Ricky Albertosi intervista: “Milan, Cagliari, l’infarto”

ALL calcio
7 Min Read

L’ex portiere: “Non mi sono fatto mancare niente, in campo e fuori. Il calcio sta diventando noioso: troppi passaggi indietro. Lo scudetto di Cagliari ne vale 20 in una grande”.

Germano Bovolenta

Collaboratore

Enrico Albertosi, detto Ricky, 86 anni, è stato uno dei portieri più forti della storia del Cagliari e della storia del Milan. Un gigante, un rivoluzionario. Secondo Gianni Rivera “il più grande di tutti”.

Ma lei, Ricky, ha vinto “solo” due scudetti. Poco, no? 

“Poco? E lo chiami poco uno scudetto con il Cagliari? È stata l’impresa delle imprese. È successo, non succederà più…”.

Il portiere del Milan Enrico Albertosi - ©Publifoto/Lapresse4-05-1970 ItaliaSport calcioIX¡ Coppa del MondoIl portiere Enrico Albertosi - Fotografo: ©Publifoto/Lapresse

Ricky Albertosi

ex portiere

Nato a Pontremoli nel 1939, in A con Fiorentina, Cagliari e Milan, vincendo due scudetti, tre coppe Italia e una Coppa delle Coppe. 

Poi vince a San Siro, con il Milan, il decimo, quello della stella.

“Clamoroso. Quello era un periodaccio e la squadra non certo irresistibile. Ma abbiamo vinto, davanti a un eccellente Perugia”.

Lo scudetto con il Milan vale la stella. Quello con il Cagliari?

“Uno scudetto nell’Isola vale come venti al Milan, all’Inter o alla Juve”.

Milan-Cagliari. Quanto vale?

“Per il Milan tanto, tantissimo. Una stagione e forse più. Vale la Coppa dei Campioni. Scusa, sono un po’ datato: io la chiamo ancora Coppa dei Campioni. Deve qualificarsi, in caso contrario sarebbe un vero fallimento, come la Nazionale. Hai voglia a dire che nel calcio può succedere di tutto. Stavolta non deve succedere, il posto del Milan è in Europa, la sua vera casa è lì. Devono vincere. Punto e basta”. 

Vecchio cuore rossonero?

“Il Milan è una delle mie squadre. Come il Cagliari, che però non mi preoccupa perché è già salvo. Il suo buon lavoro lo ha fatto. Mica facile in questo campionato, con questi mezzi e chiari di luna”.

Cosa pensa dell’allenatore Pisacane?

“Un ex giocatore di buon livello. Ho letto che era molto duttile e copriva tutti i ruoli della difesa. Bene, noi portieri sappiamo quanto sia importante avere uno bravo davanti. Ha portato le sue qualità e le sue idee in panchina e il Cagliari si è salvato. D’accordo alla penultima, ma battendo la Roma. Eh, non poco”.

Dicevano fumassi 40 sigarette e andassi sempre all’ippodromo anche se non era vero

E Max Allegri?

“Eccezionale. Mi piace tantissimo, capisce di calcio e di calciatori, sdrammatizza, è un vero motivatore. Ha vinto tanto e ancora vincerà. Con questo Milan non poteva fare molto di più, ma se arrivano i giusti rinforzi, come sento dire, una sistematina in difesa, un po’ di solidità a centrocampo e un attaccante che la mette dentro, beh, allora il Milan può tornare il vero Milan. Spero di divertimi”.

Quest’anno si è divertito?


“Non tanto, c’era solo l’Inter. Una bella, fortissima Inter. Tanti gol, grande spirito di squadra. L’anno prima c’era il Napoli. Dobbiamo aumentare lo spettacolo e l’interesse nella zona alta. E fare gol, non passare sempre la palla indietro. Dai, qui si sta esagerando, così il calcio diventa noioso. Il calcio deve trasmettere gioia e divertimento. Parate sì, ma anche tanti gol”.

Come il suo vecchio Cagliari negli Anni Settanta?

“Certo, con Gigi Riva, Domenghini e altri. Noi avevamo giocatori eccezionali anche in difesa, come il mio amico Eraldo Mancin. Siamo stati insieme a Firenze e a Cagliari, abbiamo vissuto bene»

Il portiere del Milan Enrico Albertosi - ©Publifoto/Lapresse1978/79 Firenze ItaliaSport calcioFiorentina-MilanIl portiere del Milan Enrico Albertosi - Fotografo: ©Publifoto/Lapresse

È stata, diciamolo, una bella vita…

“Beh, insomma, non mi sono fatto mancare niente. Batticuori in campo e, soprattutto, fuori. Nel 2004 ho avuto un infarto all’ippodromo. La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco. Così mi sono salvato senza danni permanenti, ma i medici non sapevano come sarebbe finita”.

Albertosi in campo, riserva della Fiorentina, titolare in Nazionale. Altri tempi?

“Certo, ma anche altri portieri”.

Nella Fiorentina c’era un certo Giuliano Sarti, portiere scientifico, nemico dei voli inutili, rigoroso senso del piazzamento.

“Un fuoriclasse assoluto. Si fa male, io debutto in prima squadra a diciannove anni e faccio buone cose. Insomma, non becco gol”.

Sarti cosa le disse?

“Solo questo: ‘Ehi, giovane, guarda che il titolare sono io. Tu giocherai anche in Nazionale, ma qui il posto è mio”.

E Albertosi diventa Albertosi, genio e sregolatezza. 

“Diciamo più genio. Sregolato? Faceva colpo dire che fumavo quaranta sigarette al giorno anche se non era vero, che andassi sempre all’ippodromo o che andassi a letto tardi. Io facevo tutto, perché mi sentivo bene. Dipendeva anche dal mio fisico”.

Ha giocato sino a 43 anni, con l’Elpidiense…

“Sì, grazie anche ai miei allenatori. Ne ho avuto molti, molti maestri, ma Scopigno era il top. Aveva creato un’atmosfera quasi magica. Con lui e quei meravigliosi compagni ho vissuto i momenti più belli ed esaltanti della mia vita”.

E i più brutti?

“Sessant’anni fa, 1966, la Nord Corea. Mi brucia molto, perché ho fatto 4 campionati del Mondo e quella era una grande squadra. Fu una partita incredibile, nella quale ci bastava il pari: non abbiamo sottovalutato la Corea, abbiamo sbagliato dieci gol”.



Share This Article
Leave a Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *