Contratto biennale per colui che nella passata stagione condusse i viola verso la salvezza. Con Grosso il rapporto si è rotto a causa del mercato
Cambiare tutto per non cambiare niente. Paolo Vanoli è tornato a indossare la divisa della Fiorentina 108 giorni dopo l’ultima volta. La parolina ex è durata lo spazio di un’estate incandescente, tra rivoluzioni di mercato e aspettative elevatissime. Da sostituito a sostituto, come era accaduto dieci mesi fa, quando prese il posto di Stefano Pioli, raccogliendo la Viola ultima in classifica e traghettandola, non senza fatica, fuori dalle acque agitate della lotta per evitare la retrocessione. Missione compiuta, che non bastò a Vanoli per guadagnarsi la conferma. A volte però bisogna saper aspettare perché il tempo rimetta tutto al posto giusto: la più bella dimostrazione di fiducia è arrivata nella tarda serata di domenica, quando Fabio Paratici lo ha chiamato per proporgli di riprendersi ciò che gli aveva tolto meno di quattro mesi fa: contratto di due anni con ingaggio da 1,2 milioni di euro a stagione e una missione, dimostrare che la squadra costruita nell’ultima sessione di mercato vale molto più di ciò che abbiamo visto finora. Vanoli ne è convinto, per questo ha accettato per la seconda volta di guidare una squadra che non ha contribuito a costruire. È sempre stato lui la prima scelta: Thiago Motta, nome invocato dalla piazza fiorentina, non è mai stato contattato.
mercato della discordia
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L’anno scorso Vanoli s’era adattato, passando dal 3-5-2 al 4-1-4-1, sistema di gioco che gli ha consentito di rimettersi in marcia verso la salvezza. Avrebbe voluto impostare il suo lavoro sul 4-3-3 ma l’ha potuto fare solo poche volte per penuria di esterni. Lo stesso problema che ha avuto Grosso fino agli ultimi giorni di mercato, quando sono arrivati Njie, Gonçalves e Gnonto, diventato motivo di lite con Paratici. Grosso non era soddisfatto del mercato, aveva dei dubbi sulla rosa e l’ha detto chiaramente nell’ultimo, fatale confronto col diesse. Paratici l’ha difeso finché non si è reso conto che non c’erano più le condizioni per andare avanti insieme. Grosso avrebbe voluto altri giocatori sulle fasce, qualche rinforzo in più in difesa e la conferma di alcuni senatori (come Mandragora e Kean), Paratici invece è certo che si potesse fare molto meglio con il materiale che gli ha messo a disposizione. Così è nata la frattura, insanabile.
senatori e nuovi
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Ora toccherà a Vanoli confermare la tesi del diesse, che si è rimangiato in fretta la sua prima scelta, un tecnico emergente e ambizioso con cui costruire un progetto a lungo termine. Il vecchio allenatore ritroverà una parte della sua vecchia Viola in mezzo a 13 volti nuovi: De Gea, Dodo, Pongracic, Ranieri, Fagioli, Ndour e Brescianini, oltre all’infortunato Parisi, sono sopravvissuti alla rivoluzione estiva e da loro Vanoli ripartirà nell’immediato. A questi va aggiunto Njie, che Vanoli aveva lanciato al Torino. Il modulo potrebbe essere il 4-3-3 che aveva in mente mesi fa, con la possibile variante del 4-2-3-1: stessi uomini ma con Atta sulla trequarti. Di sicuro Fagioli, a cui Vanoli aveva dato le chiavi del centrocampo, tornerà a dirigere la Viola.
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testa a venezia
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Ieri il nuovo tecnico, accolto al Viola Park dagli stati generali del club (oltre a Paratici c’erano Giuseppe Commisso, la madre Catherine, il dg Alessandro Ferrari e il dt Roberto Goretti), ha diretto il primo allenamento. Venerdì è già tempo di debutto bis: appuntamento al Penzo di Venezia per la ripartenza viola, servono punti per schiodarsi dall’ultimo posto. “Stiamo facendo grandi investimenti per costruire i prossimi cento anni”, ha detto il presidente, a Coverciano per il Premio Rocco, che ha applaudito quando sullo schermo è comparso Grosso al Mondiale 2006. Il passato è passato ma il futuro può attendere, prima bisogna aggiustare il presente.
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