L’ex fantasista argentino del Catania: “Dai baristi ai ristoratori, in Sicilia c’era sempre qualcuno pronto a sostenermi. E quanti scherzi con Ricchiuti…”
Gli infortuni e le operazioni subite non li augurerebbe nemmeno al peggior nemico. Pablo Barrientos lo sa bene. Dall’Argentina è stato catapultato in Russia a soli 21 anni, prima di trovare a Catania una casa e un’identità: quella del “Pitu”, il nome con cui ancora oggi viene riconosciuto e ricordato. Prima della Serie A, però, c’era la maglia numero 10 dell’Argentina Under 20 sulle sue spalle con Messi pronto a subentrare. A prevalere è stata la forza mentale. Quella che gli ha permesso di non arrendersi e di restare, ancora oggi, aggrappato al calcio.
Barrientos, il calcio fa ancora parte della sua vita?
“Il calcio è ancora la mia vita. Senza non sarei Pablo Barrientos. Oggi non ricopro un ruolo preciso, ma sono stato presidente del club della mia città, il Jorge Newbery, e ho avuto anche l’opportunità di essere vicino al San Lorenzo. Sono due club che amo”.
Andò dall’altra parte del mondo a soli 21 anni.
“Giocare a calcio è il sogno della maggior parte dei bambini in Argentina. Per me era un’apirazione, ma non avrei mai immaginato che potesse darmi così tanto. Ancora ho dei flash di me da calciatore”.
Ha dovuto affrontare due interventi. Qual è stato il momento più difficile di quel periodo?
“Ho subito molto più di due operazioni… I momenti che ho vissuto sono stati durissimi. Dopo aver percorso quella strada, ringrazio Dio per avermi messo alla prova proprio a Catania, dove ho trovato persone meravigliose che mi hanno dato tantissimo affetto”.
“Dopo un’operazione mi dissero che c’era la possibilità che non avrei più giocato a calcio”
Ha mai pensato di smettere?
“Dopo un’operazione mi dissero chiaramente che c’era la possibilità che non avrei più giocato a calcio. Non mi sono dato per vinto continuando a lavorare più di prima”.
Catania però l’ha aiutata tanto, non è cosi?
“Quando uscivo dalla sala operatoria e tornavo a Catania, c’era sempre qualcuno ad accogliermi e a sostenermi: dallo staff medico fino al signore che, vedendomi arrivare, mi preparava il caffè al bar che frequentavo, o ai ristoratori dei locali dove andavo a mangiare. Tutti mi auguravano il meglio”.
Cosa significa per lei sapere che un popolo, a migliaia di chilometri di distanza, continua ancora oggi a chiamarla “Pitu”?
“Un orgoglio enorme. Forse non ho dato tutto quello che il popolo di Catania mi ha dato. Ma tornerò per ringraziarlo e potrò raccontare a mio figlio che una città così lontana da casa mi ha regalato momenti che non potrò dimenticare”.
Ricchiuti raccontò che una volta Montella trovò delle vostre foto con le parrucche e, invece di arrabbiarsi, scoppiò a ridere. Cosa aveva di speciale quel gruppo?
“Ricchiuti, un mio grande amico (ride, ndr.). Gli voglio molto bene. E Montella è una persona straordinaria e un professionista di altissimo livello. Eravamo giovani, felici e non ci rendevamo conto di quanto fossimo fortunati. Quello solo uno dei tanti scherzi…”.
Poi c’è una persona speciale: Lo Monaco…
“Lo Monaco, calcisticamente parlando, è stato come un padre per me. Gli voglio davvero molto bene. È stato una persona importantissima, perché si è sempre interessato a me e, soprattutto nei momenti in cui ne avevo più bisogno, ha sempre avuto una parola di sostegno. Gli sono molto affezionato”.
Zanetti mi fece i complimenti dopo Inter-Catania del 2012″
Ricorda un retroscena con Zanetti dopo Inter-Catania del 2012? Poteva trasferirsi ai nerazzurri?
“Forse se ne parla sempre per un motivo o per l’altro, ma ho continuato altre due stagioni in Sicilia nonostante l’interesse dell’Inter. Avere il saluto e la benedizione di Javier nel tunnel, per me, è stato un onore. Sono quelle belle cose che il calcio regala e che uno porta per sempre nel cuore”.
Nel 2005 indossava la 10 e Messi la 18 nell’Argentina U-20. Si capiva già che Leo sarebbe diventato quello che conosciamo oggi?
“Sì, sapevamo che era di gran lunga il migliore. E abbiamo avuto il privilegio di conoscere anche l’altra parte di lui, quella umana. Ho avuto la fortuna di essere suo compagno di squadra. Ricordo le risate, i mate bevuti insieme, le chiacchierate. Era uno di noi, una persona molto umile e semplice, con valori davvero importanti. Gli sono vicino per la scomparsa del padre”.
Maxi López, suo ex compagno, era lì a raccontare la Selección. Vi sentite ancora?
“Con Maxi non ci stiamo vedendo, ma ci sentiamo spesso. È un fenomeno. Sta benissimo in questa nuova vesta da commentatore. È persino dimagrito (ride, ndr.)”.
Ripensando alla finale persa contro la Spagna, pensa che la Seleccion meritasse di più?
“Credo che la Spagna abbia vinto meritatamente e, sinceramente, non ho più rivisto la partita per poterla analizzare. In ogni caso, il Mondiale che volevo vedere era quello in cui l’Argentina arrivasse ad affrontare l’Inghilterra e riuscisse a vincere, per la felicità assoluta di tutti gli argentini, perché amiamo profondamente il nostro Paese. La storia non si può cancellare”.
Messi è ancora il grande riferimento della Selección. Quanto pensa che potrà durare ancora la sua era?
“Credo che, prima o poi, per una questione naturale, arriverà il momento in cui la Nazionale dovrà fare a meno di Messi. Ha lasciato un’eredità importante a tanti ragazzi che hanno ancora molta strada da fare con la Nazionale e che, al di là del fatto che possano giocare bene o male, sono sicuro che daranno comunque tutto”.
Come immagina l’Argentina dopo di lui?
“Il giorno dopo il suo ritiro sarà triste, perché non ci sarà più lui a indossare la maglia numero 10. Ma Messi è, insieme a Maradona, uno di quei fuoriclasse nati per rendere felice un Paese intero, soprattutto nei momenti difficili. Ce l’ha fatta”.
Tornerà in Italia prima o poi?
Guarda tutte le partite di Serie A Enilive in esclusiva nei locali Sky! Trova il locale più vicino a te.
“Mi piacerebbe andarci, è qualcosa di cui parlo spesso con mia moglie. Un viaggio che abbiamo in programma da tempo e ora che nostro figlio Milo sta crescendo, forse potremo farlo tutti insieme, in famiglia, per goderci ancora di più l’esperienza. Credo che succederà presto”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

