Festa grande per l’Albiceleste al suo arrivo a Buenos Aires anche se mancava mezza squadra, il ringraziamento del popolo per l’avventura ai Mondiali
Non c’erano Messi, da New York è tornato a Miami, insieme a Rodrigo De Paul, nè i portieri Gerónimo Rulli e Juan Musso, Cristian Cuti Romero, Nahuel Molina, Enzo Fernández, Lautaro Martínez, Nico Paz e Julián Álvarez, che hanno preso altre destinazioni dopo il Mondiale, ma ad accogliere la nazionale argentina al suo ritorno in patria dopo il secondo posto e il ko con la Spagna, c’era egualmente una folla entusiasta di tifosi. Delusione sì ma anche gioia per le emozioni che l’Albiceleste ha saputo generare ed è stata egualmente festa grande nella capitale.
L’accoglienza all’aeroporto di Baires
Il volo AR1971, proveniente da New York, aveva la bandiera argentina e il numero 10 dipinto sulla coda ed è atterrato alle 18.19 (ora locale) fermandosi in un hangar di Aerolíneas Argentinas, dove due autobus, uno decappottabile, attendevano la squadra per il breve viaggio sorvegliato da una gigantesca operazione di sicurezza con uno spiegamento massiccio delle forze dell’ordine. Anche se non c’era una celebrazione specifica programmata, Migliaia di persone si sono radunate per dare un caloroso bentornato alla squadra che ancora una volta ha rappresentato il paese con orgoglio. La sconfitta con la Spagna non ha cambiato la passione, tanto meno il sentimento e la comunione indissolubile che si è forgiata tra la nazionale e i tifosi. Negli stadi di Kansas City, Dallas, Miami, Atlanta, New Jersey, o all’arrivo all’aeroporto internazionale Ministro Pistarini, a Ezeiza, le maglie azzurro chiaro e bianche si moltiplicavano ad ogni passo compiuto dalla squadra guidata da Lionel Scaloni.
Bandiere, cori e fuochi d’artificio per l’Argentina
Lontano dai 36 gradi e dal sole cocente del 20 dicembre 2022, quando una folla storica di cinque milioni di persone è scesa in strada per accogliere i campioni e celebrare la terza stella, dopo la conquista in Qatar 2022, i 1311 giorni che separavano le due date hanno dimostrato che l’idillio è intatto. Lontano dalla folla di quel pomeriggio, che rese impossibile l’idea di completare il viaggio verso l’Obelisco e la Casa Rosada – in quattro ore si erano percorsi appena 12 chilometri dall’autostrada – i tifosi erano posizionati ai lati della strada per accogliere i secondi classificati con bandiere, fuochi d’artificio e cori.
Un festival popolare ridotto in quantità, ma con la stessa devozione di tre anni e mezzo fa. Dopo che i dirigenti il personale medico e gli assistenti sono scesi, è stata la volta dei giocatori: Nicolás Otamendi, Claudio Chiqui Tapia – presidente dell’AFA – e il direttore tecnico Scaloni sono stati i primi a comparire. Il corpo dei Granatieri e la Fanfara dell’Alto Perú hanno cantato la canzone Muchachos, che accompagna la Nazionale dal 2022.
Via via anche gli altri giocatori sono scesi giù: Nicolás Tagliafico, Marcos Senesi, Alexis Mac Allister, Gonzalo Montiel, Facundo Medina, Lisandro Martínez, Giovani Lo Celso, Giuliano Simeone, Leandro Paredes, Nicolás González, Emiliano Dibu Martínez – insieme ai suoi due figli, Santino e Ava -, Valentín Barco, Exequiel Palacios e Juan Manuel López, che camminavano lungo un tappeto rosso che segnava il percorso verso gli autobus, con su scritta la frase “Benvenuta Selecciòn Argentina”, accompagnata dallo scudo AFA. Inoltre, sulla parte anteriore dei due autobus, c’era il messaggio “Grazie Nazionale argentina per aver dato tutto per questi colori. Sempre insieme.” Nonostante la bassa temperatura, appena 7 gradi, e quando tutto lasciava pensare che, a causa del maltempo, la delegazione sarebbe salita sull’autobus con il tetto, i giocatori hanno scelto di fare il viaggio sull’autobus decappottabile.
Gli sfoghi di Lautaro e De Paul
Sorvegliati da due dozzine di motociclette con personale di sicurezza e con la strada sgomberata – i calciatori e Scaloni hanno saltato, cantato e salutato i tifosi. De Paul, Enzo Fernandez, Lautaro Martinez, Simeone e Paz hanno usato i social media per lasciare messaggi di ringraziamento e non solo. Spicca il post di Lautaro che non ha nascosto il dispiacere per essere stato escluso dalla finale: “Ci abbiamo provato e, per il secondo Mondiale consecutivo, abbiamo raggiunto la finale, ma questa volta non è andata come speravamo. Sono così orgoglioso di essere argentino. Mi sarebbe piaciuto provare ad aiutare la squadra in campo ieri, ma pazienza. Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto durante questo Mondiale, percorrendo chilometri e chilometri per starci vicino, e a tutti coloro che ci hanno incoraggiato da ogni angolo del nostro Paese”,
Più polemico De Paul: “Il dolore più grande è perché non siamo riusciti a portare la Coppa del Mondo nel nostro paese, perché se c’è qualcuno che meritava di rivivere quella sensazione eri tu. Ma col passare delle ore, ci fanno capire che l’identificazione che hanno con questo gruppo va oltre il trofeo e questo è qualcosa a cui voglio aggrapparmi per affrontare questo momento. Oggi vedo quante persone aspettavano questa caduta, installando complotti infondate durante la Coppa del Mondo per calmare il dolore di chi non era riuscito a vivere ciò che tutti gli argentini vivevano, perché i nostri sorrisi disturbano, perché i nostri modi li rovinano. Ecco perché non ha fatto altro che riaffermare che la passione e l’amore per la nostra maglietta possono superare tutto. Mi farà male a lungo, ma oggi più che mai sono orgoglioso di essere argentino”.

