il c.t. deve risolvere il rebus tattico con Bastoni e Dimarco 

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Da terzino l’azzurro è diventato l’arma segreta di Arteta, firmando due assist in altrettante partite di Premier. Ma in Nazionale la coesistenza con i due interisti resta un problema 

Schierato terzino sinistro da Mikel Arteta, Riccardo Calafiori si sta rivelando l’arma segreta dell’Arsenal: già 2 gli assist in Premier League dell’azzurro, che nell’Italia è invece bloccato dai problemi legati alla coesistenza con Alessandro Bastoni e Federico Dimarco. Il c.t. Roberto Mancini dovrà risolvere il rebus tattico riguardante l’ex Bologna e i due interisti.

Calafiori, che partenza con l’Arsenal

In questo avvio di stagione Riccardo Calafiori si sta ritagliando un ruolo sempre più decisivo nell’Arsenal. Schierato terzino sinistro da Mikel Arteta, l’ex difensore di Roma e Bologna ha firmato 2 assist nelle prime due partite di Premier League: all’esordio contro il Conventry ha messo la firma sul passaggio per l’1-0 di Kai Havertz (3-0 il risultato finale); ancor più pesante il suo contributo nel match di ieri sera contro l’Aston Villa, battuto di misura dai Gunners a Birmingham grazie alla rifinitura di Calafiori per il gol partita di Bukayo Saka.

Al di là degli assist, i movimenti di Calafiori – libero di sganciarsi e di muoversi quasi secondo il suo istinto su tutto il fronte offensivo, fino ad affiancare addirittura la punta centrale – rappresentano la vera arma segreta della squadra di Arteta.

Calafiori e il rebus tattico per Mancini

Un’arma che potrebbe tornare utile anche all’Italia, a patto che il neo-c.t. Roberto Mancini riesca a risolvere il rebus tattico legato alla coesistenza di Calafiori con quelli che, almeno fino al disastro di Zenica, rappresentavano due “intoccabili” della Nazionale: Alessandro Bastoni e Federico Dimarco.

Parliamo di tre giocatori mancini, che hanno già giocato insieme nell’Italia sia sotto la gestione di Luciano Spalletti che con Rino Gattuso, ma con soluzioni non sempre convincenti. Calafiori vanta 13 presenze da titolare in Nazionale, di cui 11 proprio insieme ai 2 interisti: per 7 volte ha giocato in una difesa a tre con Bastoni (con Dimarco avanzato a tutta fascia), nelle altre è stato invece schierato in una linea a quattro con entrambi, adattandosi addirittura al ruolo di centrale destro.

Calafiori e la coesistenza con Bastoni e Dimarco

Ora, tenere i tre mancini contemporaneamente in campo comporta problemi per la fase difensiva o limiti al gioco offensivo degli azzurri. La difesa a quattro, oltre a obbligare Calafiori a giocare sul centro-destra, impedendogli di incidere palla al piede, limita l’azione di Dimarco e ne mette in risalto le pecche in fase difensiva.

Nella linea a tre, invece, né Calafiori né Bastoni hanno le caratteristiche ottimali per giocare da centrale del terzetto: troppo “leggero” l’ex Bologna, che in quella posizione “bloccata” non può neanche sfruttare la sua abilità nel risalire il campo col pallone, la dote che lo rende speciale nell’Arsenal; troppo lento l’interista, come si è visto anche nella tragica sconfitta di Zenica contro la Bosnia Erzegovina, quando venne espulso per non essere riuscito a rimediare a un errore di posizione. Di fatto, in una difesa a tre sia Calafiori che Bastoni danno il meglio se schierati da “braccetti”, sul centro-sinistra.

Mancini: compromesso o scelta drastica?

Mancini ha dunque davanti a sé due strade. La prima è insistere sulla coesistenza dei tre, venendo a un compromesso che però rischia di limitare costantemente le qualità di almeno uno di loro; la seconda è fare una scelta drastica, ovvero escludere uno dei tre dalla formazione titolare per tentare di sfruttare al meglio le doti degli altri due.

Con Dimarco fuori, Mancini potrebbe optare per una difesa a quattro che permetta a Calafiori di agire come nell’Arsenal; escludere Bastoni o Calafiori, invece, significherebbe optare per una linea a 3 con uno dei due da braccetto sinistro alle spalle di Dimarco, schierato a tutta fascia. Una soluzione, questa, che libererebbe l’intuito offensivo di Calafiori e che potrebbe rendere l’Italia assai pericolosa sul fronte sinistro, grazie alla precisione del mancino di Dimarco. Qualunque sia la strada, per Mancini è arrivata l’ora di scegliere.

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