Negli ultimi tempi il Portogallo è molto presente nelle dinamiche del club rossonero, in diversi ambiti e sotto diversi aspetti tra affari di mercato, sfoghi e allenatori transitati da Milanello
C’è stato quello olandese. Quello brasiliano. E ovviamente quello dello zoccolo duro italiano, altrettanto iconico. Negli ultimi tempi invece si sta facendo largo il Milan alla portoghese. Nulla di paragonabile a Baresi, Maldini, Gullit, Van Basten, Kakà e Ronaldinho, ovviamente. Il Diavolo lusitano è più un puzzle di situazioni provenienti da angolazioni diverse, la maggior parte delle quali tutt’altro che felici. Ma è un Portogallo indubbiamente sempre più ricorrente nelle dinamiche rossonere tra giocatori scontenti, allenatori appena sbarcati, super procuratori ed ex tecnici arrivati col tappeto rosso e bruciati in pochi mesi.
ciclo
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Quando è stato chiaro che Amorim stava rapidamente scalando la lista dei desideri di Cardinale e Ibra, avviandosi a diventare il nuovo timoniere rossonero, più di un tifoso ha riflettuto sull’opportunità di ritrovarsi in casa un allenatore portoghese. Negli ultimi tempi, Milanello se li sbrana. A Fonseca per esempio il club aveva affidato il compito – arduo – di battezzare un nuovo ciclo dopo quello fruttuoso di Pioli. Il problema di base era che Paulo arrivava in pratica già depotenziato agli occhi dello spogliatoio e dell’ambiente esterno. Già delegittimato, in quanto scelta di ripiego dopo l’inversione a U della società su Lopetegui. Sotto certi aspetti, anche lui ci ha messo del suo gestendo in modo rivedibile alcune situazioni di campo e di spogliatoio, ma una cosa è certa: non ha avuto l’ombrello del club quando pioveva a dirotto, è stato lasciato solo. Quando lo hanno accompagnato alla porta, la proprietà ha scelto di rimanere in Portogallo. Dentro Conceiçao, con un copione simile a Fonseca dal momento che il contratto prevedeva la possibilità di dirsi addio già dopo sei mesi: con quale forza entra nello spogliatoio un tecnico che può teoricamente essere allontanato poche settimane dopo essere stato assunto? La teoria infatti ha poi lasciato posto alla pratica: addio anche a Sergio e dentro Allegri.
sfogo
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Tecnico italiano, sì, ma anche lui coinvolto in affari con deriva portoghese. Quelli relativi a Leao ovviamente, croce di Fonseca e Conceiçao e, alla lunga, pure di Max. Era tutto iniziato nel migliore dei modi, poi è diventata una candela che si è consumata con lo scorrere del tempo. Fino alle contestazioni plateali di Rafa all’indirizzo del suo allenatore, che ha provato – senza riuscirci – a spostarlo dalla fascia al centro. L’aspetto tattico è infatti uno dei motivi per cui Leao ultimamente si è lamentato pubblicamente, rinnegando il suo ex tecnico: “Ho giocato infortunato per 4-5 mesi con una pubalgia, in una posizione che non è la mia. Il sistema tattico non mi aiutava”, ha detto il portoghese, gettando benzina sul fuoco di altre dichiarazioni ancora più pesanti: “Penso di avere già dato tutto quello che avevo nel Milan. Tutti abbiano dei sogni, delle ambizioni: io ambisco ad avere una nuova sfida in un nuovo campionato”. E ancora: “Ho bisogno di una nuova sfida. In Italia il campionato si sta evolvendo, ma per il mio calcio la Premier League o la Liga valorizzerebbero di più il mio talento e me come giocatore”. Nelle ultime ore Rafa è parso meno drastico, ma il suo resta il tema più delicato dell’estate rossonera in termini di mercato.
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nazionalità
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Una situazione ruvida, spinosa, che dovrà gestire Amorim, un suo connazionale. Leao ha speso parole dolci per lui (“E’ un grande allenatore”), ma a Ruben per carattere in uno spogliatoio non piacciono né le primedonne, né gli accentratori. Si parleranno, capiranno se magari esistono i margini per provare ad andare avanti insieme, però resta una strada decisamente in salita. Scenari in salsa portoghese così come portoghese è Gonçalo Ramos, il centravanti che era in cima alla lista dei desideri di Casa Milan e soprattutto di Amorim, che lo ritiene adatto al proprio modo di sviluppare la fase offensiva. Ramos è l’acquisto più caro nella storia del Diavolo e quindi l’importante è evitare che si ripeta un altro caso Joao Felix, giusto per fare un esempio senza cambiare nazionalità. Ad agevolare la trattativa ci ha pensato Jorge Mendes, il super procuratore che però non ha avuto un ruolo nell’arrivo di Amorim al Milan. Il tecnico è rappresentato da AS1, agenzia con forte deriva lusitana che in Portogallo, anzi, è considerata a tutti gli effetti un competitor di Mendes. In un modo o nell’altro si resta in terra portoghese comunque. Amorim intanto si guarda intorno per capire come costruire la sua rosa, ed evita di guardarsi indietro: il curriculum dei suoi predecessori portoghesi a Milanello non è di grande conforto.
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