Gian Piero Gasperini intervista: “Bisogna sognare, Dybala è unico. Malen come Higuain”

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Il tecnico ci racconta la sua Roma: “La società ha fatto un bel lavoro sul mercato. Il Fair Play finanziario? Ci ha costretto a rinunciare a ragazzi che erano entusiasti di venire da noi. Quando abbiamo conquistato un posto in Champions abbiamo rifatto una scena dell’Allenatore nel pallone” 

Nel suo discorso più celebre, il torinese Camillo Benso di Cavour, marzo 1861, arringò: “Roma sola dev’essere Capitale d’Italia!”. Il torinese Gian Piero Gasperini sta semplicemente cercando di realizzare calcisticamente il programma.

Gasperini, ma se sorprende Cristante e Pellegrini che parlano di scudetto e Circo Massimo, li striglia o dice: “Bravi, ragazzi, credeteci”? 

“I sogni non si soffocano mai. L’importante è sapere che, quando suona la sveglia, la realtà è un’altra cosa. Poi, se vivi la realtà nel modo giusto, puoi anche farla combaciare con i sogni. Ma non sono discorsi da inizio settembre”.

Com’è l’aria in città dopo la sgommata iniziale?

“La passione c’è sempre stata, ora vedo entusiasmo, ma maturo, consapevole. Più di quanto si creda fuori Roma. Ai romanisti non gliela racconti facilmente. Hanno avuto grandi campioni, grandi squadre. Conoscono il calcio. Oggi sono tifosi soddisfatti. È la mia grande gratificazione. Vederli soddisfatti”.

 La cosa più bella che ha visto a Roma? 

“Tante… Ovviamente la Sistina, ma non pensavo che la Tomba di San Pietro mi emozionasse tanto. Nelle catacombe mi sono sentito dentro la storia, non un turista”.

Tra i tanti tifosi Vip, ha incontrato pure Lino Banfi.

“È venuto a Trigoria. Oronzo Canà è il patrono di noi allenatori. A Verona, quando abbiamo conquistato la Champions, abbiamo rifatto la scena. I giocatori mi hanno portato in trionfo e io dicevo: “Mi avete preso per un coglione!”, Mancini rispondeva: “No, mister…”, e io: “Sì, mi avete preso per un coglione! Lasciatemelo!”…”. 

Non si può arrivare a Roma, senza vedere il Papa.

“Organizzeremo, ci andremo”. 

Papa Leone I fermò Attila prima che saccheggiasse Roma, lei ha impedito il sacco di Koné. 

“Ma no, è un merito che mi hanno attribuito ingiustamente. Io fino alla partita di Lecce non avevo sentito nulla su Koné, dopo non ci sarebbe stato più tempo per le trattative. E comunque non ci è mai arrivata una proposta ufficiale”.

Per tanti il Fairplay finanziario è una sorta di supercazzola della Uefa. Lei lo ha capito? 

“Con mio grande rammarico, credo di sì. A giugno, pensavo che avessimo risolto i problemi con i soldi della qualificazione in Champions. Quando abbiamo provato a prendere Greenwood e Summerville, ho capito che non era così. L’estate è stata una tortura, rivedere di continuo le idee di mercato e rinunciare a ragazzi che erano entusiasti di venire alla Roma, per ragioni di monte ingaggio. La proprietà, compatibilmente ai paletti finanziari, ha fatto tutto il possibile. E comunque, il mio rammarico è stato compensato”. 

Da cosa? 

“Dalla voglia di restare di un gruppo di ragazzi, giovani e meno, che si sono tagliati lo stipendio e hanno messo davanti a tutto l’amore per la maglia e per la piazza: Dybala, Hermoso, Mancini, Cristante, Pellegrini, Lulli… Questo spirito è la nostra forza. Non succede ovunque”. 

Quanto soffriva lo scorso anno a vincere di corto muso? 

“Non tanto come crede. Vedevo che i ragazzi, sull’1-0, provavano ad attaccare. Fin dalla prima ora, tutti hanno accolto subito con disponibilità ed entusiasmo le nuove idee. Mi bastava questo”. 

Dopo un anno, le idee sono entrate sotto pelle e ora la Roma sembra una Dea: 4 gol per volta. Paura che Dybala si fermi? 

“No, ha fatto tutta la preparazione al meglio, è forte, sta bene. Ci sono parole che odio: preservare, risparmiare, riposare… Io chiedo a Paulo: “Vuoi giocare ancora?”. Se mi risponde “Sì”, lo tengo dentro anche sul 4-0 per noi. Mai fermare un ragazzo che si diverte e giocare. Quante ne ha saltate Messi?”. 

Ilicic, Papu, la Joya: scelga. 

“Impossibile. Ognuno è unico a suo modo. Sono la poesia del calcio che non sarà mai ridotta al solo risultato”.

​Cosa l’ha fatta innamorare di Malen? 

