L’ex tecnico rossoblù: “Serve calcio nuovo, Saputo non si accontenti. Federico ok da mezzala”
“Alla fine dell’annata scorsa mi è sembrato di tornare a quattro anni fa, quindi indietro nel tempo. E non mi è piaciuto molto… Bologna non può “vivacchiare” in Serie A. E questo lo deve capire anche Saputo così come Tedesco deve dare un’impronta reale e riconoscibile: accontentarsi non va bene”. Gigi è sempre Gigi. Gigi è Maifredi, l’innamorato di Bologna che non accetta – o non vuole – la “normalità”. Soprattutto dopo tre annate rossoblù da cinema.

Gigi Maifredi
Tre anni a Bologna
79 anni ha allenato un triennio a Bologna dall’87 al ’90 con promozione e salvezza in A e successiva qualificazione in Europa
Maifredi, quanto conosce Domenico Tedesco?
“Non posso sbilanciarmi e non sarebbe corretto dare giudizi adesso. Ho letto informazioni e visto qualche spezzone. Aspettiamo: al debutto manca poco ma al Dall’Ara andrò più avanti e non contro la Lazio. Certamente a questa squadra va data una linea certa, una proposta di gioco che sia anche innovativa”.
“Ripeto: era così bello vedere il Bologna fra le prime del campionato. Bellissimo. Per questo dico che non si deve disperdere quel patrimonio costruito negli ultimi anni. Sono un estimatore assoluto di Giovanni Sartori, si sa: un fuoriclasse. Quindi aspetto ancora ad esprimere giudizi di un certo tipo sulla squadra che ha cambiato molto e che un po’ sta rinascendo. Io mi fido di lui”.
Lui, Sartori, ha scelto Tedesco.
“Infatti bisogna fidarsi, da quel che ho letto si erano quasi “promessi” da anni. Io credo che anche Tedesco abbia capito una cosa: Bologna non può cadere nell’anonimato. Bologna è la città più bella nella quale poter allenare in Italia, lo sappia e lo capisca: e lo è da ogni punto di vista, quindi dalla competenza al saper giudicare con misura le cose fino all’entusiasmo creatosi in questi ultimi tre anni. Di certo Tedesco dovrà dare una proposta di gioco nuova. Se vai col solito “tran tran”, se lavori con quella cosa che si chiama costruzione dal basso, beh, si cade in quell’anonimato che nessuno vuole più”.
Rowe non si tocca. Piccoli e Dovbyk vanno serviti meglio. Costruzione dal basso? Mah… Così si cade nell’anonimato
Tutto sulle spalle di Tedesco allora? È appena arrivato…
“No no, per carità. Perché tutto parte da Casteldebole. In passato, ma spero prima o poi succeda, avrei voluto fare due chiacchiere con Saputo, un caffè. Lo ritengo una persona serissima. Cosa gli avrei detto? Che nella città che ha abbracciato, nella piazza che è stata capace da poco di vincere la Coppa Italia, non si deve vivacchiare. A Bologna oggi non ci si accontenta più, ed è giusto che sia così. Da quando è arrivato Sartori l’asticella si è alzata. E va tenuta alta”.
Orsolini intanto ha firmato a vita: contento?
“Sì sì… Ma in fondo non sono mai stato un grande amante di Orsolini: mi pare fra coloro che arrivano a Roma e non vedono mai il Papa. Serve continuità nel calcio per arrivare a livelli decisivi, detto che Orso sa indubbiamente giocare a calcio e incidere”.
Potrà essere lui il leader, ora?
“I leader sono altri. Leader era Freuler”.
È andato all’Olympiacos nonostante ci sia stato un tentativo in extremis, a Ferragosto. E quindi chi deve vestire il mantello da trascinatore?
“Federico Bernardeschi: ha spessore ed esperienza per esserlo”.
Tedesco lo ha “riscoperto” mezzala.
“Bella mossa, intuizione che sposo completamente: ha fisico, qualità, corsa e personalità per stare lì. L’avrei fatto anche io. Lui deve fare il trascinatore e Tedesco deve convincerlo di esserlo. Quando Corioni mi chiamò a Bologna gli risposi che prima di accettare o meno avrei voluto parlare con Pecci. Da Eraldo mi feci pagare un pranzo a Riccione e gli spiegai il mio calcio e cosa avrei voluto da lui. Tornai a Brescia e lui mi chiamò dando il proprio ok. E io a Corioni dissi di sì, accettai. Insomma: Tedesco deve essere stato bravo in questi primi approcci a convincere Bernardeschi dell’impronta che vuole dare al Bologna. E Bernardeschi dev’essere coinvolto in maniera tale da pensare il calcio del tecnico”.
Il Bologna ha ceduto l’asse centrale (Lucumi, Freuler, Castro), ha richieste per Rowe e ha cambiato l’attacco. Un grande rebus?
“Ma queste scelte le ha fatte chi ha sempre svolto alla grande il suo lavoro, no? Torno sempre a Sartori. Mi fido ma sono curioso se saranno state tutte scelte giuste, comprese quelle che verranno. Rowe? Non si deve toccare: ma lui e Orsolini non devono sfiancarsi a difendere. Devono servire un attacco oggi diverso”.
Ecco: oggi ci sono due torri come Piccoli e Dovbyk, vanno serviti di più e diversamente. Il gol, ad agosto, è stato quasi un quiz…
“Tedesco deve mettersi in testa che quando hai due bocche da fuoco, due attaccanti così d’area, beh, devi assisterli al meglio. Dovbyk mi è sempre piaciuto, deve sveltirsi ma vale. E deve capire che se è uscito dalla Roma sarà stato anche per demeriti suoi: e far leva su questo per rinascere al meglio. Ecco: se Dovbyk avrà la testa di chi si sente “tagliato” dalla Roma e Piccoli la delusione di chi pensava di poter raggiungere subito una big, beh, non saranno feroci come devono essere. Sia l’uno che l’altro devono mettersi nella testa che il Bologna può farli decollare. E viceversa”.
Tedesco si cali nella bolognesità. Con le sue idee e l’aiuto della città lascerà un’impronta sua
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“Che si cali nella bolognesità appunto, nella semplicità qualitativa di questa città, che non pecchi di presunzione e che vada sempre verso la gente. Con le sue idee e l’aiuto della città, lascerà un’impronta sua. Necessaria. Per non doversi accontentare”
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