Quante bugie, chiedere scusa non è un favore, è un obbligo

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Il presidente della federcalcio Tapia non perdona chi ha alimentato le teorie del complotto ed ha chiamato traditori i giocatori della Nazionale dopo la sconfitta nella finale

Esattamente un mese fa, il 19 luglio 2026, la Spagna è diventata campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. La squadra di Luis de la Fuente ha sconfitto l’Argentina in finale con una superiorità schiacciante al punto che dopo la partita, hanno iniziato a circolare teorie del complotto sulla gara, che suggerivano, tra le altre cose, che i giocatori di Scaloni avessero “truccato” la partita. Ora, un mese dopo, “Chiqui” Tapia, presidente dell’AFA (Federazione calcistica argentina), ha rilasciato una dichiarazione sui suoi profili social condannando queste teorie.

La lettera di Tapia

«Un mese di bugie, di manipolazioni e di una spregevole campagna per dare l’impressione che questa squadra si fosse arresa», si legge nel primo paragrafo del comunicato. Si afferma inoltre che «ciò che non può accadere è mentire, inventare storie, alimentare sospetti per giorni e poi, quando il tempo dimostra che era tutta una messinscena, nascondersi e far finta di niente», puntando il dito contro coloro che hanno diffuso queste teorie e non si sono poi scusati.

La dichiarazione è dura. Tapia ha affermato che “mentre i nostri giocatori davano il massimo in campo, alcuni all’esterno seminavano odio… cercando di distruggere l’immagine di una nazionale che si è guadagnata il rispetto di milioni di persone. Non potranno cancellare ciò che hanno fatto. Non si può tornare indietro dopo aver definito i giocatori della nazionale dei traditori”.

La richiesta delle scuse

I toni si fanno sempre più pesanti: “Quando vengono mosse accuse, vengono dette bugie e coloro che hanno dato tutto per questa maglia vengono pubblicamente feriti, chiedere scusa non è un favore. È un obbligo. Non basta rimanere in silenzio. Non basta aspettare che passi del tempo. Non basta cambiare argomento e comportarsi come se nulla fosse mai stato detto”.

Tapia ha insistito sul fatto che i giocatori, lo staff tecnico e tutti coloro che compongono la Nazionale non hanno nulla da rimproverare a se stessi per quanto accaduto in finale.«Come fanno a tornare a casa dopo aver fatto tutto questo? Come possono guardare i propri figli negli occhi e parlare loro di onestà, rispetto e dignità? Come possono insegnare loro che ci sono valori da difendere se, quando ne hanno avuto l’opportunità, hanno scelto di mentire, puntare il dito e nascondersi? I valori non sono negoziabili. È passato un mese e non abbiamo ancora ricevuto delle scuse”.

E ha concluso con l’elogio della squadra: “Perché sanno cosa hanno fatto quel giorno. Sanno quanto hanno dato in campo. E sanno che, alla fine della finale, non dovevano niente a nessuno. Chi ha dato tutto non ha nulla da spiegare. Chi ha mentito sì”, ha concluso il presidente dell’AFA.

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