Italia, Guardiola era garanzia di successo

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Dalla trattativa con l’ex manager di Barcellona e Manchester City alla mancata nomina dell’allenatore italiano, fino alle dimissioni di Maldini e Leonardo: il difensore spagnolo non ha dubbi

È senza dubbio il momento più difficile e controverso della storia recente del calcio italiano. Le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, arrivate nella giornata di ieri, rappresentano solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso già (ampiamente) rotto nel tempo. La ricostruzione targata Malagò, o la tentata rivoluzione, non è certo iniziata nel piede giusto: dalle lunghe chiacchierate con top manager del calibro di Guardiola e Ancelotti alla scelta di Andrea Pirlo, poi annullata dalle pressioni politiche subite per la partnership che lega l’ex centrocampista della Nazionale a un’agenzia di scommesse russa. Come ripartire? Talvolta, è meglio rivolgersi a chi di ripartenze, cadute e riscatti se ne intendi, come Gerard Piqué. La Spagna, senza mai abiurare cultura ed identità, ce l’ha fatta. E non può essere un caso.

Piqué, tra fallimenti e ripartenze: “Italia, devi investire sui giovani”

Cadere si può, ma bisogna trovare la forza per rialzarsi. Sempre. Non è facile, richiede tempo, nel calcio così come nella vita. Il tempo della retorica, delle frasi fatte e del “politichese”, però, è finito. Da un po’, in realtà. Dopo aver mancato la qualificazione al terzo Mondiale di fila, la Federcalcio necessitava di prendere atto del proprio stato di crisi e premere il tasto “reset”. E anche questa mossa, non sembra essere riuscita particolarmente bene.

Una rivoluzione che deve partire dalle basi, non dall’apice della piramide. Difficile farlo quando vige una distanza incolmabile tra il presidente della Figc, Giovanni Malagò, e il ministro dello Sport Andrea Abodi. Se poi, a 16 giorni dal loro insediamo ufficiale, si dimettono personalità come Paolo Maldini e Leonardo, la frittata è fatta. Alias, reset fallito.

E ora, come rialzarsi? In questi casi, ci si prova ad affidare a leggende del calcio mondiale, già protagonisti di successi e ripartenze con le loro nazionali. Tra queste icone, figura di diritto Gerard Piqué, punto di riferimento dello straordinario Barcellona di Guardiola e della Spagna dei fenomeni, campione del mondo per la prima volta nel 2010. Poi, le nuove difficoltà tra il 2014 e il 2016, dove arrivò proprio il ko contro l’Italia di Antonio Conte.

E allora, qual è il confine che divide successi e fallimenti? Piqué non fa drammi: La linea fra fallimento e successo è sottilissima. A volte sembra che tutto vada male, ma non è così. Avete vinto l’Europeo pochi anni fa – ha sottolineato lo spagnolo al quotidiano La Repubblica, nei giorni è a Milano per la Kings World Cup, torneo di calcio a sette di cui è ideatore e presidente mondiale –. Dovete investire sui giovani, portarli in prima squadra, costruire un’idea di calcio comune fra club e Nazionale”.

Piqué e i rimpianti per Guardiola: “Garanzia di successo, però…”

“Guardiola è garanzia di successo”, parola di Gerard Piqué. E i rimpianti aumentano in casa Italia. Ma fino a che punto? Perché la sensazione, e ne è consapevole anche lo stesso Piqué, è che il nome e il profilo del ct avrebbero cambiato ben poco nei prossimi mesi. Il discorso investiva il medio-lungo termine, pur essendo consci che i risultati e le competizioni sono sempre dietro l’angolo anche per le nazionali e non c’è tempo per fermarsi.

Il progetto c’era ed è stato demolito nel giro di due settimane. Anche meno. Niente Guardiola, niente Pirlo, Maldini e Leonardo a casa. Chiaro, però, che portare a casa il manager spagnolo avrebbe significato una svolta culturale per il Paese: “Se si può prendere un fuoriclasse come Guardiola, ovviamente lo si prende sempre: è una garanzia di successo. In generale, però, al di là del nome, è fondamentale il sistema. Qualunque tecnico venga scelto, – ha precisato Piqué a Repubblica – bisogna poi fidarsi di lui, dargli tranquillità, permettergli di prendere decisioni e concedergli il tempo necessario per lavorare”.

E poi, concentrandosi su strategie ed idee da mettere in campo, ha aggiunto: “Quindici anni fa l’Italia era concentrata sulla fase difensiva ed era molto forte fisicamente. Poi ha cambiato stile. Serve tempo per adattarsi al nuovo modello e non bisogna cercare soltanto il risultato immediato. Occorre investire nelle Academy e far crescere i giocatori. Serve un piano che vada oltre la prossima partita. Inoltre, i club italiani devono portare più giovani in prima squadra: deve essere un lavoro che coinvolga l’intero movimento calcistico”.

Piqué sulle dimissioni di Maldini e Leonardo

Il fronte anti-Pirlo si è arricchito di voci e personalità negli ultimi giorni, portando al clamoroso dietrofront e alla mancata nomina dell’ex centrocampista azzurro, che ha pagato a caro prezzo le pressioni per la partnership con un’agenzia di scommesse russa, molto vicina al Governo nazionale, in un momento particolarmente delicato dal punto di vista geopolitico.

Una scelta mancata che ha portato alle dimissioni di Maldini e Leonardo. Tante cose in pochi giorni, commentate così da Piqué: “Pirlo? Un amico e un giocatore incredibile, con uno stile di calcio molto vicino a quello che piace a noi in Spagna. Come tecnico, possono giudicarlo solo i giocatori che lo hanno avuto. Quanto a Paolo Maldini e Leonardo, se sono stati scelti è perché si è ritenuto che potessero gestire il progetto”. Ma ormai, questo progetto non s’ha da fare. Sarà di nuovo reset.

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