Coi dubbi Zalewski o De Ketelaere e Scamacca o Krstovic, l’importante è schiodarsi dallo 0-0 di Bergamo per poter misurare le proprie ambizioni. Il primo spartiacque della stagione per l’Atalanta è il ritorno dei playoff di Conference League a Miskolc con l’Hapoel Tel Aviv.
Vissuto con la voglia di continuare la frequentazione delle competizioni continentali, per garantirsi la fase campionato, un tempo a gironi, sfuggita una sola volta. Agosto di 8 anni fa, con Gian Piero Gasperini: battuti nelle qualificazioni di Europa League il Bosna e l’altro Hapoel, quello di Haifa, l’eliminazione ai playoff ai rigori a Copenaghen dopo due 0-0.
“Sarei bugiardo se dicessi oggi che la Conference può diventare il primo obiettivo stagionale – la premessa della vigilia dell’allenatore Maurizio Sarri -. E’ una manifestazione cui teniamo: l’anno scorso mi ha pesato non fare l’Europa, mi sono un po’ rotto a guardare le altre da casa”.
Per l’avversario, rispetto d’obbligo: “È di buon livello, molto determinato, in ottima condizione fisica. Ci basiamo sulle difficoltà dell’andata. Servono testa e convinzione di potercela fare”, aggiunge il tecnico dei bergamaschi. “Vista la partita dal minutaggio incerto, non so se far partire De Ketelaere o utilizzarlo in corsa, perché è il giocatore di qualità che può darci qualcosa in più – spiega Sarri -. Non saprei scegliere nemmeno tra Scamacca o Krstovic come centravanti, sono in crescita. Benvenute le difficoltà, se sono queste. A livello di mentalità cerco una squadra che imponga la partita. Col Sassuolo dopo mezz’ora non eravamo più in controllo e poteva succedere di tutto. Non vogliamo che si ripeta”.
Sarri ha da ridire sul calendario ‘differenziato’ tra campionati: “La Uefa dovrebbe regolarizzazione queste situazioni, l’Hapoel non ha ancora cominciato il suo. Ma se non riusciamo a passare, sarà solo perché sarà stato più forte di noi”.
E la squadra come sta prendendo l’adeguamento al nuovo 4-3-3? “Nella difesa a quattro mi trovo bene. In partita pensiamo ancora un po’ a cosa fare, ma ci sta venendo sempre più automatico – garantisce il difensore Giorgio Scalvini, 23 anni a dicembre -. So solo che la convinzione che ci mette Sarri ci dà sicurezza trasmettendoci la sua fiducia nel nuovo modo di giocare. L’Atalanta merita l’Europa”. Sulle insidie del match, Scalvini non ha dubbi: “All’andata ci hanno creato difficoltà specie in ripartenza perché si chiudevano bassi per ripartire veloci. Ci abbiamo lavorato”.
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