“Il primo tocco, con cui si crea lo spazio. Con il secondo si prepara, col terzo spara. Mi sono detto: se sposto quei tre tocchi vicino alla porta, diventa letale. Infatti…”. 

Dove può migliorare? 

“Mantenere la fame, anche se ha già segnato due gol. Si può sbagliare, ma c’è modo e modo. A Lecce l’ha fatto con troppa leggerezza”. 

Quanti gol si aspetta dall’olandese? 

“Se insidia il record dei 36 di Higuain, non mi sorprende”.

Malen deve mantenere la fame, anche dopo la rete. A Lecce l’ha fatto con troppa leggerezza. Quest’anno potrebbe insidiare il record dei 36 gol di Higuain”

Gian Piero Gasperini

Ha raccontato al portoghese Mora che lei, a 10 anni, segnò un gol davanti al grande Eusebio? 

“Ero alto come lui adesso…”. 

Qualcuno teme che sia un altro Zaragoza… 

“Nooo! Questo è un grande vero. Ogni palla che tocca, succede qualcosa. Come succede ai grandi”. 

Cosa le avrebbe dato la famosa punta esterna che non è arrivata? 

“Un uomo in più per i cambi e un attaccante con caratteristiche diverse. Gittens e Luiz Henrique gli ultimi tentativi. Prenderne uno normale, tanto per prenderlo, non avrebbe avuto senso”. 

Da Borriello a Dovbyk, lei ha sempre avuto torri d’area. 

“L’ho cercata anche stavolta. Poi è spuntato Castro che si è comprato il biglietto del treno per venire da noi. Non potevo scaricarlo. E comunque anche lui sa colpire di testa”. 

Il giovane Lulli? 

“Lo facevo allenare con noi già nella stagione scorsa. Per valori atletici, velocità e resistenza, è superiore a tutti, anche a Wesley. Una forza della natura. Ed è un ragazzo d’oro. Deve crescere tecnicamente”. 

Ha messo a sedere un campione del mondo. 

“Molina viene da un Mondiale che lo ha prosciugato e da abitudini tattiche diverse, meno aggressive. Ma è quasi pronto. Giocherà spesso a sinistra, per sfruttare il gran destro quando rientra. Se a Parma non avessi cambiato fascia a Rensch, non saremmo in Champions”. 

Non vanno in copertina, ma il centro del potere è là dietro: Mancini, Hermoso. 

“I miei gladiatori. Hermoso ha il fisico di una statua, si è tolto gli anni”. 

Gasperini, domani c’è l’Atalanta. 

“Fortissima, con il potere economico di una big. Come lo scorso anno, resta un punto di riferimento. Sapevo che se fossimo finiti davanti alla Dea, avremmo avuto buone chance di Champions, perché da 8 anni la Roma finiva sempre dietro all’Atalanta”.

 Sapevo che se fossimo finiti davanti alla Dea, avremmo avuto buone chance di Champions, perché da 8 anni la Roma finiva sempre dietro all’Atalanta”

Gian Piero Gasperini

Sentimenti? 

“L’innamorato che rivede la ex. Ma ci siamo lasciati al momento giusto. Io rischiavo di appiattirmi, la Roma mi ha dato nuovi traguardi. Qui sono felice”. 

Un anno fa sconfitta e pareggio. Pronto a batterla? 

“Sarebbe ora…”. 

Anche di battere l’Inter. Negli ultimi 10 incroci: 8 sconfitte e due pareggi. 

“Quasi sempre, ho potuto fare ben poco. L’Inter era già la più forte e si è rinforzata ancora”.

Dietro c’è il gruppo? 

“Sì. Il Milan ha fatto un bel mercato, la Juve sfrutterà il lavoro lungo di Spalletti, il Napoli ha la forza di un ottimo organico. Como e Atalanta sono cresciuti. Noi dobbiamo confermarci in alto e migliorare negli scontri con le big. Poi si vedrà”. 

Una sorpresa?

 “L’Udinese, può salire molto”. 

Che cos’è la Champions per voi? 

“Un’occasione per conoscerci. Sappiamo già che in Italia ce la possiamo giocare, ora scopriremo se possiamo anche in Europa. L’esperienza internazionale di Balerdi e De Roon sarà un aiuto in più. Comunque, per noi sarà un punto di partenza”. 

Ritroverà il Psg che sgambettò la sua Dea a 5’ da una semifinale di Champions. Ci pensa ancora? 

“Eh, sì… E mi vengono sempre in mente le nostre assenze. Io feci entrare Da Riva, loro Mbappé”.

Le piace la nuova linea Orsato? Meno Var, meno interruzioni… 

“Fantastico! Si perde meno tempo, vedo meno sceneggiate… Meraviglioso: 10 e lode!”. 

Roma è pronta per una cena Gattuso-Gasperini? 

“Nella settimana del derby meglio di no… Ma a cena con Rino ci andrò di sicuro, mi piace molto. Così come tornerò presto a tavola con Totti. Per me questo è il calcio: confrontarsi, parlare, ascoltare. Stare bene insieme”.




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