All’Olanda bastano sette minuti per
chiudere i conti con la già eliminata Tunisia e blindare il
primo posto del gruppo F, che permette di evitare il Brasile ma
apparecchia un insidioso incrocio col Marocco. Dopo tre giri di
lancette ai nordafricani diventa chiaro, con un autogol del
capitano Skhiri, che non è serata. Al 7′ ci pensa Brobbey, tutto
solo in area sugli sviluppi di un calcio di punizione, a punire
per la seconda volta Dahmen in un avvio da incubo, che le Aquile
di Cartagine avevano approcciato con un prudente 5-3-2. Per
l’attaccante del Sunderland è il terzo gol in questo Mondiale,
dopo la doppietta contro la Svezia.
Da lì la partita, che l’arbitra messicana Katia Garcia dirige
senza mai mettere mano al cartellino, diventa un allenamento di
lusso ad alti ritmi per gli Orange mentre i nordafricani cercano
una via per rendere un pochino meno amaro un Mondiale da incubo.
Sugli spalti e in campo domina una pioggia torrenziale. Nella
ripresa Skhiri si riscatta immolandosi per evitare il 3-0 e a
stretto giro, al 9′, Mastouri colpisce di testa la rete del 2-1.
C’è poco da illudersi, bastano otto minuti perché van Hecke, con
l’aiuto di una deviazione di Slimane, fissi il risultato sul
3-1.
Gli Orange conquistano così l’accesso ai sedicesimi di finale
da primi della classe, dopo aver fatto vedere cose buone nel
girone. In particolare a girare è l’attacco, come testimoniano
le dieci reti segnate in tre partite.
Ma nonostante il primo posto, chi si aspettava un sedicesimo
da affrontare con le marce basse resta deluso. Il 30 giugno gli
uomini di Koeman scenderanno in campo contro il Marocco, che
quattro anni fa diventò la prima nazionale africana in una
semifinale mondiale e che si è presentato in America con forti
ambizioni.
Anche per questo il ct dell’Olanda non vuol sentire parlare
di ottavi di finale, dove la possibile avversaria potrebbe
essere il Sudafrica o il Canada: “Dobbiamo prima prepararci per
il Marocco perché sarà una partita importante”. Quella dei Leoni
dell’Atlante “è una buona squadra, con molta qualità, e può
segnare con facilità”. L’ambizione degli Orange, a questo
Mondiale, è quella di sempre: cancellare la beffa di essere la
nazionale con più finali giocate, tre, senza mai alzare la
coppa.
La Tunisia archivia un Mondiale fallimentare, con due reti
segnate e dieci subite che le valgono una delle peggiori
prestazioni nella storia della Coppa del mondo. Le ambizioni non
erano altissime, ma la delusione era evidente già dopo l’esordio
contro la Svezia e una sconfitta per 5-1 che era costata la
panchina a Sabri Lamouchi. Al suo posto il francese Hervé
Renard, due volte campione d’Africa con Zambia e Costa d’Avorio,
che non è riuscito nel miracolo e non si nasconde dietro un
dito: “Non eravamo al livello di questo Mondiale, questo è
chiaro – ha detto -. Non c’è discussione. È un grande torneo con
squadre molto forti, soprattutto in questo girone. Era un girone
molto difficile. E ora la federazione tunisina deve sedersi e
analizzare tutto”.
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