L’ex dirigente della Juventus è tornato a parlare dopo due decenni, affrontando il tema Calciopoli e raccontando la sua versione dei fatti.
Dopo 20 anni di silenzio, Antonio Giraudo è tornato a parlare e lo ha fatto in occasione dei suoi 80 anni, con una lunga intervista concessa a La Stampa. L’ex amministratore delegato della Juventus, in carica dal 1994 al 2006, ha ripercorso gli anni di Calciopoli, definendo quella vicenda una “gogna mediatica senza precedenti”. Giraudo ha parlato anche della sua posizione giudiziaria e delle conseguenze avute dal calcio italiano. Ma soprattutto ha raccontato alcuni retroscena sulla cosiddetta Triade, rivendicando un ruolo di primo piano nella gestione del club. E non sono mancate parole molto dure nei confronti di Luciano Moggi.
Giraudo: “Calciopoli ha affossato il calcio italiano”
Per Giraudo, il caso Calciopoli rappresenta una delle pagine più controverse della storia recente del calcio italiano. “Una gogna mediatica senza precedenti, figlia dell’invidia di chi non ci ha battuto sul campo”, ha dichiarato l’ex dirigente, sostenendo che la vera conseguenza della vicenda sia stata quella di danneggiare l’intero movimento. Giraudo ha poi ricordato come, a suo giudizio, dai lunghi processi non sia emersa la prova di un campionato alterato. “Il topolino è la fotografia che emerge alla fine dei lunghi processi: nessun campionato alterato”, ha affermato. E sul presente ha aggiunto un riferimento all’attualità: “Mi sembra si stia parlando molto di una certa ‘arbitropoli’. E che il telefono sia ancora caldo. O no?”.
“Nella Triade comandavo io”: la versione di Giraudo
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il funzionamento interno della Juventus di quegli anni. Giraudo ha preso le distanze dalla definizione di Triade, spiegando di essere stato lui a guidare il gruppo dirigenziale: “Comandavo io. Il termine triade non mi piace. Io ero a capo di un gruppo di persone, a cui va dato il merito dei risultati”. Tra i nomi citati dall’ex amministratore delegato ci sono Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricola. Poi il capitolo Moggi, del quale Giraudo riconosce comunque le capacità come gestore: “Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu: veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni”. Una ricostruzione che ridimensiona quindi, secondo Giraudo, il ruolo formale dell’ex direttore generale.
L’attacco a Moggi: “Si è rovinato da solo”
Giraudo non ha risparmiato una critica particolarmente pesante a Luciano Moggi, soffermandosi soprattutto sul suo modo di comunicare. “Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa, dovuta al fatto che non aveva avuto esperienze industriali”, ha spiegato l’ex dirigente bianconero. Secondo Giraudo, proprio questo atteggiamento avrebbe finito per danneggiare Moggi e anche i rapporti con le persone che lavoravano al suo fianco. “Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui”, ha aggiunto. Parole che arrivano a distanza di vent’anni da Calciopoli e che riaccendono inevitabilmente il dibattito sulla gestione della Juventus di quel periodo.
Giraudo e il presente della Juventus: “Ci sono le premesse per tornare a vincere”
Nell’intervista c’è spazio anche per la Juventus di oggi e per il rapporto con la proprietà. Giraudo ha spiegato di non essere più tornato allo Juventus Stadium, salvo una volta accompagnato dal figlio e dal nipote, quando fu riconosciuto dai tifosi: “Non riuscivo a uscire dallo stadio tra foto e selfie e il coro ‘torni, torni’”. Alla domanda su un eventuale ritorno in tribuna, la risposta è stata chiara: “Solo se mi invita l’Ingegner Elkann”. Positivo, invece, il giudizio sulla Juventus attuale: “La proprietà è solida e presente, il management adeguato, l’allenatore c’è, la squadra è buona. Ci sono gli ingredienti per una Juve vincente”. Un messaggio di fiducia dopo anni lontano dal mondo bianconero.

