Chi è l’arbitro Edoardo Manedo Mazzoni di Prato

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La storia di Edoardo Mazzoni, 32 anni e arbitro della sezione AIA di Prato: dal calcio provinciale alla CAN, passando per il lavoro e una passione nata grazie al padre.

Agente di commercio durante la settimana, arbitro sui campi di calcio la domenica. Edoardo Mazzoni, 32 anni e appartenente alla sezione AIA di Prato, ha conquistato la promozione in CAN dopo un lungo percorso iniziato nel 2015. I primi passi arrivano nei campionati provinciali e nel settore giovanile, prima dell’approdo al CRA Toscana. Nel 2018 il passaggio alla CAI, mentre l’anno successivo arriva la promozione in CAN D. Qui Mazzoni accumula esperienza dirigendo anche appuntamenti importanti tra playoff e playout. Nel 2023 il salto nel calcio professionistico con l’ingresso in CAN C, categoria nella quale resta per tre stagioni e dove arriva anche a ricevere designazioni nei playoff del 2026. Ora si apre un nuovo capitolo: la CAN, la Serie B come punto di partenza e, più avanti, il sogno di arrivare fino alla Serie A.

La proposta del padre

La carriera arbitrale di Mazzoni nasce quasi per caso. Quando il padre gli propose di frequentare il corso arbitri, la risposta iniziale non fu propriamente entusiasta. “Ma te sei un grullo“. Tradotto dal toscano: “Ma tu sei matto”.

Comincia così la carriera da arbitro di Edoardo Mazzoni, come raccontato in una intervista a Gianlucadimarzio.com: “La mia reazione quando il mio babbo mi disse di iniziare il corso fu piuttosto…negativa”, racconta ridendo. All’epoca giocava a calcio a livello provinciale, soprattutto per passione. Poi la proposta del padre e una strada che, anno dopo anno, lo ha portato sempre più in alto.

Racconta poi “Giocavo a calcio a livelli molto molto bassi, provinciali, giusto per il piacere di farlo. Mio padre mi disse di provarci: ‘Se dovesse andar bene inizierai a girare un po’ la Toscana, poi l’Italia e chissà’. Rifarei mille volte questo percorso, e lo consiglio a chiunque, perché al di là dello sport e del ruolo che ricopriamo è veramente una scuola di vita incredibile”.

Il nuovo inizio: “La mia categoria ad oggi è la Serie B”

Dopo tre stagioni in Serie C, Mazzoni si prepara alla nuova avventura. L’ingresso in un gruppo di livello superiore richiede entusiasmo, ma anche la consapevolezza di dover imparare ancora molto: “Quando si arriva in un gruppo così si entra sempre in punta di piedi, si cerca di essere il più invisibili possibile e di essere spugne sotto ogni punto di vista”.

L’obiettivo finale resta ambizioso, ma l’arbitro pratese non vuole bruciare le tappe: “Arrivare ai vertici è un sogno, ma la mia categoria ad oggi è la Serie B. Prima devo confrontarmi con questo campionato nuovo, l’obiettivo è farlo bene, guardando gara dopo gara”.

Orsato, Banti e Rocchi: i riferimenti di Mazzoni

Nel suo percorso Mazzoni ha avuto la possibilità di osservare da vicino alcuni dei più importanti arbitri italiani degli ultimi anni. E proprio da loro ha cercato di prendere esempio: “Quando ho iniziato ad arbitrare erano all’apice della carriera Orsato, Banti e Rocchi. Da toscano, gli ultimi due in particolare per me erano di ispirazione, guardavo loro e dicevo ‘Tanta roba, ci voglio provare anche io‘, e la stessa cosa con Orsato.

Racconta poi Mazzoni: “Ho avuto poi la fortuna di avere in commissione Banti al mio secondo anno di C e poi Orsato al mio terzo di Serie C e ora di nuovo Orsato. Adesso mi rendo ancora di più conto di quanto sia stato fortunato a poter apprendere da persone come loro in campo e fuori”.

Il lavoro, le trasferte e l’importanza della famiglia

Fuori dal rettangolo di gioco, Mazzoni lavora come agente di commercio e rappresentante per la Toscana, collaborando con Il Sole 24 Ore. Una vita divisa tra impegni professionali, allenamenti, viaggi e partite. Prima di ogni partita c’è poi un piccolo rito personale: “Sono molto scaramantico ma l’unica cosa che mi porto dietro in spogliatoio è il loro messaggio. Dopo il riscaldamento lo leggo, e poi stacco”.

Tra un impegno di lavoro e una designazione, Mazzoni trova spazio anche per un’altra grande passione: la musica. Sul piano arbitrale, invece, uno degli aspetti più importanti resta la capacità di analizzare se stessi, soprattutto dopo una prestazione negativa: “Bisogna essere predisposti a fare tanta autocritica, e anche nei momenti di down è stato fondamentale il supporto di tutta la famiglia, perché comunque quando arriva la partita storta, la prestazione negativa, dentro di noi dobbiamo trovare la forza di tornare in campo e spaccare il mondo, ma il ruolo di chi ci sta accanto diventa ancora più fondamentale”.

Il sogno di una finale mondiale

Mazzoni non nasconde l’ambizione più grande, quella che ogni arbitro vorrebbe poter trasformare un giorno in realtà. Il sogno, come lo definisce lui stesso, è dirigere la finale di un Mondiale. Un traguardo lontano, ma che può essere inseguito partendo da una regola semplice, fatta propria in questi anni di carriera. Dopo il salto in CAN, la strada verso i vertici del calcio italiano e internazionale è appena iniziata.

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