Bastoni: Kalulu, i fischi, il rosso con la Bosnia, l’inchiesta

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Per il nerazzurro il periodo nero è iniziato il 14 febbraio con l’espulsione provocata del difensore della Juve, cui sono seguite le scuse, non accettate dai tifosi delle altre squadre. La vittoria di scudetto e Coppa Italia ha parzialmente mitigato le difficoltà  

I ricordi, almeno quelli sportivi, più recenti sono quelli della festa del doblete. A San Siro prima, per le vie di Milano poi. Negli occhi, la marea interista che celebrava con cori e striscioni ogni elemento della squadra, ma Alessandro Bastoni un po’ di più. E quasi sembrava che tutto il peggio di un 2026, fino a quel momento di certo non memorabile, fosse stato superato. Superata la simulazione della discordia in Inter-Juventus, che ha lasciato strascichi imponenti, lasciati alle spalle i fischi che sono seguiti a quel gesto e che hanno accompagnato il difensore in ogni stadio italiano in cui ha giocato da metà febbraio in poi, e anche la follia azzurra nella tremenda notte di Zenica. E invece ora riecco emergere i vecchi fantasmi di un annus horribilis con l’avviso di garanzia ricevuto dal difensore: indagato per prostituzione minorile dalla Procura di Milano. 

simulazione e fischi

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In principio fu il derby d’Italia. L’Inter lo ha vinto 3-2, ma è proprio da quel cioccolatino di San Valentino che è iniziato a uscire il veleno. Il caso Kalulu è deflagrato in tempo zero, l’esultanza di Bastoni per l’espulsione – che non c’era – dell’avversario è diventata subito come una macchia di petrolio nell’oceano. Lo stesso interista ha provato a drenarla, andando a parlare lui in conferenza stampa prima del playoff col Bodo per prendersi le responsabilità di quel gesto così sguaiato: “Ci tenevo ad essere qua per dire la mia versione, era giusto e doveroso metterci la faccia e spiegare le mie sensazioni visto che sono stato la persona più chiacchierata delle ultime ore. Quando ho sentito il contatto, ho accentuato la caduta per avere un vantaggio: lo dico senza problemi, e questo mi dispiace. Ma soprattutto per l’esultanza successiva. È stata molto brutta, figlia di una trance agonistica: mi dispiace aver reagito così”. Scuse fatte, ma non accolte dai tifosi della Serie A. In ogni stadio in cui è andato a giocare dopo quell’episodio, Bastoni è stato fischiato. Rumori mirati: ogni volta che toccava palla veniva giù uno stadio. 

contro la bosnia

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L’azzurro avrebbe potuto fare da antidoto, c’è chi ne era sicuro. Ma la notte di Bosnia-Italia ha cancellato anche questa possibilità. A Zenica, visto l’epilogo, si è capito che la Nazionale non avrebbe aiutato a scacciare la crisi, anzi. Quel maledetto 31 marzo per Bastoni è finito prima del previsto, prima dei rigori horror che hanno negato il Mondiale all’Italia per la terza volta consecutiva. Al minuto 42 è intervenuto in ritardo e da ultimo uomo su Memic e Turpin non ha avuto dubbi: rosso diretto. Mani nei capelli, via a testa bassa. La sua Inter e la doppietta scudetto-Coppa Italia hanno anestetizzato tutti quei dolori; la moglie Camilla l’ha celebrato e difeso via social così: “Il successo più grande lo abbiamo costruito noi, nel silenzio delle nostre paure. Ci sono lacrime che nessuno ha visto, sono fiera di te”. Ma l’effetto è svanito e un nuovo caso lo vede coinvolto, stavolta fuori dal campo.



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