l’ultima chiamata per lui e per l’Italia passa dal suo calcio liquido. Ma oggi è ancora solo una tesina

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Maldini e Malagò orientati ad affidare la Nazionale all’ex regista nonostante un curriculum povero come tecnico, cosa dobbiamo aspettarci adesso

Il d-day probabilmente sarà martedì, in occasione del consiglio federale: quale miglior palcoscenico per metter fine al giallo dell’estate. Incassati i no di Ancelotti e Pirlo, bocciate le candidature di Mancini e Conte (salvo sorprese dell’ultim’ora) il presidente federale Malagò annuncerà finalmente il nome del ct dell’Italia e tutto lascia pensare che sarà Andrea Pirlo, la prima scelta di Maldini che sul ct si giocherà tutta la sua credibilità.

La carriera di Pirlo

Un nome, che porta la firma per esteso di Paolo Maldini, che scontenta la Lega, orientata su Conte, e lascia freddi i tifosi: cosa ha fatto in carriera (da allenatore) Pirlo per meritare la panchina azzurra? La risposta è niente ma ancor meno aveva fatto per legittimare la scelta di Andrea Agnelli che d’impulso lo promosse dall’under 20 alla prima squadra della Juventus dopo l’esonero di Sarri. Un solo anno con alti e bassi: reduce da uno scudetto e con una squadra ricca di talenti (Ronaldo compreso) riuscì a raggiungere l’obiettivo minimo della qualificazione alla Champions League all’ultima giornata, vinse la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, uscì agli ottavi di finale della Champions contro il Porto e non diede mai una vera identità alla Juve.

Da lì in poi il salto del gambero, esonerato dai bianconeri passò al Fatih Faragumruk,in Turchia. Finì con l’esonero anche lì e pure in B alla Sampdoria, infine l’occasione con l’United Fc, secondo livello del campionato degli Emirati Arabi Uniti. Non proprio un biglietto da visita entusiasmante anche se ci sono precedenti che possono tornare utili. Roberto Mancini, ad esempio, aveva appena smesso di giocare ed era privo del patentino di prima categoria necessario per guidare una squadra di Serie A quando – tra le polemiche – fu assunto dalla Fiorentina. Ma la sua carriera da tecnico è stata vincente in Italia e all’estero.

La tesi di Coverciano

Cosa farà Pirlo, se davvero sarà lui il ct, è presto per dirlo. Quando superò l’esame a Coverciano con la tesina sul “calcio liquido” e una votazione di 107 su 110 il relatore Renzo Ulivieri disse: “Sono sicuro di poter dire che Andrea Pirlo è attualmente uno dei più profondi conoscitori del gioco del calcio nel mondo. E parlo di conoscenze tecniche, da allenatore. Non faccio riferimento a quelle acquisite sui campi, da calciatore. Quelle sono un’altra cosa e non offrono alcuna garanzia di successo. Pirlo è uno studioso, uno che ha approfondito la materia. È pronto. Pirlo è uno che guarda avanti. Sempre preciso, uno che non stava sempre lì ad appuntare ogni cosa sul foglietto. Lui ascolta tutto e ragiona, poi scrive sul foglio solo le cose che ritiene importanti”.

“Un calcio propositivo, fatto di possesso e di attacco”. Questo l’incipit della tesi di Andrea Pirlo che si basa su alcuni concetti essenziali. Possesso palla e gioco di posizione. Il primo punto è tenere il pallone il più possibile finché si attacca con le posizioni, da rispettare il più possibile, aspettando che sia il pallone ad arrivare dal giocatore e non il contrario. In fase offensiva non ama un modulo fisso, ma almeno in partenza sarà un 3-2-5 o un 2-3-5. Altro requisito del calcio di Pirlo è avere una ferocia agonistica forte per recuperare subito il pallone una volta perso, in pratica la riaggressione immediata o gegenpressing, reso famoso dall’attuale ct della Germania Jurgen Klopp.

Altri punti essenziali: il portiere dev’essere abile nel gioco coi piedi ma anche capace di leggere il gioco e stazionare oltre la propria area di rigore quando la difesa è alta, il centrale difensivo deve saper superare le linee di pressione avversarie, i centrocampisti centrali devono avere qualità tecnica, mobilità e soprattutto predisposizione mentale alla riaggressione, che spesso partirà da loro, gli attaccanti devono puntare spesso la profondità e dialogare coi compagni per favorirne gli inserimenti.

La differenza con Conte e Mancini

Tutte idee pregevoli sulla carta ma quando le abbiamo viste applicate da Pirlo? Per lui e per l’Italia tutta questa è sicuramente l’ultima chiamata. Il neo-ct dovrà smentire gli scettici e a differenza di quanto sarebbe successo con Conte e Mancini (cui sarebbe stato concesso più tempo vista la disastrata situazione attuale della Nazionale) dovrà farlo subito. Non gli verranno concessi tempo, alibi e sconti. Dalla sua però giova rievocare quanto scrisse Gianni De Felice, ex inviato del Corriere della Sera, quando Bearzot divenne il Commissario Unico della Nazionale: “C’è da chiedersi se per guidare la nazionale occorra un tecnico lungamente collaudato nelle società. In realtà, il lavoro di commissario tecnico è profondamente diverso da quello di allenatore di club. Il c.t. non deve essere un mago: non avrebbe il tempo per distillare agli allievi la sua scienza, il. c.t. deve essere un personaggio competente ma tranquillo, buon conoscitore del calcio straniero, poco popolare. Cosi era Valcareggi, quando nel 1967 venne svezzato dalla balia Herrera. E cosi è Bearzot”. Sarà così anche Pirlo?

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