Il ribaltone societario determinato dalle dimissioni dell’ad Comolli avrà immediate ripercussioni: si rinforza la pista Muharemovic per la difesa, e sul centravanti…
L’algoritmo vince, anzi no: cade, rovinosamente, quando ai piani alti, altissimi della Continassa il rigetto per i soli numeri diventa cronico. Damien Comolli non è più l’amministratore delegato di una Juventus senza Champions e senza più un porto sicuro dove ripararsi: l’ad francese perde l’esame d’appello e il suo metodo esce di scena, sgonfio, in perenne discussione. Cosa è accaduto dalla scossa inviata da John Elkann ai suoi naviganti soltanto due settimane fa dopo la fine del campionato? Niente, perché quello che doveva accadere era già successo: questione di vedute ed empatia mai decollate, questione di caratteri e personalità agli opposti, Damien Comolli e Luciano Spalletti erano destinati alla non convivenza e, alla fine, in piedi non poteva che rimanere il secondo.
Poco empatico
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A casa Damien, alla Continassa Giovanni Carnevali, dirigente politico, ma umano, istituzionale, ma capace di stare a bordo campo a un passo dai suoi ragazzi, uomo di conti e di pallone. Finisce l’era del governo tecnico, ricomincia un’avventura fatta di conoscenze, rapporti, contatti: Carnevali sa come si fa. A fine maggio, Elkann aveva buttato la palla in tribuna sperando in qualcosa di miracoloso: i suoi dipendenti che si danno la mano e si mettono a collaborare in perfetta armonia. Non è andata così, non poteva andare così: le prime mosse sul mercato sono state una lunga serie di no, l’atteggiamento dell’ormai ex amministratore delegato non è cambiato di una virgola, Spalletti si è visto apparire davanti un’estate dal freddo invernale quando la richiesta di poter allenare un nove vista la degenza non banale di Vlahovic è finita nel dimenticatoio. L’ex ct azzurro è il punto di riferimento tecnico di oggi e, soprattutto, dell’immediato futuro: il progetto passa dalle sue intenzioni, quelle di Comolli se l’è portate via il vento in appena una stagione. Elkann ha preso tempo, ma se il tempo passa senza che il prodotto cambi meglio cambiare: il tempo è stato prezioso perché il proprietario della Juventus potesse approfondire un bel po’ di temi con chi, Carnevali, era nella sua testa non da oggi. Comolli non parlava più con nessuno – il dialogo con lo stesso Giorgio Chiellini si è fermato al momento in cui il campionato sanciva il fallimento – e l’invito a modificare il modo di agire non aveva fatto centro, anzi: le dimissioni che consegnerà questa mattina e che verranno accettate dal Consiglio di amministrazione del club era rimasta l’unica via percorribile. E l’ad scelto per una rivoluzione mai decollata l’ha percorsa fino in fondo.
Porte girevoli
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Elkann scende in campo e cambia tutto: in campo c’era anche prima, ma, stavolta, si prende il pallone. Le porte girevoli alla Continassa avranno ricadute, inevitabili, su ciò che è stato accennato o non fatto e ciò che si farà sul mercato d’estate. E dentro le porte girevoli potrebbe riaprirsi il dossier Dusan Vlahovic: il centravanti serbo ha chiuso la porta al rinnovo a cifre non superiori a quelle di Yildiz – sei milioni più bonus – convinto di poter ottenere quello che cerca altrove essendo in scadenza di contratto. Ma Vlahovic si è chiuso la porta bianconera alle sue spalle anche perché al tavolo della possibile, nuova, trattativa c’era proprio Comolli con il quale non sono mai esistiti punti in comune. Ora che la scena è radicalmente diversa qualcosa potrebbe muoversi, non è semplice, ma nemmeno impossibile: se ne saprà di più entro fine mese anche perché spettatore interessato alla vicenda è lo stesso Spalletti primo sponsor di Dusan.
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Strategia
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Il profilo del giovane Muharemovic, intanto, prende sempre più forma: il ragazzo si è valorizzato sulla via Emilia, in quel Sassuolo dove Carnevali ha costruito una piccola, grande magia. Le necessità per rafforzare la squadra restano le stesse con un portiere (Dibu Martinez) e un attaccante (Sorloth), al netto delle mosse di Vlahovic, da trovare al più presto. Carnevali può portare anche a Torino la sua attenzione per i giocatori italiani così come fatto per più di un decennio alla guida del Sassuolo: variabile, questa, che avrebbe in Spalletti il primo tifoso. Via Damien, via l’algoritmo come filosofia di vita (professionale): il governo tecnico è stato sfiduciato.
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