricordate le polemiche sull’inno che non cantava?). L’ala della Juve fu decisivo anche nel successo in Germania ai Mondiali del 2006. Anche i brasiliani Thiago Motta, Jorginho ed Emerson Palmieri, mai considerati dalla nazionale auriverde, hanno vestito a lungo la maglia azzurra. Italiani forse, bravi sicuramente.

Poi ce ne furono anche tanti altri di naturalizzati che lasciarono assai a desiderare ma che soprattutto presero in fretta e furia il passaporto italiano per poi giocare mezza partita e scomparire dai radar azzurri: da Ledesma ad Amauri, da Joao Pedro a Luiz Felipe, da Vazquez a Paletta e Schelotto. Ecco, il rischio è che la cosa si ripeta anche con i baby promettenti, che ci sono sicuramente ma non bisogna farsi prendere dalla fregola di vestirli subito d’azzurro.

Da Cisse a Romano quante speranze

Silvio Baldini in Under 21 ha già dato chance ai vari Koleosho, Mane, Reggiani, Chiarodia, italiani cresciuti all’estero e ora tocca a Mancini ma guai a pescare nel mucchio indiscriminatamente. Il panorama offre Cisse del Milan, nato a San Liberale, quartiere multietnico a nord ovest di Treviso, il 22 ottobre 2006 da genitori guineani (papà Saloussy è operaio, la mamma Habibatou cameriera) e nel suo caso si può star tranquilli che non sceglierà la Guinea.

Tutt’altra storia per Alessandro Romano, che con un sinistro all’incrocio all’esordio in A ha regalato tre punti al Cagliari sul campo del Parma. Nato il 17 giugno 2006 a Winterthur, nel Canton Zurigo, in Svizzera, nel 2022 è passato alle giovanili della Roma, facendo tutta la trafila con le categorie Under 17, Under 18 e Under 20. Tra campionato e Coppa Italia Primavera ha raccolto 63 presenze, impreziosite da 11 gol e 5 assist fino alla stagione 2025/26, quando Romano entra nei radar della Roma e di Gian Piero Gasperini che lo fa esordire in A Successivamente Romano si trasferisce in prestito allo Spezia, in Serie B, dove trova maggiore continuità e responsabilità. Nel percorso giovanile ha inoltre indossato la maglia delle selezioni della Svizzera fino all’U20 ma senza trovare ancora l’esordio con quella maggiore. Se l’Italia si sbriga può soffiarlo agli elvetici. Ma servirà qualche controprova per capire il suo reale valore, ha giocato solo due partite in A finora.

Il caso di Tresoldi

Poi c’è Samuele Inacio col Borussia Dortmund: sull’attaccante 18enne impegnato in Germania c’è anche l’interesse del Brasile. Figlio d’arte (il papà è l’ex attaccante Pià) e già protagonista in Bundesliga, il ragazzo è nato a Bergamo e ha debuttato in Nazionale maggiore contro Lussemburgo, ma era solo un’amichevole. Aspettando la prima chiamata ‘ufficiale’ del nuovo Ct, la sua priorità resta l’azzurro. Non dimentichiamo Issa Doumbia allo Sporting Lisbona e Matteo Palma dell’Udinese, entrambi hanno scelto di giocare per altre federazioni ma sono in tempo per optare per la Nazionale maggiore di Roberto Mancini. Bisogna che ne sia convinta l’Italia almeno quanto se non più di loro.

Infine Nicolò Tresoldi, attaccante del Bruges in possesso di tre passaporti (tedesco, italiano e argentino – nato a Cagliari, cresciuto in Germania e allevato calcisticamente nelle giovanili tedesche), che ha aperto la stagione così come aveva chiuso quella precedente: segnando a raffica. Piace a Klopp, neo-ct tedesco, cosa vorrà fare la Figc?

Insomma, la nazionale deve ripartire e ci siamo, Mancini deve avere coraggio con i giovani (anche quelli italiani, da Liberali a Vergara) e ha già dimostrato di saperlo fare ma la nazionale non deve nascere in Questura a suon di passaporti obliterati in fretta e furia. Potremmo danneggiare sia l’Italia che i giovani oriundi.

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