Juventus, non è che Spalletti ora ha paura? Il mercato non è figlio suo. Su Alajbegovic stesse parole di Ndombele. E c’è l’ombra di Conte

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Sul mercato il tecnico bianconero si aspettava altri profili, da Alisson a Kessie, i nuovi arrivi li ha scelti la società e con Yildiz ko il rischio è grosso

C’era una volta la Juventus regina del mercato che portava a casa tutte le prime scelte e arricchiva la rosa sempre di nuovi campioni: il vento è cambiato da un po’ – e vale per tutte le società italiane – ma per Madama senza i soldi della Champions sta diventando sempre più dura muoversi nelle trattative. Di 20 affari sognati probabilmente è stato centrato solo Celik che comunque non è il giocatore che ti cambia la vita e Spalletti, che da gennaio vede le sue richieste inevase, inizia forse ad avere un po’ paura.

La vittoria sul Parma

Contro il Parma è arrivata un’altra vittoria ma anche stavolta la Juve non ha convinto del tutto: se si pensa che a segnare sono stati poi due esuberi come Nico e Koopmeiners la situazione appare più chiara e nel post-partita Spalletti ha dato tracce di nervosismo: “A tutti voi le nostre prestazioni non piacciono mai, ma noi abbiamo fatto due grandi partite contro Frosinone e Parma, sarei contento di rimanere dentro l’area di rigore quanto ci siamo stati noi. Poi se non si fa gol è chiaro che per voi va tutto male”.

I sogni svaniti di Spalletti

L’ex ct sa di non poter più sbagliare: l’anno scorso aveva l’alibi di aver ereditato in corsa una squadra non costruita da lui ma ora deve metterci del sui: tocca a lui plasmare questa rosa, gli piaccia ono. E l’impressione è che gli piaccia ma non da impazzire. Aveva chiesto altri profili sul mercato Spalletti: per il portiere, dopo aver bocciato Di Gregorio, voleva Alisson o Svilar, si sarebbe accontentato di Dibu Martinez o Suzuki, ha dovuto accettare Vicario e Grabara.

Le scelte di Carnevali

In difesa avrebbe voluto uno più esperto e solido di Lucumi e un altro terzino, in avanti aspetta da gennaio una punta con caratteristiche ben precise. Un Lewandowski, un Gyokeres. E’ talmente bisognoso di un attaccante d’area da sperare anche in una resurrezione di Milik. Si spiegano anche così le parole su Kolo Muani che hanno tenuto banco per una settimana (“se non gioca da due anni un motivo ci sarà”). E’ anche una maniera per dire che finora tutti i nuovi arrivi, da Ekathor che è stato il primo ad Alajbegovic, sono tutti partoriti da Carnevali. Ufficialmente dice di aver avallato tutti ma in cuor suo sa che sono seconde o terze scelte, che gli mancano le pedine che vorrebbe per fare il suo calcio.

Di Alajbegovic ad esempio ha detto: “È un po’ giovane, ma di prospettiva importante. E questo era un vecchio pallino del direttore Massara: è stata sicuramente un’idea del direttore perché l’aveva già seguito l’anno scorso”, o anche. “I direttori sono stati bravi ad andare a prendere alcuni calciatori di prospettiva tipo Alajbegovic, che è quello più chiacchierato, hanno deciso di fare questo investimento per l’età e la qualità che ha”. Giusto per mettere i puntini sulle i e ribadire di chi è la primogenitura della scelta. Certo poi se deve parlare del bosniaco esce solo miele: “E’ bello da vedere. crea lo shock temporale, anticipa e vede la giocata successiva”-

Alajbegovcic come Ndombele

Parole che però Spalletti usa spesso sui suoi giocatori ma cui non sempre fa seguito una fiducia in campo. Le stesse cose le diceva a Napoli di Ndombele (“mi garba, vede cose che altri non vedono, ha qualità, ci sarà utile”) che però in azzurro rimase una comparsa e dopo un anno di prestito non fu riscattato. Del resto all’ansia dei tifosi di vedere subito in campo Alajbegovic ha risposto così: “È un calciatore di 19 anni, ha delle qualità e ora è smanioso di far vedere il suo bagaglio di potenzialità. Ma noi non ci faremo travolgere da questo”.

Poi c’è il pasticcio Kessie che ha ulteriormente minato l’umore di Spalletti, che era quasi convinto di poter contare sull’ex Milan. Aggiungete l’infortunio di Yildiz, che doveva essere il faro della squadra, ed ecco che il quadro è completo. In attesa di sorprese sul mercato l’ex ct si ritrova con una squadra incompleta, lacunosa in alcuni ruoli e da rigenerare totalmente pensando agli esuberi che sono rimasti, da Douglas Luiz a Nico Gonzalez se non cambia qualcosa nelle ultime ore. Spalletti si gioca tutto, sa che l’ombra di Conte – amatissimo in società e dai tifosi – rischia di essere qualcosa di più di una voce ingombrante. E allora sì, forse un po’ di paura ce l’ha.

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