Dall’intervento al Congresso FIFA di Doha alle possibili elezioni del 2027: chi è Lise Klaveness, la presidente della Federcalcio norvegese indicata tra le possibili alternative a Gianni Infantino
Tra i possibili avversari di Gianni Infantino alla presidenza FIFA in vista delle elezioni del 2027 prende quota Lise Klaveness. La possibile candidatura, trainata dalle federazioni europee, sarebbe il segnale di discontinuità più forte rispetto al corso decennale di Infantino.
Più forte del presidente CONCACAF Victor Montagliani, del presidente UEFA Aleksander Ceferin e dell’omologo del PSG Naser Al Khelaifi.
La dirigente norvegese che non dispiace alla UEFA potrebbe compattare anche le federazioni nord e centro americane. Più difficile scardinare il fronte africano, asiatico e sudamericano, ancora potenzialmente decisivo per la riconferma di Infantino.
Il discorso di Klaveness al Congresso FIFA del 2021
Ma chi è Lise Klaveness e come ha fatto la dirigente di una federazione secondaria a finire nel gruppo dei possibili successori di Infantino?
Donna, madre, avvocato, ex calciatrice: per delineare la figura di Lise Klaveness occorre tornare al Congresso della FIFA tenuto il 31 marzo 2022 a Doha. Klaveness ci arriva da neopresidente della Federcalcio norvegese (NFF), eletta ventiquattro giorni prima, e fa uno degli interventi più diretti mai pronunciati da un presidente federale.
Davanti ai rappresentanti delle 211 federazioni affiliate, denuncia apertamente il processo con cui la FIFA ha assegnato i Mondiali a Qatar e Russia, definendolo “inaccettabile”. Chiede che la FIFA si assuma le proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori migranti morti o sfruttati durante la costruzione delle infrastrutture per il torneo: il successo economico del calcio non può essere separato dalle responsabilità sociali dell’organizzazione che lo governa.
L’idea di Klaveness di un’altra FIFA
Klaveness – madre di tre figli – parla da donna dichiaratamente omosessuale in un Paese dove l’omosessualità è reato e infrange una delle regole non scritte: i dissensi, tradizionalmente, non si affrontano dal palco del Congresso FIFA.
Da allora, la leader della federazione norvegese è diventata il simbolo di un’altra idea di FIFA: più trasparente, più responsabile, distante dai compromessi che diventano inciuci. Oggi, mentre la leadership di Gianni Infantino attraversa una delle fasi più delicate della sua presidenza, Klaveness è indicata dagli osservatori internazionali come una delle figure che potrebbero raccoglierne l’eredità.
L’opposizione della Norvegia a Infantino
Gli archivi di Reuters sono quelli che meglio delineano l’operato dell’ultimo decennio di Klaveness: se Doha è lo spartiacque, prima di Doha aveva già avuto modo di sostenere le proprie tesi.
La posizione sul Qatar è evidente nel 2015, quando Klaveness scrive che l’assegnazione di quella Coppa del Mondo era il frutto di un processo corrotto e che le criticità stavano progressivamente aggravandosi.
La Norvegia è tra i Paesi più attivi nella protesta. Nel 2021 i giocatori della nazionale maschile scendono in campo con magliette a sostegno dei lavoratori migranti e la federazione si interroga sul possibile boicottaggio del Mondiale. La proposta viene respinta, ma l’assemblea federale approva un mandato preciso: il presidente della NFF avrebbe dovuto portare quelle preoccupazioni davanti alla FIFA. Quando Klaveness sale sul palco di Doha, parla a nome di tutta la federazione.

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Lise Klaveness, centrocampista della Norvegia, festeggia un gol con le compagne di squadra durante la partita del Gruppo C della Coppa del Mondo femminile FIFA 2007 tra Norvegia e Ghana, disputata all’Hangzhou Dragon Stadium il 20 settembre 2007
Chi è Lise Klaveness
Nata nel 1981, Lise Klaveness è una ex centrocampista: ha disputato 73 partite con la nazionale norvegese (nove reti all’attivo), ha partecipato a due Mondiali mentre terminava gli studi in giurisprudenza. Ha giocato a calcio dal 1997 al 2011: 236 presenze e 89 gol collezionati con le maglie di Sandviken, Bjorna, Athene Moss, Asker, Umeà e Stabaek.
Dopo il ritiro ha lavorato come avvocata specializzata in diritto del lavoro, è stata commentatrice televisiva e dirigente sportiva. Nel 2021 viene eletta alla guida della federazione norvegese.
L’esperienza maturata sul campo, nelle aule di tribunale e nelle istituzioni sportive le ha conferito una credibilità trasversale che rende la sua figura diversa rispetto a quella di altri dirigenti.
L’ingresso nella UEFA e le critiche al FIFA Peace Prize
Doha è spartiacque perché Klaveness è diventata una figura a tal punto coerente e riconoscibile da risultare divisiva. Ha contestato il processo con cui la FIFA ha assegnato il Mondiale 2034 all’Arabia Saudita, sostenendo che le valutazioni sui diritti umani non siano state adeguatamente considerate.
Nel 2025 è entrata nel Comitato Esecutivo della UEFA. Negli ultimi mesi è stata tra le dirigenti che ha criticato con maggiore decisione la scelta di Infantino di conferire a Donald Trump il neonato FIFA Peace Prize: ne chiede l’abolizione in nome del principio di neutralità politica previsto dallo statuto federale.
Si è opposta al progetto della FIFA Forward Enterprise che mirava alla gestione separata dell’Ente per valorizzare commercialmente parte dei diritti economici della Coppa del Mondo: avrebbe sottratto alle federazioni il controllo democratico sulla principale competizione calcistica.
Klaveness promuove una linea improntata alla trasparenza nei processi decisionali, ponendo particolare attenzione alla tutela dei diritti umani, all’autonomia delle istituzioni sportive dalla politica e al ruolo centrale delle federazioni nei processi decisionali.
Sarebbe la prima donna a candidarsi alla guida della FIFA
Dopo Doha ha continuato a partecipare ai tavoli decisionali della FIFA, contribuendo ai gruppi di lavoro sui diritti dei lavoratori migranti. La successiva elezione nel Comitato esecutivo della UEFA ha consolidato progressivamente la sua influenza politica nel calcio internazionale.
Il nome di Klaveness circola tra i possibili candidati alla successione di Gianni Infantino. Un’eventuale elezione segnerebbe una forte discontinuità rispetto al passato, grazie a un profilo che combina autorevolezza istituzionale, coerenza nella difesa dei diritti umani e dell’integrità della gestione sportiva e capacità di operare efficacemente all’interno delle istituzioni. Resta un profilo divisivo: se la discontinuità, soprattutto in determinati periodi storici, può diventare un valore aggiunto, è altrettanto vero che, tra quelle che stanno emergendo con maggiore forza, la figura di Klaveness sembra la meno spendibile per intercettare il più ampio consenso.
Sarebbe la prima donna a candidarsi alla guida della FIFA, per essere eletta servirebbe la maggioranza delle 211 federazioni affiliate ma è difficile immaginare che sia oggi possibile accogliere una discontinuità di tale portata. Del resto, persino l’idea di un’era post-Infantino rappresenta, di per sé, un cambiamento radicale.

