nel suo sfogo anche l’errore del club con Allegri e i rischi per Amorim  

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L’allenatore portoghese racconta i retroscena negativi della sua esperienza in rossonero, ma le sue rivelano pure gli errori commessi dalla dirigenza nella scorsa stagione

Paulo Fonseca è tornato a parlare dei suoi 6 mesi al Milan in un’intervista a Sportweek, nella quale ha attaccato Gerry Cardinale e anche Rafa Leao. Ma i retroscena rivelati dall’ex tecnico milanista contengono anche alcun indizi sugli errori poi commessi dal club con Massimiliano Allegri e sui rischi che corre oggi l’attuale allenatore rossonero Ruben Amorim.

Milan, lo sfogo dell’ex Fonseca contro Cardinale

Più che invidia, è rammarico quello che manifestano le parole di Paulo Fonseca, ex allenatore del Milan tornato a parlare su Sportweek della sua esperienza in rossonero, conclusa nel dicembre 2024 con l’esonero dopo soli 6 mesi di lavoro. Nell’anticipazione diffusa dalla Gazzetta dello Sport – il settimanale uscirà domani – l’attuale tecnico del Lione si sfoga, attaccando Gerry Cardinale e sottolineando la differenza nel trattamento ricevuto dalla proprietà del Milan rispetto a quello riservato al nuovo allenatore, il connazionale Ruben Amorim. “Ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c’era Cardinale in persona ad attenderlo. Quando arrivai io invece non c’era nessuno”, dichiara Fonseca, sottolineando la distanza dal club manifestata allora dal presidente.

Milan, da Fonseca bordata a Leao

Ma Cardinale non è l’unico bersaglio dell’ex allenatore del Milan. Interrogato sul celebre episodio del cooling break nella partita dell’Olimpico contro la Lazio, quando Rafa Leao e Theo Hernandez rimasero in disparte dall’altra parte del campo senza raggiungere lui e gli altri giocatori in panchina, Fonseca scocca la sua bordata nei confronti dei due giocatori. “In Italia spesso i giocatori pesano più del club – le sue parole – Se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava, perché nessuno è più grande del Milan”.

La rivelazione sull’errore con Allegri

Parlando del momento in cui venne ingaggiato dal Milan, nel giugno del 2024, Fonseca finisce poi col rivelare un retroscena che conferma gli errori commessi dalla dirigenza rossonera anche dopo il suo addio e quello del suo successore Sergio Conceiçao. “Due anni fa venni chiamato per un motivo: cambiare lo stile di gioco della squadra”, racconta l’allenatore portoghese. “’Vogliamo che il Milan diventi dominante, che abbia la palla e giochi nella metà campo avversaria‘, mi fu detto dal club”, dice Fonseca.

Ma se questa era l’ambizione del club nel 2024, perché un anno dopo Cardinale, assistito allora dalla corte formata da Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani e Igli Tare, decise di puntare su Massimiliano Allegri, un allenatore con principi di gioco completamente opposti? Fonseca, di fatto, mette oggi ancora una volta a nudo l’incoerenza dei vertici del Milan. Ma non si ferma qui.

Milan, i rischi che corre Amorim

Le dichiarazioni di Fonseca a Sportweek, infatti, contengono anche una sorta di monito al nuovo allenatore del Milan Amorim, un tecnico che – proprio come lui – ama proporre un calcio propositivo. “La verità è che per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile – avverte Fonseca – Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Vi sembrerò arrogante, ma io ero avviato su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina”.

Amorim è avvertito: per cambiare davvero il Milan, il nuovo allenatore dovrà convincere in primo luogo conquistarne i giocatori.

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