Amorim contro il Milan con il Benfica nel 2009: l’amichevole

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Nel 2009 i rossoneri di Leonardo parteciparono alla Eusebio Cup, torneo amichevole al Da Luz, contro il Benfica. Che aveva appena preso dal Belenenses una mezzala molto agguerrita….

C’è stato un momento in cui Ruben Amorim ha rischiato di far fare una figuraccia a Storari con un destro da 40 metri. Probabilmente avrebbe riscritto anche un pezzetto della sua carriera da calciatore, indubbiamente meno prestigiosa di quella da allenatore. Era l’8 agosto 2009. A Lisbona si giocava l’Eusebio Cup, davanti a una cornice di 62.000 spettatori. Insomma, atmosfera da Champions League. Non proprio da amichevole estiva. Da una parte il Benfica di Jorge Jesus, dall’altra il Milan di Leonardo, orfano di Paolo Maldini – ritiratosi pochi mesi prima – e di Kaká, venduto a peso d’oro al Real Madrid. Finirà 1-1. Anzi, 6-5 per i lusitani ai calci di rigore. Amorim ne segnerà uno. Sarà la prima e unica volta in cui affronterà il Milan, da giocatore e da avversario. Ora sarà il primo tifoso. 

eusebio cup

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Prima un po’ di contesto. La Eusebio Cup è stato un torneo amichevole disputato ogni agosto dal 2008 al 2018. Lo scenario era sempre lo stesso: il Da Luz di Lisbona. La squadra da battere, ovviamente, era il Benfica. Curiosità: la prima avversaria della storia del torneo fu l’Inter che – a differenza del Milan – riuscì a portarsi a casa la coppa vincendo ai rigori dopo lo 0-0 dei 90 minuti. L’altra italiana a partecipare fu il Torino nell’edizione 2016: anche i granata vinsero dal dischetto, sempre per 6-5. Insomma, al Milan andò peggio. Come a Real Madrid e Arsenal, mica proprio squadrette. Amorim era un 24enne sbarbato, rasato, con la maglia numero 5. La stessa che portava in quella partita Onyewu, il gigante americano che fece a botte con Ibrahimovic in allenamento. Differenze? Sicuramente il carattere. Per Amorim Jorge Jesus è sempre stato un riferimento. Anche se, col tempo, il rapporto tra i due iniziò a scricchiolare per una questione legata al ruolo. Ruben si vedeva mezzala, il suo habitat naturale. Per Jesus era un terzino destro. O almeno, poteva farlo. Una di quelle intuizioni che nel calcio ti rendono un genio o un pazzo. La prima prova arrivò proprio contro il Milan, con David Luiz, Luisao e Sidnei a completare la linea difensiva. 

capolavoro mancato

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Amorim era arrivato al Benfica l’anno prima dal Belenenses. In campo era una guida, tecnica e spirituale. Il Da Luz se ne innamorò subito: si racconta che il suo cognome fosse tra i più applauditi durante la lettura delle formazioni. A dare il calcio d’inizio fu Eusebio, leggenda portoghese. Poi via: primi 45 minuti molto condizionati dal caldo – si giocava alle 19, ma era comunque agosto – e da una partita abbastanza tattica, con il Benfica vicino al gol in due occasioni. La cronaca è racchiusa in pochi momenti salienti del secondo tempo. I 62.000 del Da Luz mettono soggezione al Milan, che dopo sei minuti della ripresa subisce la testata vincente di Oscar Cardozo, dimenticato completamente da Nesta e Favalli. Amorim resta in campo per tutta la partita e intorno al 65’ decide di regalare un momento di sana follia. Approfitta di un disimpegno di testa di Storari fuori dall’area, anticipa secco Pirlo, controlla nel cerchio di centrocampo, guarda la porta, conta i rimbalzi e calcia. Circa 40 metri di traiettoria. La palla esce di poco, con Storari che deve abbracciare il palo e probabilmente ringraziare il destino. Mezzo Da Luz, nel frattempo, era già in piedi. Un enorme “what if”: cosa sarebbe successo se quella palla fosse girata qualche centimetro più a destra? Sicuramente dell’Amorim calciatore se ne sarebbe parlato di più. Ai piedi indossava le Adidas Predator di Zidane che, solo a vederle, faceva già effetto. Alla fine, il Milan pareggiò grazie all’autogol di Sidnei su cross di Pato dalla sinistra. Ai rigori Amorim segna il quarto penalty con un destro chirurgico. L’errore di Antonini consegna la vittoria al Benfica. Per Amorim sarà la prima e ultima gioia contro il Milan. Ora toccherà a lui riportare entusiasmo, idee e anche un pizzico di sana follia. Quella che serve per provare, ogni tanto, un tiro da 40 metri.



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